Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni continua a stanziare risorse pubbliche significative per contenere i prezzi dei carburanti, senza tuttavia affrontare il problema strutturale dell’energia in Italia. L’ultimo intervento da 125 milioni di euro consente una riduzione di soli 17 centesimi al litro di gasolio, con validità limitata a due settimane. Un dato che il ministro Giorgetti presenta come un successo, sottolineando che l’Italia è l’unico Paese europeo ad aver adottato questa misura.
Tuttavia, dall’inizio di questo anno il governo ha già impiegato oltre 2,2 miliardi di euro per il contenimento dei prezzi dei carburanti, rimanendo l’unico Paese europeo a non aver richiesto alcun contributo agli extraprofitti delle società petrolifere. Un approccio che evidenzia una disparità di trattamento tra i cittadini e le aziende del settore energetico.
La situazione complessiva è ancora più critica considerando che dal 2022, da quando la coalizione di destra governa il Paese, sono stati destinati circa 35 miliardi di euro dalle casse pubbliche per affrontare la crisi energetica. Malgrado questi investimenti considerevoli, i carburanti rimangono tra i più costosi d’Europa e l’energia elettrica si posiziona tra le più care del continente.
Il governo avrebbe dovuto adottare una strategia energetica complessiva, accelerando sull’elettrificazione del territorio e sullo sviluppo delle energie rinnovabili per ridurre i costi strutturali e garantire autonomia energetica. Invece continua a utilizzare fondi pubblici per applicare soluzioni temporanee e palliative che non risolvono la crisi di fondo.
Durante questi anni il governo ha scelto di frenare la transizione ecologica e le politiche di contrasto alla crisi climatica, condannando l’Italia a una dipendenza energetica sempre crescente e economicamente insostenibile. Secondo Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, questa scelta rappresenta un chiaro schieramento a favore dei petrolieri piuttosto che a protezione dei cittadini italiani.
