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ACLI TRENTINE * COVID FASE 2: « NON C’È FUTURO SENZA UN PROGETTO STRAORDINARIO PER IL LAVORO »

Il primo dato da cogliere e che caratterizza profondamente questo Primo maggio 2020 è l’aggravamento della situazione nel mondo del lavoro dopo la pandemia.

Le stime più ottimistiche parlano di decine di milioni di posti di lavoro persi nel mondo ai quali si aggiunge una previsione di perdita del Pil che in Italia dovrebbe oscillare tra il 6 e il 9%.

“Se guardiamo al passato – ha affermato in questi giorni il Presidente delle Acli nazionali Roberto Rossini – l’immagine che abbiamo di fronte è quella dell’Italia uscita dalla II Guerra mondiale: un Paese prostrato e sconfitto che ritrovava però la sua unità intorno alla Carta Costituzionale per iniziare la ricostruzione. Anche oggi abbiamo bisogno di ripartire dalla Costituzione, proprio dalle sue righe iniziali: è il legame con il lavoro che fonda l’Italia, che dà una forma alla nostra vita quotidiana personale e collettiva”.

“Di fronte a questa situazione – ha aggiunto il Presidente delle Acli Trentine Luca Oliver – dobbiamo per forza chiedere al Governo nazionale e alla Provincia autonoma di Trento di mettere in campo tutte le risorse necessarie affinché nessuno sia lasciato indietro. Per coloro che hanno perso il lavoro e per gli imprenditori costretti alla chiusura c’è la necessità di un deciso intervento pubblico, inedito per modalità e valore, in grado di offrire un sostegno reale e concreto, non solo prestiti agevolati che prima o poi dovranno essere rimborsati”.

Ma tra le tante ombre in questo momento si intravvedono anche indizi preziosi che si stanno rivelando come vere e proprie lezioni per l’intera umanità. Dall’esperienza del Covid 19 abbiamo ad esempio maturato l’importanza assoluta di una sanità pubblica, senza la quale l’epidemia avrebbe avuto conseguenze ancora peggiori specie sugli strati più deboli della società.

Una seconda lezione ci è pervenuta poi direttamente dal mondo del lavoro. In questi ultimi decenni il sistema politico ed economico aveva perso il livello di attenzione sui temi del lavoro, della sicurezza, dei diritti e dello sviluppo integrale della persona.

Ma, come d’incanto, in queste settimane ci siamo resi conto che senza esercizi commerciali di vicinato non si può vivere, che senza operai le macchine da sole non possono funzionare, che senza i lavoratori ed il loro sacrificio i servizi essenziali non possono essere garantiti alle diverse utenze.

“La classe lavoratrice – prosegue Oliver – gli operai così come i commessi, ma vorrei dire anche gli artigiani e gli imprenditori, molti dei quali oggi provati eppur vicini ai propri dipendenti, sono essenziali al nostro paese e alla nostra società e non solo al nostro PIL”.

E così abbiamo apprezzato, una volta di più e “grazie” al Coronavirus, l’importanza dell’economia reale. Non quella di carta, non quella speculativa, ma quella che risponde realmente ai bisogni delle persone e delle famiglie. Ci siamo resi conto inoltre che il lavoro e l’economia, quando non rappresentano un’occasione di sopraffazione, speculazione o inquinamento, sono importanti vettori di umanità e di giustizia.
É a questi valori che la pandemia ci ha riportati ed è questo il più grande insegnamento che possiamo apprendere da questo momento storico. Il compito che abbiamo davanti a noi come Acli è quello di dare il nostro contributo per riavviare il sistema facendo in modo che questi insegnamenti vengano integrati nel modello di sviluppo e trasformati in proposte operative, nel segno della sostenibilità ambientale e di un maggior equilibrio fra i popoli.

Va fatto un investimento vero sulla scuola e sulla formazione, perché lavoreremo in un contesto mutato e ancora condizionato dall’esistenza del virus. Il mercato del lavoro sta cambiando, proiettato sempre di più verso nuove forme, tra cui lo smart working, come dimostra l’esperienza di questi mesi, e in generale il ruolo della tecnologia, come dimostrano le applicazioni dell’Industria 4.0. In questo contesto dovremo monitorare con attenzione i più deboli e i più fragili. Solo attraverso il lavoro potremo riallacciare i legami delle nostre comunità, rifondare il patto sociale e far ripartire il Trentino e l’Italia. Lo faremo assieme a tutte le associazioni che hanno a cuore il destino dei lavoratori, a partire dalle organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl e Uil, di cui condividiamo il documento “Lavoro in sicurezza: per costruire il futuro” e la campagna di informazione.

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Le Acli Trentine