Di Luca Franceschi
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Il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato ha replicato duramente al capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, accusato di aver diffuso false informazioni riguardo l’inchiesta “mafia-appalti”. Scarpinato ha ricordato che diverse persone sono state condannate per diffamazione aggravata dai tribunali per aver sostenuto la stessa accusa rivolta a lui dal parlamentare di Fratelli d’Italia.
Il senatore pentastellato ha sottolineato come Malan abbia dimostrato di non conoscere la materia, leggendo con difficoltà in aula frasi preparate da altri. Scarpinato ha precisato che l’indagine “mafia-appalti” non è mai stata archiviata, contrariamente a quanto affermato dall’esponente del centrodestra.
L’inchiesta, avviata nel 1991, è proseguita ben oltre l’estate del 1992 e ha prodotto risultati significativi: oltre un centinaio di arresti che hanno coinvolto capi mafia, politici, imprenditori di livello nazionale e altri colletti bianchi, oltre a numerose richieste di autorizzazione a procedere nei confronti di parlamentari.
Scarpinato ha chiarito che alcuni indagati archiviati nel luglio 1992 per insufficienza di riscontri furono successivamente arrestati nel maggio 1993 dagli stessi magistrati, grazie alle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia sopraggiunte nel frattempo.
Il senatore M5S ha poi contrattaccato, affermando che gli “scheletri nell’armadio” appartengono alla maggioranza di centrodestra, tra cui figurerebbero i mandanti e i complici delle stragi del 1992-93. Ha quindi chiesto a Malan di spiegare perché il centrodestra abbia impedito sistematicamente in commissione Antimafia qualsiasi indagine conoscitiva sui depistaggi delle investigazioni sulle stragi e sulla partecipazione di soggetti esterni.
Secondo Scarpinato, l’attacco di Malan rappresenterebbe un classico tentativo di distrazione di massa, volto a sviare l’attenzione dalle possibili infiltrazioni mafiose all’interno di Fratelli d’Italia, denunciate dalla stampa libera e dalle opposizioni.
Il parlamentare pentastellato ha citato specificamente il caso Delmastro-Caroccia-Senese e i ripetuti contatti all’interno di FdI di Gioacchino Amico, legato al clan Senese, definendoli “macigni” che avrebbero gettato nel panico gli esponenti del centrodestra.
Scarpinato ha poi ricordato la lunga lista di esponenti di vertice dei partiti dell’attuale maggioranza condannati con sentenza definitiva per complicità con la mafia: Marcello Dell’Utri, Antonino D’Alì, Nicola Cosentino, Amedeo Matacena e molti altri.
Il senatore ha concluso evidenziando come la maggioranza degli italiani abbia risposto con un “storico no” al tentativo del centrodestra di presentare questi personaggi, insieme a figure come Previti e Formigoni, come vittime di una magistratura politicizzata da riformare. È proprio questo rifiuto popolare, secondo Scarpinato, a dare forza al Movimento 5 Stelle per continuare la battaglia nonostante “il fango e le menzogne”.
