Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
*
Elisa Viliotti – Presidente della Consulta provinciale per la Salute
///
Sanità: dalla frammentazione alla presa in carico integrata. Negli ultimi anni la sanità europea e italiana sta cambiando in profondità, modificando il modo stesso di intendere la cura lungo tutto l’arco della vita. Si passa da un modello centrato sull’emergenza e sull’ospedale a un approccio che mette al centro la persona, garantisce continuità ai percorsi e offre risposte più vicine ai luoghi di vita quotidiana.
Si afferma una logica di cura di comunità, che unisce salute, benessere sociale e relazioni di prossimità, con l’obiettivo di costruire interventi integrati e personalizzati. Interventi basati sul-la personalizzazione, con la condivisione del progetto assistenziale sulla base di bisogni, preferenze e contesto di vita, sull’integrazione, con il superamento delle barriere tra sanitario, sociale e comunità tramite équipe multiprofessionali, valutazioni multidimensionali e una regia unica dei percorsi, sulla prossimità e domiciliarità, che riportano la cura a casa, nel quartiere e nei servizi di comunità, grazie a tecnologie digitali e riorganizzazione dei servizi territoriali.
La sanità diventa così una rete di alleanze tra istituzioni, professionisti, comunità e famiglie per soste-nere fragilità e progetti di vita nel tempo. Grazie al PNRR e al DM 77/2022, il valore della sanità non si misura più solo sul numero di prestazioni, ma sulla capacità di promuovere autonomia delle persone, qualità della vita e sostegno ai caregiver.
Anche il sistema trentino muove in questa direzione. Il principio della presa in carico globale e inte-grata è affermato nelle norme provinciali, negli strumenti di programmazione e nei progetti collegati al PNRR, come “Casa come primo luogo di cura e telemedicina”, lo sviluppo delle Centrali operative territoriali (COT), il nuovo modello di assistenza territoriale e le direttive sui servizi socio sanitari.
Queste iniziative mirano a percorsi personalizzati, continuità assistenziale e integrazione sociosanitaria per anziani, persone con disabilità, patologie croniche o problemi di salute mentale, investendo su strumenti che interpretano il nuovo paradigma: Punti Unici di Accesso (PUA) come porta di ingresso unitaria per bisogni complessi, percorsi di assistenza domiciliare integrata, telemedicina per la gestione proattiva delle cronicità, Ospedali di comunità per fase post acuta e riabilitazione a bassa intensità. Strumenti che possono ridurre frammentazione, riospedalizzazioni evitabili e carico sulle famiglie.
Tuttavia, le nuove direttive – come quelle del 2026 su disabilità, riabilitazione, salute mentale e non autosufficienza – mostrano che il modello della presa in carico è ancora in fase di costruzione. Persi-stono differenze tra territori e ambiti assistenziali nell’uso sistematico di Punti Unici di Accesso, della valutazione multidimensionale, dei Piani Assistenziali Individualizzati e dei progetti di vita, così come nella reale integrazione tra componenti sanitarie e sociali, con il rischio che persone e famiglie continuino a percepire un sistema frammentato, “a sportelli”, più che un percorso guidato.
In un contesto che dovrebbe favorire governance unitaria e sperimentazione di modelli integrati, la vera differenza non sarà data dal numero di strutture, ma dal fatto che Case della comunità, Centrali Operative Territoriali e Ospedali di comunità diventino davvero punti attivatori di percorsi di presa in carico. Bisogna evitare che restino solo contenitori infrastrutturali, e farne invece luoghi in cui valuta-zione multidimensionale, progetto personalizzato e lavoro integrato tra sanitario, sociale e comunità locale siano prassi quotidiana, verificata e misurata.
La priorità, oggi, non è introdurre nuovi principi, ma consolidare governance, organizzazione e competenze. La presa in carico deve diventare standard operativo, trasformando i Distretti sanitari in Distretti socio sanitari, con una regia capace di garantire accesso equo, continuità dei percorsi e integrazione delle risorse. Servono responsabilità chiare sugli esiti (continuità di cura, riduzione dei ricoveri evita-bili, soddisfazione di utenti e caregiver), valorizzazione delle associazioni di pazienti e familiari nella progettazione dei servizi, e una digitalizzazione effettiva, dal fascicolo sanitario elettronico alle piatta-forme territoriali, che sostenga davvero il cambio di paradigma.
In termini di politiche, ciò significa rendere vincolante la presa in carico integrata nei mandati di Di-stretto e nelle intese tra ASUIT, Comuni/Comunità di Valle e Terzo Settore; uniformare l’uso di Punti Unici di Accesso, valutazione multidimensionale, Piani Assistenziali Individualizzati e progetti di vita; allineare infrastrutture e modelli organizzativi perché le nuove strutture diventino veri nodi di rete; investire nella partecipazione e nella trasparenza, coinvolgendo stabilmente associazioni di pazienti e caregiver nella progettazione e nel monitoraggio dei percorsi. Se il linguaggio della presa in carico è ormai condiviso, ciò che farà la differenza sarà la governance concreta: dove e come si decide, chi risponde degli esiti, quanto spazio è dato alla voce di pazienti, caregiver e comunità.
