BEZZI * FEDERAZIONE PROVINCIALE ALLEVATORI: ” ROSSI E DALLAPICCOLA SOLO PAROLE DA ANNI, AL COMPARTO PRODUTTIVO TRENTINO SERVE ALTRO “

Rossi e Dallapiccola solo parole da anni, agli allevatori serve altro. La Festa di Primavera organizzata a Trento dalla Federazione Provinciale Allevatori ha avuto un grande successo di pubblico, ma le parole sollevate dal Direttore e arrivate attraverso i media mettono in risalto come gli allevatori trentini si aspettino, dalla politica, qualcosa in più di chiacchere e promesse.

La passione che gli allevatori ripongono nel loro lavoro è indubbia considerato il sacrificio che richiede tale attività, ma se a questo si somma la mancanza di sostegno da parte della politica il sistema non regge.

Troppe ormai le criticità (uso le parole di Valorz riportate sul giornale di oggi: C’è bisogno di una più rigida disciplina sulla concessione del marchio “Qualità Trentino”, oggi è sufficiente che un capo rimanga 6 mesi in stalla per avere il diritto del marchio a danno dei capi nati e allevati in Trentino). Rossi e Dallapiccola hanno in questo, gravi responsabilità dettate dall’incompetenza e dalla presunzione di poter gestire in maniera funzionale tutto ciò che gli compete.

Come ho già rilevato la scorsa settimana con una interrogazione, altra gande preoccupazione degli agricoltori di montagna è il pesante ritardo del pagamento dei premi europei. Ritardi non più sostenibili per le piccole aziende che si trovano a dover anticipare costi importanti e determinanti per il raggiungimento degli obiettivi posti dall’Europa per il finanziamento e che devono ancora incassare i premi riferiti all’annata agraria 2016.

In questo contesto, a dare libero sfogo ai propri pensieri è stato un allevatore di montagna che denunciava come dietro ai finanziamenti europei del Piano di Sviluppo Rurale, che difendono sì nobili principi, come quello di favorire pratiche agricole sostenibili/rinnovabili o mantenere operative le aziende su territori dove la produzione economica in senso stretto non si auto sostiene, si potrebbero nascondere dei grandi interessi economici.

Uno dei quali, riferiva l’allevatore, sarebbe quello legato al business dell’affitto delle malghe senza capi, locate alle grandi aziende di pianura che a loro volta sono finanziate con soldi europei in base alle superfici.

La domanda è, se tale politica agricola portata avanti dall’U.e. sia davvero nell’interesse dell’agricoltura di montagna e soprattutto del sostegno alle aree che presentano situazioni di svantaggio economico–sociale, rispetto all’evidente svilupparsi di attività che determinano una vera e propria corsa da parte di queste società ad accaparrarsi pascoli.

A pagarne le conseguenze sono gli allevatori locali di montagna che oltre a dover tollerare una dura attività lavorativa, devono supplire con denaro proprio alle lungaggini burocratiche, per avere il loro riconoscimento economico spettante dalla U.e. La domanda ovviamente va rivolta a chi si occupa di tali politiche a livello U.E ma anche a chi, nella nostra Provincia Autonoma ha la responsabilità della politica agricola della montagna.

Pertanto basta chiacchere, gli allevatori si aspettano risposte concrete e puntuali su tutti i fronti, diversamente si rischia seriamente di mettere in ginocchio l’intera economia agricola trentina.

 

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Giacomo Bezzi

Forza Trentino