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BANCA D’ITALIA * ECONOMIA PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO: « LE STIME INDICANO CHE PER L’ANNO IN CORSO IL PIL POTREBBE SEGNARE UNA DIMINUZIONE SIMILE A QUELLA PREVISTA PER L’ITALIA »

L’economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano – Dai primi mesi del 2020 il mondo affronta la più grave pandemia dell’ultimo secolo. L’Italia è stato il primo paese europeo in cui, dal 20 febbraio scorso, è stata accertata un’ampia diffusione del virus SARS-CoV-2, causa di una malattia respiratoria acuta denominata Covid-19.

Al fine di limitare la diffusione dell’infezione il Governo italiano ha adottato stringenti provvedimenti di distanziamento fisico e di limitazione della mobilità dei cittadini. Tali misure hanno avuto pesanti ripercussioni sull’attività economica delle province autonome.

Il quadro macroeconomico. – La crisi pandemica ha colpito le economie del Trentino e dell’Alto Adige in una fase di rallentamento. Nel 2019 il PIL era aumentato dello 0,1 e dello 0,4 per cento, rispettivamente in Trentino1 e in Alto Adige2 (fonte Prometeia). La frenata del PIL ha risentito in provincia di Trento della forte decelerazione del comparto manifatturiero e in provincia di Bolzano del rallentamento delle presenze turistiche e dei servizi collegati. Le stime più recenti degli istituti di statistica provinciali indicano che per l’anno in corso il PIL potrebbe segnare una marcata diminuzione, simile a quella prevista per l’Italia nel suo complesso.

 

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Le imprese. – Il blocco delle attività ha avuto rilevanti ripercussioni sugli andamenti economici delle imprese.

Sulla base dei provvedimenti del decreto “chiudi Italia” nel mese di aprile si è fermata l’attività di 1.800 unità locali dell’industria in senso stretto in provincia di Trento e 1.600 in quella di Bolzano che occupano poco meno della metà degli addetti al settore in ciascuna provincia. Le elaborazioni della Banca d’Italia – che tengono conto delle relazioni di filiera tra i comparti chiusi e quelli aperti e dell’utilizzo dello smart working – indicano che il blocco delle attività ha interessato poco più del 35 per cento del valore aggiunto dell’industria in entrambe le province (43 per cento in Italia). La domanda interna è prevista in forte calo, almeno per il primo semestre dell’anno in corso; le importazioni dei principali partner commerciali del Trentino e dell’Alto Adige si contrarranno nell’anno in corso di oltre il 10 per cento.

Il settore più colpito nella fase attuale è quello del turismo che negli ultimi anni aveva sostenuto in misura significativa la crescita dell’economia. La chiusura degli impianti di risalita a inizio marzo e le misure di limitazione degli spostamenti hanno comportato un calo complessivo delle presenze nel primo quadrimestre di oltre il 25 per cento. La ripartenza del comparto sarà molto graduale, considerando gli eventuali

1 Secondo le stime Ispat la variazione del PIL trentino nel 2019 è stata pari allo 0,6 per cento.

2 Secondo le stime Astat la variazione del PIL altoatesino nel 2019 è stata pari all’1,5 per cento.

ritardi nel rimuovere i vincoli alla mobilità e il tempo necessario per recuperare la fiducia dei consumatori; queste circostanze potrebbero influire negativamente sulla stagione estiva che pesa per oltre il 60 per cento delle presenze annuali. L’impatto negativo sul turismo potrebbe risultare più pronunciato in Alto Adige in ragione della sua maggiore dipendenza nei confronti della clientela internazionale, caratterizzata da una più elevata capacità di spesa.

Le imprese del territorio hanno programmato una significativa revisione al ribasso della spesa per investimenti che aveva già decelerato nel 2019, specialmente per la manifattura e le costruzioni.

Nel suo complesso il sistema produttivo delle province autonome sta, tuttavia, affrontando la crisi attuale in condizioni finanziarie migliori rispetto al passato: nell’ultimo decennio è aumentata la redditività e la patrimonializzazione, è calato l’indebitamento e vi è stata una ricomposizione delle passività a favore della componente a media e a lunga scadenza; è complessivamente diminuita la percentuale di aziende finanziariamente vulnerabili. Pur in presenza di elevati indici di liquidità finanziaria, i provvedimenti di blocco delle attività hanno aumentato il fabbisogno delle imprese; al netto delle misure introdotte dal Governo che consentiranno di accedere a nuovi prestiti garantiti dallo Stato ma considerando gli interventi straordinari relativi a moratorie e Cassa integrazione guadagni, le aziende a rischio di illiquidità nei settori sottoposti a chiusura sono stimate in circa un quarto in Trentino e un terzo in Alto Adige, prevalentemente concentrate nei servizi commerciali.

Le misure del Governo a sostegno della situazione finanziaria delle aziende3 e il maggiore utilizzo dei margini disponibili sulle linee di credito hanno comportato alla fine del primo trimestre una lieve accelerazione dei prestiti alle imprese (4,3 per cento in Trentino e 3,5 in Alto Adige); tale incremento è stato trainato dalla crescita del credito alle aziende di maggiori dimensioni, già in aumento lo scorso anno. Alla fine del 2019, al netto di alcune operazioni straordinarie di importo rilevante, i finanziamenti bancari al settore produttivo erano cresciuti del 2,7 per cento in Trentino e del 2,2 in Alto Adige. I prestiti alle aziende di minore dimensione hanno registrato un calo in Trentino (per il nono anno consecutivo) mentre sono tornati a crescere in Alto Adige.

 

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Il mercato del lavoro e le famiglie. – Le ricadute occupazionali dell’emergenza sanitaria sono state considerevoli, in un contesto già caratterizzato da un rallentamento iniziato nel secondo semestre dello scorso anno. Nella media del 2019 il numero di occupati è cresciuto a ritmi inferiori rispetto all’anno precedente (0,4 per cento in Trentino e 1,0 in Alto Adige; 0,6 nella media nazionale).

Nella prima parte del 2020 le condizioni occupazionali sono peggiorate: secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nella media del primo trimestre il numero di occupati è diminuito rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I dati amministrativi sulle comunicazioni obbligatorie evidenziano una significativa riduzione  del  numero  dei  posti  di  lavoro  nei  mesi  di  marzo  e  aprile  di

Decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 (“decreto cura Italia”) convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020

27 e Decreto legge 8 aprile 2020 n. 23 (“decreto liquidità”).

quest’anno, soprattutto in provincia di Bolzano; la diminuzione è quasi interamente imputabile al terziario, in particolare ai comparti legati al turismo. Con riferimento al settore privato, il calo dei nuovi avviamenti è stato più intenso nelle province autonome rispetto alla media italiana: tra il 23 febbraio e il 23 aprile le attivazioni si sono ridotte del 59,0 per cento in Trentino e del 62,6 in Alto Adige (50,9 in Italia; dati ANPAL)4.

Nell’ultimo decennio la crescita della domanda di lavoro si era concentrata soprattutto nelle professioni a bassa qualifica che potrebbero risentire maggiormente della crisi in atto.

Il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG) si è fortemente intensificato a inizio 2020, consentendo di salvaguardare le posizioni permanenti. Nel primo quadrimestre le ore autorizzate di CIG sono state 6,4 milioni in Trentino e 8,6 in Alto Adige, valori superiori rispetto all’intero 2009, anno della Grande Recessione. Il numero di occupati potrebbe contrarsi più marcatamente nella componente a tempo determinato che, in Trentino, ha un’incidenza maggiore rispetto al resto del Paese ed è fortemente cresciuta nell’ultimo decennio.

Nonostante l’intenso deterioramento delle prospettive occupazionali, le province autonome si caratterizzano ancora per tassi di occupazione molto elevati nel confronto con la media delle altre regioni italiane.

Le condizioni finanziarie delle famiglie trentine e altoatesine rimangono solide. In base a stime recenti, aggiornate al 2018, la ricchezza delle famiglie risultava pari a circa 10 volte il reddito disponibile ed è aumentata moderatamente dal 2008, sia nella componente reale sia in quella finanziaria. Per quest’ultima vi è stata anche una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate, che è proseguita nello scorso anno e si è intensificata nel primo trimestre del 2020; ciò potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto negativo delle forti fluttuazioni dei corsi azionari e obbligazionari registrata nei mesi recenti.

I prestiti per l’acquisto di abitazioni hanno segnato un significativo rallentamento alla fine del primo trimestre dopo un quadriennio di intensa crescita (2,9 e 6,5 per cento in Trentino e in Alto Adige, rispettivamente), nonostante le moratorie che hanno frenato i rimborsi dei prestiti in essere. A marzo il credito al consumo, che aveva continuato a espandersi su ritmi elevati anche nel 2019, ha notevolmente rallentato (9,4 per cento in provincia di Trento, 7,4 in quella di Bolzano) in connessione con la forte riduzione dei consumi e il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro. L’indebitamento delle famiglie consumatrici, che rappresenta circa la metà del reddito disponibile, resta basso nel confronto internazionale.

 

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Il mercato del credito. – Nel corso del 2019, al netto degli effetti di un numero limitato di operazioni di importo rilevante, il complesso dei prestiti erogati dalle banche al settore privato non finanziario era cresciuto sia in Trentino sia in Alto Adige (2,5 e 3,2 per cento rispettivamente). Nel primo trimestre di quest’anno i prestiti bancari hanno

Sono inclusi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (compreso apprendistato) e a tempo determinato.

continuato ad aumentare: in entrambe le province l’incremento dei finanziamenti alle imprese ha più che compensato il rallentamento del credito alle famiglie consumatrici. In Trentino è proseguita la ricomposizione del mercato a favore degli istituti bancari extra-regionali, in atto dal 2013. In Alto Adige, le dinamiche sono state simili tra tipi di intermediario; il sistema bancario altoatesino, unico in Italia, resta ancora caratterizzato da un significativo localismo.

Nel 2019 la qualità del credito è migliorata; il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto al totale dei crediti all’economia si è collocato su livelli bassi (inferiori all’1 per cento in entrambe le province) nel confronto nazionale e in prospettiva storica. Il tasso di deterioramento è rimasto sostanzialmente stabile nel primo trimestre del 2020: tale dinamica è parzialmente legata ai provvedimenti legislativi messi in atto con l’obiettivo di contenere l’insolvenza delle aziende. Al miglioramento della qualità dei prestiti ha contribuito, nell’ultimo decennio, un mutamento della composizione degli affidati verso imprese di maggiore dimensione e con bilanci più solidi. Al minore deterioramento del credito è corrisposto il calo della quota delle partite deteriorate sul totale dei prestiti (al 7,2 per cento in Trentino e al 4,3 in Alto Adige alla fine del 2019). Anche i tassi di copertura dei prestiti deteriorati hanno raggiunto nel 2019 livelli molto alti, permettendo agli istituti di credito di affrontare la crisi in atto in condizioni significativamente rafforzate rispetto al passato.

Lo scorso anno i depositi bancari di famiglie e imprese hanno continuato ad aumentare, specialmente nella componente più liquida. La dinamica positiva si è confermata nel primo trimestre del 2020: la minore spesa per consumi e la maggiore incertezza sulle prospettive economiche si sono associate a una lieve accelerazione della liquidità delle famiglie detenuta sui conti correnti.

 

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La finanza pubblica decentrata. – Nel 2019 la spesa primaria degli enti territoriali trentini e altoatesini si è ridotta rispetto all’anno precedente dell’1,2 e dell’1,3 per cento rispettivamente, a seguito della rilevante contrazione della componente in conto capitale, cresciuta sensibilmente nel 2018. Le entrate sono aumentate dell’8,3 per cento in Trentino e dell’1,6 in Alto Adige.

Per fronteggiare i maggiori oneri derivanti dalla situazione di emergenza, sono state stanziate a livello nazionale risorse finanziarie aggiuntive che hanno permesso nuove assunzioni di personale sanitario e un significativo aumento dei posti letto in terapia intensiva, senza i quali non sarebbe stato possibile soddisfare la domanda nei momenti di picco dell’epidemia.

I bilanci degli enti territoriali, che non presentavano disavanzo all’inizio del 2019, risentiranno degli effetti negativi dell’emergenza sanitaria sia dal lato delle spese sia delle entrate. Per quel che riguarda i Comuni, le minori entrate stimate ammonterebbero a circa 22 milioni per quelli trentini e a circa 52 per quelli altoatesini; tali effetti risulterebbero tuttavia meno marcati rispetto al resto del Paese.

A complemento delle misure di sostegno nazionali, le due Province autonome hanno dedicato iniziative a favore dell’economia locale apportando variazioni ai propri bilanci di previsione per risorse prevalentemente orientate al supporto delle attività produttive5 pari a circa 150 milioni di euro in Trentino e 235 in Alto Adige.

 

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Le prospettive di medio termine. – Gli effetti dell’emergenza sanitaria comportano la necessità di innalzare il potenziale di crescita dell’economia. A partire dal 2007 la dinamica del PIL di entrambe le province è stata superiore alla media nazionale, soprattutto in Alto Adige, ma inferiore rispetto a regioni europee simili per struttura economica, dimensione e caratteristiche oro-geografiche. La crescita economica è stata frenata dal calo della produttività totale dei fattori (che rappresenta il grado di efficienza con cui i fattori produttivi vengono combinati) che – solo in provincia di Bolzano – è stato controbilanciato da un’espansione rilevante degli investimenti. In Alto Adige tuttavia le prospettive di crescita potrebbero risentire della progressiva perdita di capitale umano dovuta a un marcato deflusso verso l’estero di cittadini italiani, soprattutto laureati; il Trentino ha continuato invece ad attrarre laureati dalle altre regioni italiane. In entrambe le province il progressivo invecchiamento della popolazione ha frenato la dinamica del prodotto e, nel medio periodo, potrebbe avere effetti negativi ancor più rilevanti in assenza di cambiamenti nei tassi di natalità.

I valori, aggiornati al 4 giugno 2020, considerano solo le misure espressamente dirette al sostegno del sistema economico locale. Non sono contemplate le numerose iniziative che, pur prevedendo vantaggi o agevolazioni economiche, non abbiano comportato lo stanziamento da parte delle due Province di risorse finanziarie, in termini di maggiori spese o minori entrate. Ne sono un esempio le disposizioni di semplificazione e accelerazione delle procedure burocratiche, le iniziative per l’accrescimento dell’efficienza del sistema provinciale o la proroga dei termini per gli adempimenti amministrativi.