PROVINCIA AUTONOMA TRENTO
Covid-Free (27ma puntata format Tv)

Commercio: grave marcia indietro sulle aperture festive. Sindacati: la Giunta dimostra scarso coraggio. Così non si tengono in considerazione le ragioni dei lavoratori. Sono incoerenti.

“Il ritorno alle aperture festive dei negozi denota una scarsa coerenza e la totale assenza di attenzione per le ragioni dei lavoratori. Con questa decisione la Giunta provinciale e il presidente Fugatti compiono un grave passo indietro”. E’ questa la reazione a caldo dei segretari provinciali di Filcams, Fisascat e Uiltucs del Trentino. “Che la legge Failoni avesse davanti un percorso accidentato era chiaro fin dall’inizio – ammettono Paola Bassetti, Lamberto Avanzo e Walter Largher -. Tornare indietro per paura dei ricorsi e in attesa della pronuncia della Corte costituzionale, senza avere neppure convocato il tavolo sulla contrattazione, è una scelta che denota incoerenza. Così si tradiscono le attese dei lavoratori e delle lavoratrici”.

Filcams, Fisascat e Uiltucs, dunque, puntano il dito anche di fronte all’immobilismo dell’Esecutivo sul fronte della contrattazione di secondo livello. “Proprio perché consapevoli che la norma provinciale era a rischio avevamo sollecitato l’apertura di un tavolo provinciale sulla contrattazione territoriale per affrontare finalmente i nodi sulla conciliazione, sulle turnazioni e sui riconoscimenti economici del lavoro festivo. Un impegno scritto nella legge che però è rimasto totalmente inapplicato nonostante le nostre sollecitazioni. La Giunta non ha mai convocato le parti sociali né quelle datoriali, che però sembra di avere ascoltato”.

Per i sindacati, dunque, non c’è stata una reale volontà nell’esecutivo di farsi carico delle condizioni dei lavoratori e di fronte all’opposizione dei grandi gruppi commerciali hanno preferito fare marcia indietro. “Per l’ennesima volta si ascoltano le ragioni solo di una parte, mai i lavoratori. Ci chiediamo anche alla luce della situazione sanitaria non eccellente come verranno gestiti adesso i rischi connessi agli assembramenti nei centri commerciali e sui punti vendita di grande superficie”, concludono con amarezza i tre segretari.