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CONFINDUSTRIA TRENTO * EDITORIALE PRESIDENTE MANZANA: « QUESTA GRANDE CRISI HA AVUTO UN EFFETTO COAGULANTE, NON È SOLO L’ESITO DI UNA PULSIONE EMOTIVA »

La scienza ci insegna che in natura la compattezza di un gruppo animale dipende dall’obiettivo. Più è sfidante l’obiettivo, più il gruppo sarà coeso. E tanto più lo sarà di fronte a un nemico comune.

Grazie al cielo, l’umanità non reagisce in questo modo solo in risposta alla leva della paura. È chiaro che nelle difficoltà e nell’emergenza l’unitarietà e la coesione sono importanti, perché sono funzionali alla sopravvivenza: da soli si è più deboli, insieme si è più forti. Ma è altrettanto chiaro che se il collante di un’alleanza si riduce solamente a questo, se lo scopo è meramente difensivo, la tenuta sarà in discussione. Una tregua, magari apparente, e il patto salterà.

Quel che sta accadendo a Roma, a noi che esercitiamo altrove e altrimenti la rappresentanza, insegna una cosa: che in un sistema evoluto non può prevalere solo l’istinto di conservazione. Non entro nel merito del dibattito e mi accontento di una considerazione di metodo e di un appello alla visione e allo scopo.

Per andare in una direzione comune ci vuole una destinazione comune. Sappiamo ben poche cose, ma quelle che sappiamo ci bastano per comprendere che dobbiamo definire il prima possibile le regole di utilizzo delle risorse europee, quelle del Recovery Plan e quelle del bilancio ordinario.

Questa unità di scopo giustifica la dialettica e allo stesso tempo però non giustifica le questioni di mero principio, e men che meno gli egoismi, i personalismi e i narcisismi. Bisticci e incomprensioni assottigliano le previsioni per il futuro e uccidono il rimbalzo dell’economia.

Rammento che soltanto l’impresa è in grado di creare valore. Utilizzo volutamente il termine “creare”, perché se è vero che in natura nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, non è così per il valore economico che si basa sulla prospettiva futura, sulla fiducia nel futuro.

L’imprenditore, con il proprio ingegno e il proprio impegno, i suoi collaboratori e tutti i lavoratori sono gli artefici di questa creazione di valore. Non credo alla finanza quale elemento per creare valore ma alla finanza quale elemento a supporto del progetto industriale.

Ecco che le risorse di cui stiamo discutendo debbono diventare elemento fondamentale per investimenti produttivi nel lungo periodo, un primo passo per creare un futuro sostenibile. Perché, come si dice, non è vero che abbiamo ricevuto questo mondo in eredità dai nostri genitori ma l’abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli.

Quanto al nostro ecosistema industriale, questa grande crisi ha avuto un effetto coagulante che non è solo l’esito di una pulsione emotiva. Non sono io a dirlo, ma sono io ad avere raccolto tra i colleghi un senso vivace di appartenenza a una visione comune, una visione nella quale gli obiettivi di sempre sono oggi ancora più pressanti. Per dire: prima ancora che un piano di investimenti coerente con una strategia di sviluppo sostenibile del sistema Paese, una riforma della giustizia e della pubblica amministrazione.

Poi, per carità, in questi mesi più che mai l’Associazione è stata anche un porto sicuro, dove trovare riparo quando il mare è in burrasca, oltre che un baluardo. “L’industria argina il crollo economico”: se oggi i titoli dei quotidiani sono questi, è perché si è andati nella giusta direzione.

Ora, io credo che questa vicenda debba aiutarci a serrare le fila anche al di fuori dell’Associazione: con le parti sociali, la maggioranza, le minoranze, per decidere insieme cosa vogliamo per il nostro futuro e per un Trentino sempre migliore. Rimanere coesi è il solo modo per riuscire ad ottenerlo.

 

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Fausto Manzana
Presidente Confindustria Trento

 

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