CORRUZIONE ELETTORALE: CORONA, MANCANO I PRESUPPOSTI PER LA MIA ACCUSA DI REATO

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Giuseppe Corona) – Gli interventi, che sono apparsi sugli organi di informazione in questi giorni in relazione al processo “Baratter” e alcune errate ricostruzioni e interpretazioni dei fatti, impongono, da parte mia, alcune precisazioni.

Era mia intenzione mantenere il riserbo sulla questione e non intervenire pubblicamente per rispetto nei confronti dell’operato della magistratura e per evitare le evidenti strumentalizzazioni alle quali stiamo assistendo.

Impugnerò davanti alla Corte d’Appello e, se necessario, davanti alla Corte di Cassazione, l’ingiusta sentenza di condanna nei miei confronti, ma intendo puntualizzare quanto segue:

Ho apprezzato la richiesta di archiviazione, motivatamente formulata dall’allora Procuratore capo dottor Amato, che, in un passaggio della stessa scriveva: “In premessa risulta facilmente definibile la posizione del Corona, il quale è risultato non essere stato neppure candidato”. Ho apprezzato anche il ragionamento giuridico del Pubblico ministero dottor Gallina che, nel corso del processo, ha richiesto il mio proscioglimento.

Il giudice del Tribunale di Trento è andato di contrario avviso rispetto ai suoi due colleghi, ma della sua decisione verranno interessati i gradi superiori di giudizio. La mia impressione è stata quella di essere stato condannato per consentire così di censurare il comportamento tenuto da Lorenzo Baratter.

Con la sottoscrizione del documento incriminato io mi impegnavo, se fossi stato candidato alle elezioni e se fossi poi stato eletto, a versare alla Federazione degli Schützen del Tirolo Meridionale, della quale ero e sono Vicecomandante, la somma di euro 500,00 mensili. E’ lo stesso impegno che assumono generalmente tutti i candidati di tutti i partiti nei confronti del partito o del movimento che li candida.

Lo fanno i candidati di Forza Italia, come quelli del Pd, come quelli dei 5 Stelle, ecc., senza che nessuno abbia mai avuto nulla da obiettare. I 5 Stelle prevedono addirittura che, in caso di dimissione dal Gruppo, il dimissionario debba versare un’ingente somma di denaro al movimento. Ma evidentemente c’è chi vede la pagliuzza nell’occhio degli altri e non vede la trave nel proprio.

La norma incriminatrice e la giurisprudenza sono chiarissime nell’individuare i comportamenti che possono costituire gli elementi costitutivi del reato che mi è stato contestato.

Occorre anzitutto che l’interessato sia candidato. E io non lo sono stato. Occorre poi che l’accordo avvenga in prossimità delle elezioni e quindi dopo che le liste elettorali siano state depositate. L’accordo va quindi stipulato nel mese precedente alle elezioni. Questo accordo è stato stipulato oltre quattro mesi prima delle elezioni, addirittura un mese prima che le elezioni venissero indette.

Mancano pertanto i presupposti minimi per ritenere che io possa avere commesso il reato di cui sono stato accusato. Attendo quindi fiducioso la decisione della Corte d’Appello, certo che, anche in questa occasione, come sempre, i miei comportamenti siano stati eticamente e politicamente corretti.

 

 

 

 

Foto: tratta da profilo Facebook di Giuseppe Corona