Di Luca Franceschi
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La decisione di implementare un trattamento sanitario di portata nazionale, indipendentemente dalle circostanze emergenziali di una pandemia, dovrebbe essere adottata con estrema consapevolezza, considerando che coinvolge direttamente la salute dei cittadini e il loro diritto fondamentale alla scelta consapevole. Tuttavia, la campagna vaccinale contro il Covid condotta dal governo italiano all’epoca dei fatti si caratterizzò per essere gestita con una leggerezza che appare eccessiva e priva di adeguate responsabilità. A sostenerlo è stata la testimonianza del dottor Paolo Bellavite durante l’audizione odierna presso la commissione Covid, relatore che ha ricoperto a lungo l’incarico di professore di Patologia generale presso l’Università di Verona.
Durante il suo intervento, l’esperto ha messo in evidenza una significativa sottovalutazione delle reazioni avverse associate ai vaccini anti-Covid. Tale sottostima risulterebbe conseguenza di molteplici fattori concorrenti: il predominio di indagini di farmacovigilanza di tipo passivo, il numero di segnalazioni registrate risultato inferiore di centinaia di volte rispetto ai dati emersi da ricerche condotte con metodologie rigorose, oltre all’applicazione non corretta dell’algoritmo sviluppato dall’Oms, un sistema ideato specificamente per valutare la possibile correlazione tra gli effetti collaterali e la somministrazione vaccinale.
Il deputato Francesco Ciancitto, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Covid, ha sottolineato l’importanza che coloro i quali hanno condotto la campagna vaccinale forniscano spiegazioni relative alla modalità affrettata e superficiale con cui è stata avviata un’operazione sanitaria destinata a interessare così capillarmente l’intera popolazione e a incidere in maniera profonda sulla quotidianità dei cittadini.
