SANITA’: BOTTAMEDI A BORDON, MATERNITA’ S. CHIARA NON DEGNA DI AUTONOMIA SPECIALE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Manuela Bottamedi) – Gentilissimo dottor Bordon,sarò ben lieta di fare una visita insieme a lei al reparto maternità del Santa Chiara di Trento, e non ho dubbi che troverò grandissima professionalità da parte del personale medico, ostetrico ed infermieristico. Non ho mai messo in discussione la preparazione e la competenza del personale presente in quel reparto, di cui anzi nel mio intervento in Aula ho sottolineato le qualità. Il mio è stato un attacco prettamente politico nei confronti della struttura e del congestionamento di un reparto che, in particolare dopo la chiusura dei tre punti nascita di valle, avrebbe dovuto essere potenziato e invece è tristemente uguale a se stesso da decenni.

Dottor Bordon, ieri sera davanti all’ospedale di Cavalese sono state lette le lettere di alcune mamme della val di Fiemme che hanno partorito a Trento in questi mesi difficili. Lettere commoventi, drammatiche, che raccontano di sradicamenti, di trasporti forzati in elicottero e di parti e degenze in un reparto vetusto non degno di un’Autonomia speciale. Mancanza di privacy, mancanza di rapporto umano, in taluni casi mancanza di pulizia, camerate enormi, ospitalità fredda, bagni assolutamente inadeguati ad una partoriente, personale qualificato ma sotto pressione. Insomma, il momento più bello nella vita di una donna ridotto ad una fredda pratica e archiviato come un momento doloroso e drammatico. Non le sembra che la nostra Autonomia meriti di più e di meglio?

Attraverso le mie dichiarazioni non mi pare di aver offeso nessuno. Ho solo compiuto il mio lavoro, che consiste nel mettere in luce le incongruenze e gli errori di alcune scelte politiche e nel formulare proposte di soluzione. Da mesi, con alcuni colleghi, porto avanti l’idea che, tutti insieme, con determinazione e senza contrapposizioni di schieramento, con umiltà e nell’esclusivo interesse dell’intera comunità trentina, dovremmo fare rete e squadra con le Regioni e le Province a noi limitrofe per portare a Roma il Progetto Veneto, serio e percorribile. Un Progetto a favore di tutte le comunità alpine e montane. E da mesi dico che in tema di Sanità dovremmo ragionare a livello regionale e non più provinciale, anche nell’ottica di una clinica universitaria in grado di formare i medici a noi indispensabili.
Non si può solo tagliare, non si può solo decidere in solitudine nella stanza dei bottoni, come se i problemi della sanità e i problemi di una comunità intera siano proprietà privata della maggioranza di governo.

Certo, in politica succede che i toni si facciano aspri, duri. Ma mi creda, l’obiettivo è uno ed uno solo: che la nostra Autonomia Speciale venga finalmente usata per migliorare la qualità della vita dei trentini. Affinché non si debbano più sentire lettere dense di amarezza e tristezza come quelle delle mamme di Cavalese. Mamme che avrebbero voluto partorire a Cavalese, dove da decenni le partorienti trovano umanità, comfort, sicurezza, professionalità, serenità. Un reparto a misura di donna, di uomo, di mamma, di papà.
Verrò volentieri a trovarla, ma mi creda: fino a quando il nostro governo provinciale ragionerà solo in freddi termini numerici e ragionieristici, in termini di centralizzazione, in termini di Not, non troveremo mai un punto di incontro. Sono però fiduciosa e sempre aperta al dialogo e al confronto, e mi auguro che l’apertura sia reciproca.

 

Grazie e a presto!
Manuela Bottamedi

 

 

 

Foto: archivio Pat