Gentile direttore,
Il dibattito aperto per il progetto di circonvallazione di Torbole ci riporta ad una domanda alla quale non si vuole dare risposta. E’ possibile assicurare nelle località turistiche e per raggiungere le stesse una circolazione se non proprio veloce almeno scorrevole oltre che sicura? Ed è possibile farlo senza scaricare su altre località il peso del traffico? E conseguentemente ha senso investire centinaia di milioni per progetti di nuove strade?
Io credo di no o comunque non se rimangono invariate le politiche del trasporto merci e quello delle persone e dei pendolari in modo particolare. Certo qualche beneficio per i centri abitati coinvolti ci sarà, ma nei fatti quello che accade è che si sposta il problema, si toglie un tappo e lo si crea in un altro luogo.
Non c’è dubbio che l’attraversamento di Nago, come a suo tempo quello di Mori, andava superato ma quando entrerà in funzione la nuova galleria si riproporrà analogo problema nella piana di Arco. E infatti il comune di Arco lancia un grido di allarme per l’ipotesi di tangenziale di Torbole che aumenterà i flussi di traffico sul proprio territorio, così come quello di Riva rischia di veder compromessa la possibilità di alleggerire la fascia lago. Ho vissuto da vicepresidente della Provincia analogo problema quando si voleva realizzare la galleria di Nago perché non si era riusciti a trovare una soluzione che andasse bene a tutti. Per inciso l’avremo già in funzione da vent’anni se non fossero prevalsi i veti incrociati.
Il tema è che ci sono giornate e fasce orarie nelle quali il Trentino con la sua offerta turistica non può sottrarsi ad un sovraccarico e non che per il resto dell’anno sia una situazione tranquilla, sopratutto a ridosso delle aree urbane come Rovereto e Trento.
Allora non si può fare niente? Nemmeno questo è vero, ma certo è che a forza di soluzioni tampone per fronteggiare le emergenze non si va tanto lontani, anzi si rimane proprio in coda.
La prima cosa da fare è mettere in discussione il trasporto merci e la sua logistica. Non è possibile che lo si continui ad incrementare senza affrontare alcuni nodi: il primo è quello di riconoscere e far pagare i costi ambientali anche per ridurre la schizofrenica organizzazione che fa girare avanti e indietro più volte le stesse merci solo per non si pagano i veri costi di trasporto, così come va rimessa in discussione la localizzazione delle aziende di trasporto (l’Alto Garda ne sa qualcosa); il secondo è cancellare la convenienza del trasporto su gomma per trasferirlo su rotaia perché è assurdo che, in attesa del raddoppio della linea, non si utilizzi la capacità attuale e per farlo però ci vuole la giusta logistica perché altrimenti la nuova linea del Brennero sarà uno spreco.
La seconda sfida è quella che riguarda sia l’organizzazione del lavoro e dei servizi che il pendolarismo che genera: qualcosa è migliorato con il lavoro a distanza o col le bici elettriche, ma la mancanza di servizi nelle valli continua a complicare le cose. In Trentino si continuerà ad usare l’auto in molte località perché non c’è alternativa, ma una gran parte del pendolarismo potrebbe trovare risposta da una mobilità pubblica più decisa.
Certo è che non si fa un passo in avanti se si continuano ad offrire parcheggi nelle città e a non investire sulla rotaia- si veda la contraddizione tra i milioni investiti per nuove e molte volte discutibili strade e l’assenza di investimenti nelle ferrovie minori(a partire da quella di collegamento con il Garda) o nella riorganizzazione e prolungamento di quelle esistenti.
Possibile che sull’attuale asse ferroviario non sia possibile raggiungere un luogo di lavoro e di studio senza dover cambiare quattro volte il mezzo di trasporto?
La terza sfida riguarda il turismo che è impossibile trasferire in toto su una mobilità pubblica, ma certo sarebbe interessante se, per fare un esempio, da Monaco si potesse raggiungere in treno direttamente il Garda e con la propria bici appresso; ma c’è la possibilità di incentivare i buoni modelli che limitano i movimenti in auto una volta raggiunte le località turistiche e la necessità di porre un argine alla ricerca spasmodica dei selfie con il divieto necessario per fasce orarie del transito sui passi alpini.
Perché dei limiti vanno posti al turismo anche favorendo la redistribuzione dell’offerta nei territori e nelle stagioni.
Queste tre sfide sono però possibili se ci fosse una volontà politica opposta a quella dell’attuale governo provinciale che pensa ancora al demenziale completamento della Valdastico e che si preoccupa, incapace di immaginare un altro scenario, solo dei limiti della circolazione in Austria.
In Trentino c’è un detto che dice che: “non si può volere sia l’orto che le verze”, che non si può quindi espandere la domanda nelle località già cariche e pretendere di avere un traffico scorrevole.
Meglio fermarsi prima di sprecare territorio e soldi per nuove strade, perché anche gli imperativi indiscutibili della sicurezza e della qualità ambientale di chi vive nei centri abitati deve misurarsi con la necessità di una politica complessiva per il futuro, evitando di disfare con la mano sinistra quello che si fa con la destra.
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Roberto Pinter
