PAT - LA RICERCA IN TRENTINO

- ARTE SELLA -

Nel video gli interventi di:
MAURIZIO FUGATTI (presidente Provincia autonoma di Trento)
ACHILLE SPINELLI (assessore  Sviluppo economico, ricerca e lavoro)
FRANCESCO PROFUMO (presidente Fbk)
ANDREA SEGRÉ (presidente Fem)

Boom del +8,6% in un anno dei prodotti che espongono la scritta “100% italiano” con una confezione di prodotti alimentari su quattro (25,1%) che sugli scaffali dei supermercati richiama l’origine nazionale con scritte, certificazioni o bandiere tricolori. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti sugli ultimi dati Osservatorio Immagino della Nielsen nel 2018. L’italianità – sottolinea la Coldiretti – è diventato il fenomeno di maggior richiamo con le vendite dei prodotti alimentari “patriotici” che sono arrivate a superare i 6,4 miliardi di euro durante l’anno.

Addio dunque alle mode esterofile del passato, dai formaggi francesi alla birra tedesca, a tavola vince il sovranismo alimentare come si evidenzia dal fatto che i 2/3 dei consumatori disponibili a pagare almeno fino al 20% in più per garantirsi l’italianità del prodotto secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

Per tutelare i consumatori contro gli inganni dei prodotti stranieri spacciati per Made in Italy, con l’approvazione definitiva del DL Semplificazioni da parte del Parlamento è diventato finalmente legge l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per valorizzare la produzione agroalimentare nazionale e consentire scelte di acquisto consapevoli. La norma – sottolinea la Coldiretti – consente di estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di provenienza geografica ponendo fine ad una situazione contradditoria in cui ¼ della spesa è ancora anonima. L’obbligo vale infatti per la carne fresca ma non per quella trasformata in salumi, per l’ortofrutta fresca ma non per succhi, marmellate e legumi in scatola, per il miele ma non per lo zucchero.

La preferenza nazionale è giustificata dai primati qualitativi e di sicurezza conquistati dell’agroalimentare Made in Italy secondo la Coldiretti chiude il 2018 con un bilancio di 5056 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni, 294 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership europea nel biologico con oltre 60mila aziende agricole bio, 40mila aziende agricole impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione, la piu’ vasta rete mondiale di mercati degli agricoltori sotto l’unica insegna con Campagna Amica e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il maggior numero di prodotti agroalimentari con residui chimici regolari (99,4%).

La ricchezza enogastronomica territoriale si evidenzia attraverso la diffusione delle indicazioni regionali sulle confezioni con il Trentino-Alto Adige al primo posto sia per numero di prodotti in cui viene indicato in etichetta sia per il valore delle vendite che superano i 327 milioni di euro, +5,8% in un anno, grazie soprattutto a spumante, vini, mele e speck. Al secondo posto si trova il “marchio” Toscana, con 217 milioni di euro di vendite (+9,4%) grazie a vino, derivati del pomodoro e affettati.

Vende anche l’immagine della Sicilia che è terza in classifica con oltre 246 milioni di euro di vendite (+4,4%) realizzate in particolare grazie a vino, yogurt e gelati. Ma un vero e proprio boom lo hanno vissuto i prodotti con l’indicazione di origine legata alla Puglia che hanno fatto registrare una crescita del +12,7% con vendite per 79 milioni di euro in particolare su vini, mozzarelle e taralli. Balzo in avanti importante anche per il Piemonte (+9,7%) per un valore di oltre 184 milioni di euro con le vendite di carne bovina, acqua minerale gassata e vini.