Di Luca Franceschi
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La Commissione europea ha messo in mora l’Italia sulla questione dell’acqua potabile, certificando quella che viene definita come una vera e propria “era delle infrazioni” per il governo italiano.
La direttiva europea è stata recepita in modo inadeguato e superficiale, presentando gravi lacune su aspetti fondamentali come la qualità dell’acqua, la presenza di microplastiche, gli interferenti endocrini e la tutela delle categorie più vulnerabili della popolazione.
I ritardi accumulati e la presenza di norme confusionarie e inadeguate stanno mettendo seriamente a rischio sia la salute dei cittadini che la tutela dell’ambiente.
L’Italia ha ora due mesi di tempo per porre rimedio a questa situazione critica, con l’auspicio che non si ricorra al solito meccanismo dello scaricabarile tra le diverse istituzioni.
L’acqua rappresenta un diritto fondamentale e non può essere considerata un bene di lusso.
Questa consapevolezza è particolarmente sentita in Sicilia, dove la popolazione sta già sperimentando sulla propria pelle le conseguenze della crisi idrica, essendo stata costretta al razionamento dell’acqua.
La questione solleva preoccupazioni non solo di carattere ambientale, ma anche di giustizia sociale, considerando che l’accesso all’acqua potabile di qualità dovrebbe essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
