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COMUNE DI TRENTO * «IL SINDACO IANESELLI CONDANNA L’ARRIVO DELLA NAZIONALE UNDER 18 ISRAELIANA, LO SPORT NON È NEUTRALE DI FRONTE AI DIRITTI UMANI»

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21.09 - martedì 21 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Vorrei presentarvi la città che ho l’onore di amministrare perché possiate comprendere le proteste e l’indignazione con cui è stata accolta la notizia dell’arrivo a Trento della nazionale israeliana under 18 di basket.

Dal secondo dopoguerra Trento non ha mai smesso di riflettere sul proprio tragico passato e ha sempre condannato con fermezza la violenza, la discriminazione, il razzismo di ogni genere. Solo l’anno scorso in piazza Duomo abbiamo posato una targa che ricorda i nostri concittadini ebrei ingiustamente torturati e uccisi nel 1475 durante un pogrom antisemita. Ogni primavera la festa della pace richiama nel cuore della città i bambini di tutte le scuole, impegnate quotidianamente a testimoniare i valori della solidarietà, dell’uguaglianza e della riconciliazione. Più volte all’anno ricordiamo i partigiani che hanno dato la vita per combattere il fascismo e il nazismo, con la loro folle ideologia suprematista e violenta.

In coerenza con la nostra Costituzione, riteniamo che la forza non debba essere il mezzo di risoluzione dei conflitti: per questo abbiamo condannato l’attacco sanguinoso del 7 ottobre, per questo siamo scesi in piazza con i nostri concittadini quando abbiamo assistito alla reazione del Governo israeliano, indegna di un paese che si professa civile e democratico. I numeri del massacro confermati da attendibili osservatori internazionali sono atroci: oltre 70 mila palestinesi uccisi, di cui almeno 20 mila bambini, assimilati ai terroristi di Hamas. Un’antica capitale mediterranea, Gaza, ridotta in macerie insieme ai villaggi intorno. I superstiti costretti a vivere in condizioni disumane, senza cibo né acqua e sufficienza, senza cure mediche. Per non parlare della protezione garantita dall’esercito israeliano ai coloni che bruciano i villaggi della Cisgiordania, ne uccidono o allontanano gli abitanti, profanano chiese e moschee come avveniva in Europa con le sinagoghe poco meno di un secolo fa.

Trento vuole essere una città aperta e sentirsi “partecipe dei destini della comunità mondiale”, come del resto è scritto nel nostro statuto comunale. Per questo per noi è impossibile restare indifferenti, anche quando si tratta “solo” di sport. Abbiamo imparato da Nelson Mandela che lo sport è una cosa seria: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo – ha scritto il presidente sudafricano che ha sconfitto l’apartheid – Ha il potere di unire le persone, parla ai giovani un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”.

A noi piacerebbe che i giovani ragazzi della squadra leggessero questa lettera. E prendessero coscienza del fatto che le regole dello sport e il fair play sono pura forma se non rispecchiano un sentimento generale più ampio fondato sul rispetto dei diritti umani. Il campo da gioco non è un mondo a parte e non è mai neutrale: può diventare strumento di propaganda, può contribuire a normalizzare la violenza, a far passare il concetto che lo show deve continuare come se nulla fosse. Non è questo lo sport che vogliamo.

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