GARANTE DETENUTI E MINORI: I COMMISSIONE PAT, VIA LIBERA AL DDL DI CIVICO

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Prima commissione, via libera al ddl Civico sul garante dei detenuti e dei minori. Il ddl Borga sull’innalzamento della soglia d’ineleggibilità dei sindaci da 5 a 10 mila abitanti andrà direttamente in Consiglio. No ai ddl Giovanazzi per introdurre il secondo mandato al difensore civico e a quello di Borga sulle gestioni associate dei comuni e il sistema elettorale delle Comunità.

 

 

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Nella riunione della Prima commissione di stamattina è stato dato il via libera al disegno di legge di Mattia Civico (Pd) per l’istituzione del garante dei detenuti e di quello dei minori. Respinto quello di Nerio Giovanazzi (At) che aveva l’obiettivo di introdurre la possibilità di un secondo mandato per il difensore civico.

Sul ddl di Borga (Civica Trentina), per alzare da 5 a 10 mila abitanti la soglia per l’ineleggibilità dei sindaci, è stato approvato, con quattro voti della maggioranza più quello di Simoni (Pt) e il no di Borga e Fugatti (Lega, un odg, proposto da Donata Borgonovo Re, per non passare alla discussione dell’articolato in commissione. Un ordine del giorno presentato e approvato con lo scopo di approfondire in aula un tema controverso e delicato come quello dell’ineleggibilità.

No invece, con tre voti contrari, due favorevoli e l’astensione di Kaswalder, al ddl, sempre di Borga, sulle gestioni associate e il sistema elettorale delle Comunità. La Prima commissione, inoltre, si è espressa positivamente, all’unanimità, sulla candidatura, a consigliere di amministrazione per le minoranze in Informatica Trentina, del commercialista Francesco Cimmino.

 

 

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Garante dei detenuti e dei minori, dopo otto anni si va in aula.

Approvato in Prima commissione, con 5 sì, compreso quello di Simoni di Pt, e i no di Borga e di Fugatti della Lega che ha annunciato che per la discussione in aula chiederà i tempi non contingentati, il ddl sull’istituzione dei garante dei detenuti e dei minori. Mattia Civico, introducendo il dibattito, ha affermato che il garante dei detenuti è coerente con la scelta, ormai storica per il Trentino, di migliorare le strutture di detenzione e di tutelare diritti di chi è privato della libertà personale.

Diritti, ha ricordato, come l’accesso alla salute, la formazione professionale, di mantenere rapporti con le persone più vicine. Il Parlamento, ha detto ancora, ha individuato il garante nazionale che, tra l’altro, è stato ascoltato in audizione in Prima commissione e, a livello nazionale, i garanti regionali sono 11; 10 quelli provinciali, 47 i garanti comunali; 3 soli coincidono col difensore civico. Uno strumento, questo del garante provinciale, che potrà favorire il recupero dei detenuti, secondo il dettato costituzionale, e il raccordo con il livello nazionale.

Per il garante dei minori, anche in questo caso c’è un garante nazionale, Mattia Civico ha fatto presente che circa 15 regioni lo hanno istituito, mentre da noi è in capo al difensore civico. Anche in questo caso, ha sottolineato, la difesa di soggetti minori richiede un’ attenzione e strumenti specifici che non possono essere considerati nell’ambito delle materie trattate dal difensore civico.

Il tema dei garanti, ha ricordato il consigliere Pd e presidente della Prima commissione, è sul tavolo da 8 anni. Il garante nazionale per i detenuti, ha affermato, ha fatto una visita al Spini dove sono emerse questioni di cui si occuperà la magistratura, ma sul piano politico è importante darsi uno strumento locale, istituzionale, più vicino ai detenuti. Altrimenti la logica dell’ispezione rischia di mettere in luce solo le criticità oscurando invece i dati positivi.

Maurizio Fugatti della Lega ritiene che quello del garante sia un tema che rischia di essere destabilizzante nel momento in cui il carcere si trova in difficoltà. E può essere visto da chi opera nella struttura carceraria con sospetto. Comunque, la Lega si opporrà al ddl, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dal regolamento.

Rodolfo Borga (Civica Trentina) ha detto che non c’è la necessità di introdurre due nuove figure che rischiano di creare disfunzioni organizzative all’interno dell’ufficio del difensore civico. Anche Borga, vista la situazione di tensione per alcune vicende nel carcere, questo non è il momento giusto per proporre il garante dei detenuti. Il problema centrale riguarda la scarsità di mezzi e il numero di carcerati ospitati e quindi il mancato di rispetto da parte dello Stato dell’accordo in base al quale la Pat ha costruito il carcere di Spini.

Nerio Giovanazzi, apprezzando la tenacia di Civico sul tema dei garanti, ha annunciato la volontà di portare in aula il suo ddl per rendere rinnovabile la carica di difensore civico. Marino Simoni ha comunicato, invece, il sì di Progetto Trentino al ddl Civico. Sulle indennità dei due garanti, la cui definizione secondo il ddl spetterebbe all’ufficio di presidenza, il consigliere di Pt si è augurato il massimo contenimento della spesa.

Donata Borgonovo Re del Pd ha auspicato che il ddl, dopo anni, arrivi in aula. Perché è importane considerate la casa della difesa civica come luogo di tutela dei diritti. Ha senso, quindi, che ci siano figure specializzate ma, al tempo stesso, va potenziato l’intero ufficio con competenze specifiche. Per ciò che riguarda il difensore civico, inoltre, secondo la consigliera Pd, si andrebbe aperta ai comuni la possibilità di introdurre una dimensione comunale nella fase che precede l’elezione del difensore.

L’assessore Gilmozzi ha espresso parere favorevole della Giunta, perché è condiviso il fatto che ci siano due figure specifiche che possono aiutare per dare soluzione a problemi che se non affrontati possono aggravare le tensioni sociali. Il garante dei minori, in questa fase, inoltre per la Giunta, sarebbe della massima importanza.

 

 

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No al ddl Giovanazzi per introdurre il secondo mandato per il difensore civico.

 

Si è passati poi al ddl Giovanazzi, respinto con tre voti contrari e due astenuti, che punta a introdurre la possibilità di un secondo mandato al difensore civico. Civico ha detto che l’indipendenza del difensore da chi lo nomina è importante e questa indipendenza potrebbe essere messa in discussione con il secondo mandato, piuttosto sarebbe meglio estenderlo dai 5 anni attuali a 7. Per questo Civico ha espresso il no alla proposta di Giovanazzi.

Donata Borgovo Re, sull’articolo che prevedeva i due mandati, ha detto che il secondo mandato permetterebbe di utilizzare la competenza acquisita nel primo, però c’è il rischio che questo possa incrinare l’indipendenza del difensore dalla politica. Invece, secondo Borgonovo Re, l’idea di sfalsare il mandato rispetto alla durata del Consiglio potrebbe essere una soluzione ragionevole.

 

 

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Ineleggibilità dei sindaci, si va direttamente in Consiglio.

 

Sul ddl Borga per modificare la legge elettorale dei comuni alzando il limite dell’ineleggibilità dei sindaci da 5 a 10 mila abitanti, con un odg di Donata Borgonovo Re, approvato con 5 sì e due contrari, Borga e Fugatti, la commissione ha deciso di passare direttamente alla discussione in Consiglio.

Una proposta, ha ribadito Borga, ricostruendo la storia della legge elettorale, che non è ad personam e ha sottolineato il fatto che se la ratio della norma è quella di limitare i vantaggi competitivi elettorali, allora si dovrebbe estendere al presidente del consorzio dei comuni, ai dirigenti di grandi associazioni o sindacati.

Per questa ragione il ddl estende il limite dei 10 mila abitanti anche per i presidenti delle comunità di valle e di quello del Consiglio dell’autonomie. Infine, ha aggiunto Borga, non si capisce perché un parlamentare e un consigliere, si può presentare come sindaco. Infine, ha detto ancora, la scelta di mettere i bastoni tra le ruote ai sindaci finisce per alimentare la crisi di classe dirigente che interessa anche il Trentino.

Civico, ha detto che se dal Consiglio vengono continui segnali di ineleggibilità sarà difficile che la qualità dei prossimi consigli possa migliorare. A prescindere del destino del ddl, ha aggiunto, è bene approfondire la discussione, perché c’è un problema reale di selezione della classe dirigente e di disponibilità di svolgere il ruolo di consigliere, visto anche il clima nei confronti della politica. E comunque, c’è un’ incoerenza di fondo tra l’ineleggibilità di un sindaco e le possibilità concesse ai consiglieri e ai parlamentari.

L’odg di rinviare all’aula, ha detto Borgonovo Re, ha come motivazione la consapevolezza che il ddl pone alcuni problemi reali, quindi senza prefigurare posizioni, si dovrebbe arrivare in aula per approfondire un tema delicato. Il problema, ha aggiunto, non è la dimensione del comune, ma l’individuazione delle competenze che possono essere utili alla funzionalità del Consiglio provinciale.

Borga ha detto ancora che il principio del limite si potrebbe anche estendere ai consiglieri regionali che aspirano a diventare parlamentari. L’assessore Gilmozzi ha concluso affermando che la materia è talmente complessa che va approfondita e quindi è ragionevole la proposta di non passare all’articolato commissione.

 

 

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Gestioni associate e sistema elettorale delle Comunità, no al ddl Borga.

 

Ultimo punto il ddl, sempre si Borga, sulla modifica della legge sulle gestioni associare e gli organi di governo delle Comunità di valle. L’idea, contenuta nella proposta, di far precedere un’analisi tecnico – finanziaria la scelta dei comuni per le gestioni associate, secondo Borga, è una necessità reale, come testimoniano le vicende di alcuni comuni dell’alta Val di Non.

La seconda parte del ddl quello sull’elezione degli organi delle Comunità, ha detto Borga, porta a compimento la riforma Daldoss, che ha depotenziato le Comunità. Un sistema, quello attuale, complicatissimo, secondo Borga, e che inficia in alcuni casi anche la segretezza del voto. I dati dicono che già oggi c’è già una netta sovrapposizione tra amministratori comunali e vertici delle Comunità.

Quindi, ha concluso, è il caso di andare fino in fondo affermando che la conferenza dei sindaci elegge assessori e presidente. Si eliminerebbe un’elezione discutibile e passaggi burocratici inutili. Quindi, si deve prendere atto della realtà e andare fino in fondo. Le stesse categorie economiche, ha ricordato, hanno condiviso il ddl perché concreto e porterebbe una riduzione dei costi.

L’assessore Daldoss ha ribadito la posizione contraria della Giunta: l’analisi finanziaria e tecnica si deve comunque fare dopo tre anni di gestioni associate e ha ricordato il parere del Consiglio delle autonomie nel quale si afferma che le verifiche sono necessarie, ma non si può continuamente cambiare il quadro di riferimento.

Sulle elezioni delle Comunità ha detto che l’attuale sistema non è macchinoso e permette di fare pesare in maniera diversa i comuni, cosa che nella conferenza dei sindaci invece, non si riuscirebbe a fare. Inoltre, la terzietà delle Comunità è stata superata e oggi c’è una buona collaborazione tra queste e i comuni. Si è creato un buon equilibrio di poteri. E poi anche in tema istituzionale, ha concluso l’assessore, i comuni hanno bisogno di stabilità.

Borga ha detto che l’analisi tecnico – finanziaria prevista dalla legge attuale dopo tre anni di gestioni associate si basa solo sugli obiettivi di riduzione della spesa col blocco del turn – over del personale che creerà problemi per la qualità dei servizi. Inoltre, il consigliere della Civica Trentina ha affermato che nel Consiglio delle autonomie il parere sul suo ddl è stato piuttosto contrastato.

 

 

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Pat