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CGIL CISL UIL – TRENTINO * BILANCIO: « LA GIUNTA PAT ESCA DAL PALAZZO E COLLABORI CON LE FORZE SOCIALI ED ECONOMICHE, INDIVIDUI LE PRIORITÀ PER USCIRE DALLA CRISI »

Un patto condiviso per la ripresa. Bilancio-Cgil Cisl Uil oggi in I Commissione: la Giunta provinciale esca dal palazzo e collabori con le forze sociali ed economiche per individuare le priorità e uscire dalla crisi.

“Quella per il 2021 è una manovra recessiva, non per la mancanza di risorse, ma per l’assenza di priorità chiare nella definizione delle misure per sostenere la ripresa economica e occupazionale del Trentino”. Non fanno sconti Cgil Cisl Uil alla legge di stabilità elaborata dalla Giunta provinciale, anche perché la manovra non sembra cogliere nella giusta misura la drammaticità della situazione sanitaria in cui è immerso il Trentino né la profondità della crisi economica e sociale. Lo hanno ribadito anche oggi nell’ambito dell’audizione in I Commissione consiliare.

L’analisi dei sindacati, che viene riportata anche in un documento che i segretari generali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti hanno consegnato ai consiglieri provinciali e che alleghiamo, parte proprio dall’emergenza sanitaria. Sono i dati della pandemia ad allarmare le tre confederazioni così come la scarsa trasparenza delle informazioni e l’inefficace reazione messa in atto fino a questo momento dall’Esecutivo. “Nelle ultime due settimane i dati dei ricoveri in terapia intensiva sono triplicati passando dai 9 di giovedì 29 ottobre ai 30 di ieri con un aumento del 233% portando il tasso di occupazione dei posti letto al 58,8%”. Cgil Cisl Uil dunque sollecitano interventi urgenti e coraggiosi da parte dell’Esecutivo, a cominciare dal potenziamento della centrale Covid, dei posti in terapia intensiva e un irrigidimento delle restrizioni alla mobilità delle persone.

“Nessuno vuole un nuovo lockdown generalizzato – hanno chiarito i tre segretari provinciali – ma se il sovraccarico sulle strutture sanitarie non si riduce l’effetto sulla tenuta sociale ed economica della nostra provincia sarà pari a quella di un blocco totale con l’aggiunta di decine e decine di morti”. Sulla manovra, però, mancano investimenti sufficienti sulla sanità. I 100 milioni aggiuntivi promessi non ci sono e si prevederebbe un taglio di 50 milioni di euro alle spese per investimenti sanitari. Ad aggravare il quadro l’idea di far tornare indietro la sanità trentina con un disegno che pare punti solo ad alimentare il consenso nelle periferie, a scapito della qualità del servizio degli stessi cittadini delle valli.

Se le preoccupazioni sul piano sanitario sono molte, non va meglio sul fronte del sostegno alla ripresa economica. Anche qui le tre sigle constatano misure inefficaci e nessuna visione per costruire basi solide per la ripresa. “L’impatto della pandemia sull’economia è devastate. Piazza Dante stessa prevede un calo dell’11,6 per cento del Pil e il rischio è quello di non riuscire a tornare a livelli di crescita pre-crisi prima di 5-6 anni. Un quadro che diventa allarmante se si considera l’impatto che la crisi avrà sul mercato del lavoro con un’impennata della disoccupazione al termine del blocco dei licenziamenti, probabilmente a marzo 2021. “Di fronte a questo disastro annunciato servirebbero investimenti sulle politiche attive del lavoro, un piano straordinario di formazione continua e misure efficaci di sostegno al reddito di cassintegrati, disoccupati e stagionali”.

Nella manovra, inoltre, non c’è traccia di una politica di investimenti. Non basta propagandare uno o due grandi opere all’anno. Non ci sono investimenti sulla manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico né sulla valorizzazione ambientali, questioni centrali anche per il rilancio e la competitività di agricoltura e turismo e come contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici. Su questo fronte anche i promessi 300 milioni di euro di debito sul triennio per finanziare questi interventi si sono rivelati solo una posta contabile virtuale, inesistente ed inutilizzabile nell’immediato.

Anche sul fronte delle politiche industriali si registra segno negativo con meno 50 milioni di euro sia sul fronte dei sostegni all’industria che per l’innovazione. I sindacati giudicano insufficienti anche le scelte, anzi l’assenza di scelte, sulla politica fiscale. Vengono eliminate le detrazioni Irap su contrattazione decentrata e salari di produttività, non si ripristinano le agevolazioni sull’addizionale Irpef per i redditi più bassi e non si prevede nessun intervento serio sul piano fiscale per il ceto medio. Anche in questa manovra non ha trovato alcun riscontro la richiesta sindacale di introdurre un meccanismo di detrazioni a fini Icef del reddito da lavoro femminile così da incentivare l’occupazione delle donne e dare respiro alle famiglie in cui si lavora in due.

In tema di welfare Cgil Cisl Uil sottolineano la mancanza di risorse adeguate per l’integrazione socio-sanitaria e all’assistenza agli anziani, né ci sono risposte sulle politiche per la casa. “Serve una seria politica abitativa che non si limiti alla ristrutturazione del patrimonio esistente, ma anche alla programmazione di nuovi alloggi pubblici”.
Cgil Cisl Uil hanno concluso con all’Esecutivo: di fronte alla drammaticità della situazione sanitaria, sociale ed economica la Giunta cambi registro mettendo da parte l’arroccamento nel palazzo che ne ha caratterizzato l’azione fino ad oggi e apra ad un coinvolgimento trasversale con tutte le forze sociali, culturali ed economiche. “Possiamo lavorare tutti, responsabilmente, ad un Patto per la crescita economica e la coesione sociale per superare insieme l’emergenza Covid”.