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CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO * I COMMISSIONE – CENTRO SANTA CHIARA : « VIA LIBERA ALLE CANDIDATURE PER I TRE POSTI NEL CDA, LE MINORANZE CONTRO IL CANDIDATO DIVINA / MARINI A FAVORE DI CAROLLO / NO DI TONINI AI 9 NOMI »

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16:36 - 30/10/2019

Nella nota allegata, il parere favorevole espresso dalla Prima Commissione sulle 9 candidature ai tre posti nel cda del Centro servizi culturale Santa Chiara di Trento, e il rinvio a gennaio del ddl del Patt per la riforma della legge elettorale della Provincia con l’annuncio dell’assessore Gottardi che anche la Giunta intende rivedere la normativa.

 

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Via libera in I Commissione a tutte le candidature per i tre posti nel cda del Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento. Le minoranze votano contro il candidato della Giunta Sergio Divina, mentre Marini (5 Stelle) si esprime a favore di Agostino Carollo che ha scritto una lettera a tutti i consiglieri. No di Tonini ai 9 nomi: “nessuno dimostra di avere le competenze e l’esperienza richieste”. Rinviato a gennaio l’esame del ddl di Rossi sulla riforma elettorale. Gottardi annuncia che anche la Giunta vuole modificare la normativa in tema di preferenze.

Via libera della Prima Commissione a tutte e nove candidature presentate per occupare tre posti nel consiglio di amministrazione del Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento. Come previsto dalla legge provinciale sulla cultura – la numero 15 del 2007 – la Giunta, che per questo incarico ha proposto due nomi, potrà ora scegliere anche il terzo nella rosa degli altri sette che a maggioranza l’organismo consiliare ha ritenuto idonei. Quattro i voti a favore espressi dai commissari della Lega (Job e Paoli), da Cia (Agire) e dalla presidente della Commissione Vanessa Masè (La Civica), mentre ai sì sulla candidatura di Agostino Carollo si è aggiunto anche Alex Marini dei 5 Stelle. Tre i voti contrari – Marini, Ghezzi di Futura e Tonini del Pd – alla candidatura dell’ex senatore leghista Sergio Divina, tra i due nominativi proposti dalla Giunta (l’altro è quello dell’ex giornalista della Rai Walter Perinelli, detto Waimer).

Tonini ha esteso il suo no anche a tutti gli altri nominativi mentre Rossi del Patt si è sempre astenuto. Disco verde con 4 sì anche alla candidatura di Perinelli che ha ricevuto 2 no (di Tonini e Ghezzi) e 2 voti di astensione (di Rossi e Marini). Ghezzi si è astenuto sui nomi di Carollo e Gardin, a suo avviso gli unici con un curriculum che si avvicina al profilo richiesto, esprimendosi invece contro tutte le altre candidature. Motivo dei voti a sfavore espressi dalle minoranze: la mancanza delle competenze e delle esperienze adeguate per poter ricoprire l’incarico nel componente del cda rispetto a quelle richieste dalle leggi provinciali: la 10 del 2010 sulle nomine e la 7 del 2015 sulla cultura negli articoli riferiti al Centro servizi Santa Chiara. E il potenziale conflitto di interesse politico nel caso di Divina.
Ad animare la discussione è stata la mail inviato a tutti da Agostino Carollo, uno dei sette auto-candidati al cda, basata sulle parziali informazioni relative ai nomi contenute nel foglio distribuito ai soli Commissari per fornire loro una scheda di sintesi – una sorta di “minuta” priva dei curricula completi che sono comunque accessibili ai consiglieri – da utilizzare come strumento di lavoro interno. La scheda contiene infatti dati personali di persone fisiche soggetti al regolamento Ue e al Codice in materia di protezione, dati da trattare esclusivamente per espletare il procedimento, che in questo caso era l’espressione del parere della Commissione.

La presidente Masè ha richiamato i commissari al proprio ruolo e quindi anche al dovere di non divulgare all’esterno documenti come questo proprio in ragione dei dati personali che riporta, della cui custodia sono responsabili gli uffici del Consiglio. Prima di concludere la Commissione ha rinviato a gennaio l’esame del disegno di legge 5 proposto dal Patt con Ugo Rossi per modificare il sistema elettorale della Provincia. L’assessore Gottardi ha preannunciato che anche la Giunta intende rivedere la legge elettorale, dando la disponibilità ad intervenire per questo con emendamenti sul ddl di Rossi.

 

 

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Masè: non dare all’esterno dati personali. Le minoranze: nulla di non divulgabile.

Alex Marini (5 Stelle) ha raccontato di essere stato contattato da Carollo e di avergli passato lo schema distribuito ai consiglieri della Commissione. Schema che – ha lamentato – attribuisce a Carollo una sola laurea quando ne ha invece due. Inoltre per Marini la scheda era divulgabile non contenendo dati sensibili.

Masè ha ricordato che anche i dati personali e non solo quelli sensibili non si possono divulgare ma vanno utilizzati solo dai commissari per i loro compiti.
Anche Claudio Cia (Agire) ha riferito di essere stato chiamato da Carollo in vista del parere della Commissione sulle nomine aggiungendo che i curricula sono a disposizione di tutti i consiglieri: per conoscerne il dettaglio basta rivolgersi agli uffici.

Giorgio Tonini (Pd) ha obiettato che i documenti sulle candidature sono atti pubblici e non testi riservati e che anche lui avrebbe dato la scheda ad altri se gli fosse stata chiesta. A suo avviso un documento consegnato alla Commissione è pubblico e proprio per rendere pubblici questi elementi conoscitivi i consiglieri membri questi organismi non sono passacarte. A suo avviso, quindi, Marini si è comportato correttamente.

Masè ha ribadito che lo schema sintetico distribuito ai consiglieri è uno strumento predisposto solo ad uso interno della Commissione anche perché non riporta i curricula completi che invece sono a disposizione negli uffici. Per questo è sbagliato attribuire allo schema gravi errori ed omissioni.

Paolo Ghezzi (Futura) pur giudicando comprensibile il richiamo della presidente ha criticato Masè per aver accusato Marini di scorrettezza. Come Marini anche Ghezzi si è dichiarato per la totale trasparenza dei lavori delle commissioni: “qui non vi è nulla di segreto né da nascondere perché – ha aggiunto – siamo rappresentanti del popolo trentino e viviamo in un regime di pubblicità. La Giunta poi può nominare chi vuole – ha proseguito Ghezzi – ma il fatto che i nomi dei candidati debbano passare al vaglio della Commissione competente impone almeno all’esecutivo di motivare le proprie scelte”. A suo avviso lo schema distribuito ai commissari presta il fianco al sospetto che i curricula siano stati sottoposti ad un filtro, anche se questo – ha concluso – non era sicuramente nelle intenzioni degli uffici da cui è stato redatto.

Masè ha precisato che la serietà chiesta ai consiglieri consiste nel saper distinguere uno strumento ad uso interno da informazioni pubbliche da divulgare. Si tratta per loro di esercitare responsabilmente il ruolo che rivestono.

Ugo Rossi (Patt), ha espresso solidarietà ai consiglieri che hanno ricevuto le telefonate di Carollo, osservando che un candidato che fa come in questo caso delle considerazioni sugli altri candidati si qualifica da sé. Per Rossi il messaggio di Carollo è sopra le righe. Ha aggiunto però di non accettare il richiamo di Masè: lui non avrebbe passato all’esterno lo schema ma questo documento non contiene nulla di non divulgabile.

Alessandro Savoi (Lega) ha osservato che la Commissione perde solo tempo quando deve esprimere pareri sulle nomine, “perché tanto poi la Giunta decide come vuole e a prescindere”. Questa – ha detto – è quel che stabilisce la legge 10 in materia di nomine. E questo è sempre avvenuto con le Giunte di centrosinistra che si sono succedute negli ultimi decenni. “Se il metodo non piace – ha concluso – cambiate la legge”.

Ivano Job (Lega) ha condiviso il richiamo della presidente e ha invitato a lasciar perdere la questione per concentrarsi piuttosto sul parere da esprimere oggi.

Marini ha ricordato che vi è un codice dell’amministrazione digitale che prevede che la documentazione cartacea dev’essere limitata il più possibile. Sicuramente, ha aggiunto, la Giunta nominerà chi vuole ma i consiglieri hanno il diritto di accedere alla documentazione digitale per poter esprimere un parere, perché questa è democrazia.

La presidente ha risposto che gli uffici del Consiglio stanno comunque lavorando a questo obiettivo, ma occorre comunque garantire un filtro per evitare che vengano divulgati dati personali.

 

 

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Per Ghezzi e Tonina nessuno dei candidati ha i requisiti.

Entrando nel merito, Ghezzi ha ricordato che il combinato disposto della legge 10 del 2010 sulle nomine e della legge 15 del 2007 sulle attività culturali istitutiva del Centro servizi Santa Chiara prevede che i candidati al cda dell’ente, oltre ad avere un curriculum che dimostri competenza e attinenza rispetto a questa carica nonché indipendenza e assenza di conflitti di interesse, siano scelti tra esterni con esperienza manageriale nel settore culturale, nella gestione delle risorse e nel controllo strategico. Il problema – ha aggiunto – è se quando dobbiamo esprimere un parere su nomine del genere noi commissari siamo solo dei passacarte oppure vogliamo valutare la presenza o meno di questi requisiti nei curricula dei candidati. La Giunta deve quindi motivare le proprie scelte su di loro.

Per Ghezzi a voler essere rigorosi nessuno dei 9 candidati dimostra di possedere i requisiti richiesti, a meno che non si ritenga che essere stato senatore della Repubblica sia un titolo adeguato per entrare nel cda del Centro servizi culturali Santa Chiara. A suo avviso Solo Carollo e Gardin si avvicinano al curriculum richiesto. E ha motivato così sia la propria astensione su queste due candidature sia il no alle altre sette, chiedendo infine all’assessore Gottardi, presente ai lavori, un minimo di ragioni in più per giustificare le candidature della Giunta.

Per Tonini in questi curricula vi sono evidenti impedimenti alla candidatura, perché nessuno dimostra di avere l’esperienza manageriale richiesta. Ha aggiunto di non aver nulla contro l’ex senatore Divina, ma ha ribadito la propria contrarietà a questa candidatura. E ha ricordato che “la sinistra dc tanti anni fa si trovò di fronte alla necessità di sostituire lo scomparso Bruno Kessler alla guida dell’FBK e decise per la prima volta di non seguire un criterio politico preferendo un docente universitario esperto nel settore culturale come il professor Achille Ardigò. Per il capogruppo del Pd Divina ha un forte profilo politico ed è sbagliato ricorrere alla riserva degli ex senatori per garantire al Centro Santa Chiara un presidente all’altezza dell’incarico.

Rossi ha spiegato la propria astensione con la scarsa concretezza di questa valutazione. Più giusto è a suo avviso lasciare che la Giunta si assuma la piena responsabilità di queste nomine. Per Rossi vi sarà comunque la possibilità di apprezzare o criticare fra qualche tempo l’operato del nuovo presidente del Centro.

Marini ha chiesto alla presidente se sono stati fatti degli approfondimenti per evitare che queste nomi

ne siano poi impugnate dal Tar, dal momento che alcuni soggetti autocandidati presenteranno probabilmente dei ricorsi contro queste decisioni. Si tratta anche di capire se i commissari possano avere delle responsabilità rispetto alle nomine. E ha preannunciato un voto di astensione su tutti i candidati tranne che per Carollo, avendone visionato il curriculum. Quanto a Divina, Marini si è detto contrario persistendo sulla candidatura la questione del potenziale conflitto di interesse tra chi nomina e chi è nominato data l’appartenenza politica dell’ex senatore.

Masè ha risposto che il parere della Commissione non è vincolante e che la responsabilità della decisione riguarda solo la Giunta che può scegliere i nominativi anche a prescindere dal Consiglio.

Cia ha preannunciato il proprio voto a favore di tutti i nominativi, perché i curricula dei candidati potevano essere visionati dai consiglieri. Quanto alla competenza e all’esperienza o meno dei candidati a suo avviso “non occorre essere dei geni per concorrere alla produzione e alla gestione di attività culturali”.

L’assessore Gottardi, sollecitato ancora da Ghezzi sulle competenze di Divina, ha risposto di non dover convincere nessuno della bontà dei nomi indicati dalla Giunta. L’esecutivo – ha sottolineato – ha già fatto le proprie valutazioni sull’opportunità di queste scelte. E ha concluso affermando di non ritenere affatto che in materia di pareri da esprimere sulle nomine la Commissione sia un puro passacarte, perché i consiglieri hanno diritto di pronunciarsi politicamente come meglio ritengono su questo tema. In tal modo la Giunta potrà tener conto anche del loro giudizio.

Ghezzi ha ribattuto di prendere atto che la Giunta non motiva le candidature proposte anche se – ha concluso – politicamente la cosa “ci sta”.

Slitta ancora l’esame del ddl di Rossi per modificare il sistema elettorale della Pat. Gottardi preannuncia che anche la Giunta intende rivedere la normativa.

All’ordine del giorno della Prima Commissione c’era poi il disegno di legge 5 proposto dal Patt con primo firmatario Ugo Rossi per modificare la normativa elettorale della Provincia (elezione indiretta del presidente della Giunta e proporzionale senza premio di maggioranza), il cui esame era stato sospeso nel marzo scorso per approfondimenti. L’assessore Gottardi, pur esprimendo la non condivisione della Giunta sull’impianto del testo, ha preannunciato la volontà dell’esecutivo di presentare un disegno di legge in materia elettorale che riguarderà in particolare le preferenze.

Rossi ha suggerito all’assessore di modificare la disciplina esistente non con un nuovo provvedimento ma attraverso emendamenti al proprio ddl. Gottardi ha aperto a quest’ipotesi e per questo il ddl è stato nuovamente rinviato di qualche mese. Masè ne ha assicurato l’esame nella prima seduta utile della Commissione in gennaio, quando la Giunta presenterà i propri emendamenti.

 

 

 

 

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LANCIO D'AGENZIA

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