MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

Università di Trento – la Uil ribadisce la necessità di reintroduzione della rappresentanza del personale tecnico amministrativo e dei ricercatori nel Consiglio d’Amministrazione. Ed a proposito di equilibrio chiede al Rettore Collini: su 1300 persone coinvolte possibile che 700 (più della metà!) non abbiano diritto alla partecipazione alla governance dell’Ateneo?

La Uil intervenne nel luglio scorso, commentando l’inchiesta giudiziaria abbattutasi sull’Università di Trento, esprimendo ”delusione ed imbarazzo nel vedere andare in crisi e subire una perdita di credibilità importante l’Università di Trento, uno dei fiori all’occhiello della nostra autonomia e uno dei motori più efficaci e propulsivi dello sviluppo del Trentino”.

E ci soffermammo su un altro elemento su cui, in un primo tempo solo la Uil, ma poi successivamente, anche Cgil e Cisl hanno convenuto: l’inserimento dei rappresentanti dei lavoratori e di quelli dei ricercatori negli organi di governo dell’Università di Trento, al pari di quanto accade in quasi tutti gli altri istituti universitari statali. Delle componenti che a Trento non sono più previste dallo Statuto e dal Regolamento generale in vigore dal 2012, anno dell’ assunzione del nuovo ruolo  giuridico e di governo della Provincia Autonoma nell’Ateneo trentino.

Ora, pensando finalmente ad una riforma dello Statuto, è necessario riconsiderare la partecipazione anche della rappresentanza del Pta e dei ricercatori alla governance dell’Ateneo. In quest’ottica il fatto che il Magnifico Rettore ed il Senato accademico hanno deciso o vogliano decidere di escludere una rappresentanza scelta democraticamente dai lavoratori dalla Commissione per la revisione dello Statuto, non è sicuramente un buon segnale. Anzi. Né tanto meno si può pensare che la rappresentanza sia individuata dall’alto, cooptando in commissione l’ultimo presidente della “Consulta del personale”, organismo pletorico dove, dopo il 2012 sono state relegate le rappresentanze del personale Tecnico e Amministrativo. Un organo che nel corso degli anni ovviamente ha perso importanza, marcando una tale lontananza dalle stanze del potere da non essere stata più nemmeno rinnovato.

Riguardo poi alle dichiarazioni del Rettore circa “il mantenimento di equilibri”, nella partecipazione dei 1300 soggetti facenti parte della comunità accademica trentina, agli organi decisionali, la Uil chiede se i 700 dipendenti, fra personale tecnico amministrativo e ricercatori, non possano avere una rappresentanza dove esercitare, gratuitamente, quantomeno il cosiddetto “diritto di tribuna”.

Stiamo parlando di una presenza, e di una partecipazione, necessaria “a rafforzare i legami con la realtà locale e rendere incisivi gli strumenti pensati per il rapporto col territorio”, come affermato dallo stesso Rettore.

Riguardo poi alla richiesta di “provincializzazione” del personale amministrativo e tecnico universitario, cassata dal Rettore, certo sarebbe interessante conoscere il parere del Presidente Fugatti e del neo Assessore con competenze all’Istruzione e Università, dottor Bisesti, su un tema decisamente importante come questo, piuttosto che assistere alla inconsistente e strumentale cantilena su presepi ed alberi di natale nelle scuole trentine di ogni ordine e grado.

 

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Segretario Generale
Uil Trentino
W.Alotti