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PRC – PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA: «RIFONDAZIONE: “NELLE CAMPAGNE DEL CASERTANO, CRONACHE DI ORDINARIO SCHIAVISMO”»

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18.01 - martedì 21 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Da anni il partito della Rifondazione Comunista denuncia la mancanza strutturale degli ispettorati del lavoro nei territori agricoli caratterizzati da alto sfruttamento. Una conferma tangibile di questa drammatica realtà emerge dall’operazione condotta di recente da un nucleo specializzato di carabinieri in collaborazione con i colleghi della sezione napoletana, che ha portato all’arresto in flagranza di due imprenditori operanti nell’agro Aversano. Le imputazioni loro contestate riguardano intermediazione illecita e sfruttamento aggravato della manodopera.

Le condizioni lavorative riscontrate durante l’intervento presentano caratteri di gravità estrema. I braccianti impiegati erano sottoposti a turni estenuanti, che oscillavano tra le dieci e le quattordici ore giornaliere, senza godere di alcun giorno di riposo settimanale né della possibilità di assentarsi per motivi di salute. Costretti a operare sia sotto il sole torrido che sotto la pioggia, percepivano una retribuzione inferiore a tre euro l’ora. La situazione si aggravava ulteriormente per il fatto che rimanevano nei campi persino durante le operazioni di irrorazione di pesticidi, privi di qualsiasi dispositivo di protezione personale.

La manodopera era costituita prevalentemente da cittadini originari del subcontinente indiano, in situazione amministrativa irregolare. Il loro reclutamento avveniva direttamente per strada, per poi essere trasportati nei campi agricoli a bordo di un furgone messo a disposizione da uno dei soggetti arrestati.

L’intervento è stato reso possibile esclusivamente grazie all’attuazione del progetto “Alt Caporalato Tre”, finanziato dal fondo Fami con risorse destinate al periodo 2021-2027. L’azione ha visto operare in sinergia l’Ispettorato territoriale del lavoro e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dimostrando l’importanza della cooperazione istituzionale in questa materia.

Sorge naturale il quesito: per ogni controllo effettuato, quante centinaia di migliaia di lavoratori, distribuiti su tutto il territorio nazionale, continuano a operare in condizioni analoghe? Una domanda che rimane priva di risposta presso il ministero dell’Agricoltura, dove evidentemente tale questione non rappresenta una priorità.

Ulteriore interrogativo riguarda le modalità attraverso cui saranno effettivamente tutelati e garantiti i diritti dei lavoratori sottratti a questo sistema di sfruttamento. La risposta risiederebbe in una regolarizzazione reale, permanente e generalizzata della posizione di questi braccianti, misura che potrebbe contribuire significativamente a ridurre, anche se non a eliminare completamente, questa immensa piaga sociale.

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