PROFUGHI: ACLI, IPSIA DEL TRENTINO PER I MIGRANTI SULLA ROTTA BALCANICA

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Acli Trentino) – Le condizioni dei migranti sulla rotta balcanica per entrare in Europa sono in questi giorni drammatiche. Ammassati nei campi profughi o in accampamenti di fortuna in Serbia – dove erano entrati dalla Macedonia, Romania o Bulgaria, e diretti verso l’Unione Europea attraverso l’Ungheria, con la strada sbarrata dal muro e dall’esercito disposto al confine – si stimano tra le 7 mila e le 10 mila persone, provenienti principalmente da Afghanistan, Pakistan, Siria, Iraq: non sono solo giovani, ma anche persone deboli come anziani, bambini, intere famiglie che attendono di oltrepassare il confine ungherese a nord del Paese in condizioni precarie, alle prese con temperature che negli ultimi giorni di gelo hanno superato i 20° sotto zero, raggiungendo in alcune zone del sud della regione i – 30°. Si vedono bambini avvolti nelle coperte a rischio ipotermia, madri ormai esauste che non sanno più come riparare dal freddo i loro figlioli, anziani stremati che scivolano sulle strade ghiacciate. La morsa del freddo persiste e non da tregua a questi disperati.
Nei centri per richiedenti asilo di Belgrado, Preševo e Serbia occidentale la Caritas sta fornendo zuppe calde, coperte, scarpe e un minimo ristoro; diversa la situazione per le migliaia fuori da questi centri cosiddetti regolari perché il governo considera l’assistenza al di fuori dei campi un’attività irregolare e un incoraggiamento per i migranti a rimanere in condizioni pericolose.

Ma i disperati che non vogliono stare nei cosiddetti campi regolari per paura di essere identificati sono migliaia, e si muovono come “senzatetto” verso valichi o sottopassi ferroviari, bruciando qualche legno per scaldarsi, e continuando la loro strada verso il confine ungherese. Per passare, essendo loro impedito la via legale, si affidano a trafficanti senza scrupolo.
Eppure la maggior parte di loro avrebbe diritto alla protezione internazionale, proveniendo perlo più dalla Siria come affermato dalle Nazioni Unite, da dove scappano a causa delle bombe e da una guerra che ormai sembra non finire più .

“Considerate le dure condizioni invernali, l’UNHCR è fortemente preoccupato dal fatto che le autorità di tutti i Paesi che si trovano lungo la rotta dei Balcani occidentali continuano a respingere rifugiati e migranti dai propri territori verso i Paesi confinanti. In diversi casi rifugiati e migranti hanno accusato le forze di polizia di avere usato violenza. Molti hanno inoltre denunciato che le stesse forze dell’ordine hanno sequestrato o distrutto i loro cellulari, impedendo loro di effettuare chiamate per chiedere aiuto. Altri hanno perfino riportato di essere stati privati dei propri vestiti venendo così esposti ulteriormente alle dure condizioni climatiche.” (fonte Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)

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IPSIA del Trentino (associazione attiva sui temi della pace, della cooperazione allo sviluppo e sulla lotta alla povertà) è presieduta da Fabio Pipinato che è in contatto con ha la Caritas Serba con cui ha già realizzato un intervento di sostegno umanitario ai profughi intitolato “Emergenza rifugiati sulla Western Balkan Route” (sostenuto grazie al contributo della Provincia Autonoma di Trento), ora vorrebbe continuare a sostenere Caritas nelle operazioni di aiuto alla popolazione stremata dal freddo.

 

 

 

Foto: da comunicato stampa:

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Ipsia rotta balcanica