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SETTIMANALE “ OGGI “ * IN EDICOLA IL 2 SETTEBRE: « PAOLA PEREGO E SIMONA VENTURA / CASO TIZIANA CANTONE / L’AMORE BONATTI-PODESTÀ »

SU «OGGI» PAOLA PEREGO E SIMONA VENTURA: «TORNIAMO INSIEME IN TV SFIDANDO CHI CI VUOL MALE»

Il 3 ottobre partirà su Rai 2 “Citofonare Rai 2”, contenitore domenicale condotto in coppia da Paola Perego e Simona Ventura. Le conduttrici ne parlano in esclusiva a OGGI, in edicola da domani, e si tolgono qualche sassolino dalla scarpa. L’idea della “doppia” conduzione è venuta alla Perego: «Stavo scrivendo il programma con il mio gruppo di autori e cercavamo un guizzo che rompesse gli schemi, pur restando nel solco dei contenitori domenicali della Rai. Allora mi sono detta: “Ma perché non mettere a condurre due donne? Non l’ha fatto mai nessuno!”». SuperSimo ha accettato subito e “minaccia”: «So che girano già scommesse su quanto dureremo. Ve lo dico io: moltissimo, dureremo!». Aggiunge la Perego: «Se la trasmissione andasse bene sarebbe un successo contro tutto e tutti. Già me li vedo, i gufi. E soprattutto le “gufe”». E a chi sospetta che l’operazione nasca anche per far dimenticare alcune recenti esperienze andate per ognuno forse al di sotto delle aspettative, replica la Ventura: «Di due uomini una fesseria così non l’avrebbero detta. Due uomini che dividono il palco sono dei fighi, due donne sono delle fifone terrorizzate dall’Auditel. Ma mi faccia il piacere!».

Oltre a parlare di sé e dei propri amori, quelli passati e quelli felicemente in corso, le due conduttrici raccontano come è nata la loro amicizia (merito di un tweet della Ventura in solidarietà con la collega: «Si espose, andando contro la Rai. Molte mie amiche più “storiche” si sono limitate alla solidarietà privata»), dopo anni di rivalità: «Appartenevamo a due squadre diverse, lei a quella di Lele Mora, io a quella di Presta. Ci guardavamo con prudenza, per usare un eufemismo», dice la Perego. E la Ventura: «Io avevo grande stima di Paola, ma non potevo esprimerla pubblicamente: la mia fazione mi avrebbe linciata».

CASO TIZIANA CANTONE/IL MEDICO LEGALE CHE PROSPETTA L’OMICIDIO A «OGGI»: «NON SI IMPICCO’, FU STROZZATA. ANCHE DOPO CINQUE ANNI ORA SERVE UN ESAME ISTOLOGICO PER LA CONFERMA»

Mariano Cingolani, ordinario di Medicina Legale all’Università di Macerata e consulente della famiglia di Tiziana Cantone, spiega a OGGI, in edicola da domani, perché si è convinto che la ragazza sei anni fa non si impiccò ma fu strozzata.
«Ho detto alla madre che dalle immagini fotografiche che mi sono state fornite, c’erano due segni sul collo della povera Tiziana riconducibili a tempi e modalità distinte. Uno attribuibile a uno strangolamento realizzato da qualcuno che ha voluto mettere fine alla vita di sua figlia, mentre l’altro a un impiccamento che ne simulasse il suicidio. Ne è rimasta toccata e sorpresa», dice il medico legale. Dopo la riesumazione del cadavere fatta a giugno per effettuare l’autopsia non svolta all’epoca dei fatti, il parere pro veritate del professor Cingolani è stato consegnato alla Procura e per avere riscontri su suddetto parere basterebbe un esame istologico sui tessuti: «È possibile anche a distanza di anni valutare la vitalità delle lesioni attraverso dei test istochimici, ovvero stabilire se una lesione è stata inferta quando il corpo era ancora in vita oppure no. La letteratura scientifica ha mostrato che questi test è possibile farli anche dopo dieci anni ottenendo risultati pressoché certi», spiega a OGGI Cingolani.

L’AMORE BONATTI-PODESTA’ VA SU RAI 1/SU «OGGI» LA TESTIMONIANZA DEL BIOGRAFO ANGELO PONTA: «COSI’ ROSSANA LO TENNE CON SE’ ANCHE DOPO LA MORTE»

«Walter e Rossana furono insieme per trent’anni… più due». Così scrive Angelo Ponta, chiamato dalla Podestà a riordinare lo sterminato archivio di Bonatti e curatore dei libri che ne sono derivati, sul settimanale OGGI, in edicola da domani, alla vigilia della messa in onda della docu-fiction «Sul tetto del mondo – Walter Bonatti e Rossana Podestà», diretta da Stefano Vicario, figlio di Rossana, in onda su Rai 1, il 12 settembre, in prima serata.
Racconta Ponta: «Per due anni, fui testimone di un amore che solo chi non conosce l’amore potrebbe definire “a distanza”: per il mondo, Walter non c’era più (è scomparso nel settembre 2011, ndr), ma per Rossana lui era ancora lì. E aveva ragione lei, naturalmente. Lei che parlava di lui al presente («Guarda com’è disordinato, ha lasciato in giro i documenti»; «Quando si arrabbia, a Walter vengono gli occhi della tigre»…). Lei che si stupiva per ogni foto risorta da un cassetto, e voleva guardare, sapere: ogni scoperta era allegria, emozione, a volte commozione… Per lei, guardare un’immagine mai vista di Walter era come rinnovare un incontro. Di questo si trattava, certo: con quel suo frugare Rossana voleva tenere Walter con sé, averlo vicino ancora per un po’ di tempo. Tant’è che dopo il primo libro volle subito che mettessimo mano a un altro, mentre lei già si dedicava a un documentario su di lui. E quando libri e documentari erano pronti, lei girava l’Italia per raccontarli, intelligente e determinata, incontrando e ritrovando il pubblico che per decenni aveva seguito Walter e così, anche così, sentendosi accanto a lui. Per due anni Rossana si circondò non di rimpianti o di fantasmi, ma di presenze. Di una presenza: quella di Walter. Fino a quando, nel dicembre del 2013, si concluse anche il viaggio di lei».