Di Luca Franceschi
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Secondo Lino Ricchiuti, vice responsabile nazionale del dipartimento imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia, il caso Ranucci porta alla luce le profonde contraddizioni della sinistra italiana. Il dirigente di FDI sottolinea come, quando sono emerse le prime indiscrezioni su un possibile attentato di matrice destrorsa, la segretaria dem Elly Schlein si sia affrettata a volare a Bruxelles per denunciare l’Italia come paese ostile alla libertà di stampa. Nello stesso lasso di tempo, però, emerge che Valter Lavitola stava sondando la possibilità di trasformare il giornalista Sigfrido Ranucci in una figura simbolo per un progetto politico di centrosinistra, arrivando a commissionare specifici sondaggi sulla sua popolarità.
Ricchiuti ripercorre quella che definisce la strategia ricorrente della sinistra: individuare una persona, elevarla a simbolo rappresentativo, e costruire attorno a essa una battaglia identitaria da mettere al centro dell’arena pubblica. Mentre il centrosinistra dedica energie a questa operazione di costruzione simbolica, continua il vice responsabile di FDI, brillano per l’assenza i dibattiti concreti su temi quali il lavoro, le imprese, la sicurezza, la natalità e la crescita economica. Sul fronte delle proposte programmatiche, sottolinea Ricchiuti, il centrosinistra ripropone esclusivamente gli stessi slogan da anni ripetuti: sanità pubblica, salario minimo. Mancano progetti reali e proposte serie. Emblematico il caso della patrimoniale, su cui le stesse componenti del centrosinistra rimangono profondamente divise tra chi la sostiene e chi la rigetta.
La debolezza del centrosinistra emergrebbe anche da segnali che provengono dal suo interno. A Napoli, in occasione della prima manifestazione pubblica del campo largo in ottica 2027, gli attivisti di Potere al Popolo hanno fischiato e interrotto per diversi minuti gli interventi di Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Per Ricchiuti, il fatto che le componenti più radicali della sinistra non riconoscano più il centrosinistra come un’alternativa credibile dimostra che il vero problema non risiede nella propaganda cui la sinistra è sottoposta, bensì nel vuoto programmatico che essa rappresenta.
L’analisi prosegue sostenendo che il centrosinistra abbia creato una dipendenza dalla necessità di identificare nemici, emergenze e narrazioni ad effetto. Prima è stato il fascismo dietro ogni angolo, quindi l’allarme permanente per la democrazia. Stavolta, tuttavia, lo schema si è inceppato: il caso Ranucci, destinato a diventare l’ennesima bandiera della sinistra, si è rivelato una storia su un progetto politico di partito completo di sondaggi commissionati. Il centrosinistra si ritrova così con il suo simbolo che letteralmente esplode tra le mani. Risulta paradossale, secondo Ricchiuti, che mentre Schlein si precipitava a Bruxelles per denunciare un’emergenza democratica, oggi che i fatti rivelano una realtà diversa da quella narrata, nessuno tra lei, Conte, Fratoianni e Bonelli abbia formulato alcuna dichiarazione in proposito.
La conclusione di Ricchiuti identifica quella che definisce la vera deriva del centrosinistra: una forza politica che non si presenta agli elettori con idee, risultati concreti e visione di lavoro, ma che sopravvive alimentandosi di paure, simboli e campagne delegittimanti verso chi sostiene idee diverse. Quando la delegittimazione dell’avversario diventa l’unica strategia residua, secondo il vice responsabile di FDI, significa che manca completamente un vero progetto per l’Italia.
