Gentile direttore,
relativamente al pensiero del prof. Andreaus in merito alla quotazione in borsa di Dolomiti Energia, più volte pubblicato con ampio risalto dalla stampa locale, gradiremmo sottoporre a Lei ed ai lettori le seguenti osservazioni, che per maggior chiarezza esponiamo per punti.
1) Il prof. Andreaus afferma, che senza quotazione in borsa si arresterebbe la crescita di Dolomiti Energia.
Non concordiamo, poiché per investire e crescere si può benissimo finanziare la società senza consegnarla nelle mani della speculazione finanziaria globale: infatti, come ha fatto e continua a fare Alperia, si può ricorrere all’emissione di obbligazioni o al credito della Banca europea degli investimenti, anche negoziando con essa tassi interessanti.
2) Il prof. Andreaus afferma, che anche in caso di quotazione in borsa la governance di Dolomiti Energia rimarrebbe blindata, nelle esclusive mani dei soci pubblici (ed attuali soci privati). Non concordiamo, poiché la società, una volta quotata in borsa, verrebbe necessariamente governata sulla base dei desiderata del mercato finanziario, il quale ha come unico fine la massimizzazione degli utili di ogni esercizio e, soprattutto, dei dividendi per gli azionisti, ed al quale, ovviamente, nessun Consiglio di amministrazione, ancorché composto per intero da rappresentanti dei soci pubblici, potrebbe imporre decisioni nell’interesse del Trentino/Tirolo meridionale e dei suoi abitanti, eccetto che in quei casi, meramente fortuiti, per i quali tali decisioni coincidessero con la massimizzazione dei dividendi attesi nell’esercizio in corso.
3) Il prof. Andreaus non risponde alle seguenti fondamentali domande: perché si insiste con la tesi della quotazione in borsa? Perché non si guarda cosa fa Alperia, società gemella di Dolomiti Energia?
4) Il prof. Andreaus non spiega quella che è l’unica conseguenza certa della quotazione in borsa, cioè il fatto che gli attuali soci privati di Dolomiti Energia acquisirebbero un vantaggio enorme, consistente nella rivalutazione delle loro attuali azioni al valore della perizia di collocamento e che pertanto, in caso di successiva cessione delle stesse, tali soci realizzerebbero capital gain da favola.
5) Il prof. Andreaus non dimostra di tenere in debito conto quali siano le normali intenzioni di qualsiasi socio privato che, come dimostrato dal fondo australiano nella vicenda di Hydro Dolomiti, (sulla quale sta peraltro indagando una commissione ad hoc del Consiglio provinciale), ovviamente punta solo ad acquistare quote, mungere dividendi ed infine cedere le quote stesse realizzando capital gain.
6) Ci fa piacere l’accenno (minimo sindacale) del prof. Andreaus al polo energetico regionale, con Alperia, (senza peraltro neanche sfiorare l’idea del polo euroregionale, con Alperia e Tiwag, tanto che viene da chiedersi cosa si pensa di fare, di concreto, tramite l’Euregio…).
Peccato che, come molti altri che lo hanno preceduto e lo affiancano – per lo più sbandieratori delle teorie della “massa critica” e del “Trentino piccolo e solo”, teorie con le quali, prima si è distrutta l’agricoltura di montagna arrecando enorme pregiudizio all’ambiente, all’agriturismo ed al turismo, poi si sono vendute la Cooperazione e le banche (gioielli di famiglia, come anche la povera Regione!) ed ora si insiste per la PIRUBI – anch’egli ci racconta che “con Bolzano no, con Bolzano non si può, perché Bolzano non vuole….”: insomma le solite amene scuse, accampate da tutta la classe dirigente alla guida del Trentino/Tirolo meridionale da più di 80 anni e con le quali si sono prodotti i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti e che decretano una netta sconfitta del “modello Trento” rispetto al “modello Bolzano”, in termini di prodotto interno lordo per abitante, solidità delle imprese, apertura delle stesse ai mercati internazionali, sviluppo economico complessivo. Viene da chiedersi: tutto ciò, cui prodest?
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Il Presidente – Franco Beber
Il Portavoce – Paolo Monti
