Di Luca Franceschi
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La direttrice dell’Agenzia Giornalistica Italiana, Rita Lofano, nel corso di un’intervista rilasciata a RaiNews, ha rivolto un’accusa al sindaco di Bologna Matteo Lepore, sostenendo che questi avrebbe “aizzato la violenza” attraverso le sue dichiarazioni relative al caso Fakir. Un comportamento che viene giudicato come particolarmente grave.
Secondo quanto sostenuto da Sandro Ruotolo, responsabile dell’Informazione del Partito Democratico, non rientra nelle competenze di chi dirige una grande agenzia di stampa il compito di attribuire responsabilità di natura politica o di esprimere giudizi nei confronti di un amministratore pubblico. Il ruolo della direttrice dovrebbe invece concentrarsi su aspetti completamente differenti: garantire l’autonomia, l’indipendenza e la credibilità dell’informazione veicolata.
Nel passato, la cultura che caratterizzava il lavoro nelle agenzie di stampa era profondamente diversa. Coloro che operavano in queste strutture dovevano mantenere un rigore formale tale da non permettersi neppure un sorriso durante un’intervista. Questa prassi rappresentava il simbolo tangibile di una distanza severa rispetto ai protagonisti della scena politica e della difesa della neutralità nell’informazione. Attualmente, questa distanza appare essersi completamente dissolversi.
L’AGI ricopre il ruolo di seconda agenzia di stampa nel panorama italiano e costituisce una fonte di primaria importanza per quotidiani, reti televisive e stazioni radiofoniche. Proprio in virtù di questa posizione rilevante, colei che la dirige dovrebbe astenersi dall’intervenire nel dibattito politico avanzando valutazioni che inevitabilmente compromettono l’autorevolezza e l’indipendenza dell’agenzia medesima.
La tendenza progressiva dell’informazione pubblica e di una significativa porzione del sistema informativo, sempre più schierata a favore delle posizioni rappresentate da Fratelli d’Italia, rappresenta un fenomeno inaccettabile. La ragione di questa valutazione risiede nel fatto che quando viene compromessa l’autonomia dell’informazione, non è una singola parte politica a subire conseguenze: è la democrazia stessa a riportarne danno.
