BILANCIO STATO: I COMMISSIONE PAT, OK A RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – In mattinata i consiglieri che compongono la Prima commissione hanno dato parere unanime alla delibera con la quale la Provincia ha impugnato il bilancio dello Stato del 2017 e quello pluriennale 2017 – 2019. Un ricorso, ha affermato il Presidente della Giunta Ugo Rossi, che riguarda quelli che ha definito “sfridi” e “incrostazioni” giuridiche, derivanti dall’impostazione delle norme finanziarie statali, che sono contenute in alcuni articoli del bilancio statale in materia di sanità.

Per esempio la necessità di accordi con lo Stato per la ripartizione del fondo sanitario nazionale al quale la Pat, che si accolla completamente le spese sanitarie, non partecipa. Gli altri motivi del ricorso alla Consulta riguardano il pareggio di bilancio, in base al quale sono stati introdotti i fondi pluriennali vincolati; le sanzioni sul mancato equilibrio di bilancio dei comuni che, secondo la norma impugnata, dovrebbero essere devolute allo Stato. Lo stesso ragionamento, per contro, ha ricordato Rossi, è esteso al sistema dei premi per le amministrazioni “virtuose”.

 

 

*

Ddl Borga, no dal Cal: la riforma delle comunità sta dando i primi risultati.

La seduta della Prima commissione, presieduta da Mattia Civico (PD), si è aperta con le audizioni sul ddl 95 di Rodolfo Borga (Civica Trentina) che mira a introdurre meccanismi di valutazione tecnico finanziaria per capire se le gestioni associate siano davvero vantaggiose e, per quanto riguarda le comunità, prevede che la Conferenza dei sindaci elegga il presidente dell’ente. Una proposta di riforma, in sintesi, che punta a spingere fino in fondo il processo di depotenziamento delle comunità di valle.

La prima audizione è stata quella del presidente del Consiglio delle autonomie, Paride Gianmoena, secondo il quale il ddl ha dato la possibilità ai sindaci di fare un analisi della situazione. Ma, ha aggiunto, una riforma strutturale come quella che è stata fatta non può non avere criticità e i risultati potranno essere valutati a medio termine. Non è quindi opportuno intervenire in questa fase di assestamento. Alcuni elementi dovranno essere corretti, ha aggiunto Gianmoena, ma oggi si deve andare avanti col sistema delle gestioni associate e delle fusioni. Sulla parte del ddl che riguarda le comunità, il presidente del Consiglio delle autonomie ha affermato che in questa fase il rapporto tra comuni e comunità è buono.

Con questo modello, ha continuato, si sta andando avanti bene e il sistema elettorale delle comunità ha creato sinergie che con l’elezione diretta non si manifestavano. In conclusione, per Paride Gianmoena, continuare a cambiare non è possibile perché si rischia di dare un segnale d’incertezza. Intervenendo sull’altra proposta Borga in materia di elezione dei sindaci, che arriverà in commissione prossimamente, Gianmoena ha detto che andrebbe tolta qualsiasi soglia per le candidature dei sindaci. Tra l’altro, ha sottolineato, i consiglieri provinciali possono invece candidarsi alle amministrative e quindi c’è un’evidente stortura. Insomma, per il presidente del Cal, al cittadino i vincoli per le candidature dei sindaci vanno tolti restituendo libertà di scelta agli elettori soprattutto in un momento di crisi della partecipazione.

 

 

*

Per il Coordinamento imprenditori quella di Borga sarebbe la via giusta.

Seconda audizione quella del coordinamento provinciale imprenditori. Claudio Filippi dell’Associazione artigiani ha letto una nota del presidente De Laurentis con la quale il ddl Borga è stato definito interessante soprattutto dove prevede che la gestione associata non debba essere obbligatoria se si dimostra che non porta benefici o introduce costi maggiori. Anche Confcommercio, è intervenuto Ferruccio Veneri, ha espresso parere favorevole sulla non obbligatorietà delle gestioni associate perché parte dalla considerazione della necessità di un contenimento dei costi. Paolo Angheben di Confindustria, richiamandosi alla visione classica degli industriali, ha ricordato che gli industriali rimangono legati a una suddivisione istituzionale su due livelli: Pat e comuni. Lo slogan, ha ricordato, era e rimane quello: “per una sussidiarietà efficiente”.

Ed ha ricordato che le comunità di valle dal 2006 sono nate con un carattere funzionale, quindi come strumento e non come un ulteriore soggetto istituzionale. Il ddl di Borga, ha riconosciuto Angheben, porta a compimento il processo di depotenziamento delle Comunità facendole uscire dalle ambiguità dovute anche al sistema elettorale. Il ddl porterebbe a una semplificazione che andrebbe nel verso del principio della responsabilità. Insomma, la valutazione complessiva di Confindustria del ddl è positiva, proprio perché va nel verso della semplificazione istituzionale e di una maggiore efficienza. Inoltre, l’obbligo comparazione dei costi e la loro analisi per le gestioni associate contenuta nel ddl, secondo Confindustria, è giusta perché la loro ratio proprio quella di razionalizzare i costi. Infine, Angheben ha lanciato un appello a non dimenticare il cantiere fondamentale della riforma dello Statuto, che sembra essere naufragato dopo il 4 dicembre. Si spera, ha aggiunto, che da questo sortisca qualcosa e non un’ulteriore ammoina che non porta nulla. Perché, secondo Confindustria, il Trentino deve rimanere radicato nelle sue valli ma con la testa aperta sul mondo.

 

 

 *

La Cgil, non si può fare un’altra riforma. La Fenalt, i tagli del personale alla fine provocano maggiori spese.

Le valutazioni delle organizzazioni sindacali. Franco Ianeselli, segretario generale della Cgil, ha espresso dubbi sulla modifica delle comunità di valle che, secondo il ddl Borga, sarebbe governate dai sindaci. Ma soprattutto non appare opportuno avviare un’ulteriore riforma istituzionale. Sulle gestioni associate, ha detto che è giusto tenere conto del fattore costi, ma la collaborazione tra comuni va posta all’interno di una strategia più ampia. Gianfranco Mastrogiuseppe, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, ha ricordato che le gestioni associate sono partite quasi ovunque e, dal punto di vista del personale, pensare di tornare indietro è impensabile.

Patrizia Emanuelli, sempre della Funzione pubblica Cgil, ha ricordato che il sindacato ha gestito 21 fusioni, e le difficoltà sono state tante. Maurizio Valentinotti segretario Fenalt ha detto che potrebbe essere positivo passare a una gestione dei sindaci delle Comunità, ma anche in questa proposta non c’è stato un ragionamento sul personale. Mettendo al primo posto i costi si finisce di ridurre il personale incidendo sull’efficienza dei servizi. Calo della qualità che spesso costringe le amministrazioni a esternalizzare le funzioni, appaltandole a ditte private con un aggravio dei costi dei bilanci comunali.

 

 

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

comunicato consiglio (4)-12

 

 

 

 

 

Foto: archivio Consiglio Pat