Gentile direttore,
in merito al dibattito ospitato sulle pagine della stampa locale relativo alla comunità di Arco e alle sue istituzioni, come gruppo delle Donne in Nero dell’Alto Garda e Ledro avvertiamo il dovere civico e morale di intervenire per ricondurre il confronto sui binari della correttezza, dell’onestà intellettuale e del rispetto reciproco.
Il nostro è un movimento internazionale che ha fatto del silenzio un’arma forte, densa e partecipata in tutto il mondo per denunciare gli orrori della guerra. Conosciamo bene, quindi, quale sia il valore profondo di un “passo indietro” o di un silenzio meditato di fronte alle tragedie della storia.
Crediamo però che in alcuni casi sia un preciso dovere usare le proprie corde vocali; questo accade quando le voci pubbliche sconfinano oltre l’argomento originario, declinando nella strumentalizzazione politica e ideologica, proprio come sta avvenendo da qualche giorno.
Esprimiamo pertanto la nostra piena e convinta approvazione in merito alla scelta della Sindaca Arianna Fiorio e della giunta comunale di Arco di non presenziare alle premiazioni dei Campionati mondiali giovanili di arrampicata in segno di protesta contro la presenza della delegazione di Israele.
La decisione dell’amministrazione non ha rappresentato un atto di ostilità, né un attacco ai valori dello sport, ma un gesto simbolico, pacifico e di altissimo profilo etico. Sostenere il contrario significa capovolgere il senso di un’azione che ha voluto preservare la dignità stessa dell’evento, evitando una potenziale e strumentale normalizzazione della violenza bellica.
In questo quadro di meditata responsabilità, appaiono del tutto fuori luogo quanto improvvide le osservazioni espresse da alcuni esponenti e forze politiche locali e provinciali, associazioni e realtà sociali e figure del mondo dello sport: liquidare la scelta della giunta evocando la necessità di una generica presenza e riducendo il concetto di dialogo a una pura formalità cerimoniale manifesta una profonda miopia. Il vero dialogo non si alimenta di presenze passive o di facciata; l’intervento del consigliere comunale Nicola Cattoi dimostra purtroppo una superficiale incomprensione della portata morale dell’atto istituzionale.
Per le stesse ragioni, respingiamo anche con fermezza le repliche formulate dall’Associazione
“Italia-Israele”, che ha liquidato la scelta della giunta come frutto di “pregiudizi ideologici”.
Declassare una posizione etica così sofferta sotto la categoria del pregiudizio significa impoverire il dibattito pubblico, riducendolo a una polarizzazione sterile che non rende giustizia alla complessità dei fatti e al rispetto dei diritti umani e internazionali.
Quando il dibattito scivola verso questa deriva di strumentalizzazione, chi ha a cuore la pace ha il dovere di far sentire la propria voce. Difendere la scelta della giunta Fiorio significa oggi riaffermare che le nostre istituzioni locali sono un organo vivo, capace di assumere posizioni coraggiose in nome di una pace che deve essere attivamente e coerentemente testimoniata.
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Donne in Nero dell’Alto Garda e Ledro: referenti coordinatrici:
Angioletta Maino
Claudia Lorenzi
Patrizia Perini
