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LETTERE AL DIRETTORE

WALTER PRUNER * CONFRONTI: «IL DISSENSO È IL SALE DELLA DEMOCRAZIA, IL SILENZIO LA SUA MORTE»

Scritto da
12.00 - lunedì 15 dicembre 2025

Gentile direttore Franceschi,

allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano l’Adige, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.

Walter Pruner

Trento

 

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Sostiene giustamente l’ex parlamentare Emanuele Fiano che il dissenso è il sale della democrazia, il silenzio la sua morte. Don Marcello Farina ci ha lasciato in questi giorni, testimoniando fino in fondo questo concetto, con lo stile di chi ha fatto del dissenso la sua forma evoluta e matura: la inquietudine. Un’inquietudine che è figlia di una volontà educata di porsi se necessario dissentendo, dalla parte della giustizia e non della convenienza.

Oggi purtroppo i balconi della società contemporanea sono vuoti, privi di testimoni. Latitano le impronte di chi, più di 50 anni fa, come Pierpaolo Pasolini, scomodamente si dichiarava, cattolico, omosessuale e comunista: scusate se è poco. Del resto, con il silenzio dell’allora dissenziente Dante, non esisterebbe oggi la Divina Commedia. Rallentare la corsa all’effimero algoritmo per farsi raggiungere dall’anima non sarebbe costoso, ma tanto utile.

La strada è già solcata anche da noi dai don Farina e con lui dagli inquieti ed irrequieti don Cristelli, don Grosselli, don Guetti, oltre che da tanti, tanti viventi come Alex Zanotelli stando a uomini di Chiesa, o dal Vescovo Tisi, che nell’omelia funebre ha pubblicamente chiesto un coraggioso scusa per il comportamento della Chiesa trentina nei confronti del prete filosofo appena scomparso.

E c’è pure, di questi giorni, la testimonianza laica e l’energia di piccolissime collettività come quella della frazione di Roncogno, virtuosa comunità di Pergine Valsugana, che nel giro di una settimana ha raccolto a sostegno della famiglia di un suo caduto in incidente stradale che lascia moglie e due figli, una iperbolica cifra di oltre centomila euro, in un furore di gara solidale di rara fecondità. Questi sono i rivoli della speranza che auguriamoci si trasformino in fiumi.

Invece il silenzio di chi rifiuta il confronto in quanto troppo rischioso, perchè poco conveniente sotto il profilo della pratica algoritmica del consenso, produce la latenza dell’opossum, che finge di essere morto per ingannare gli altri. Questa finzione, la tanatosi, ha un suo perchè nel mondo naturale, ma applicata all’istituzione è deleteria per la democrazia perchè accumulatrice di tossine pronte ad esplodere raggiunto il punto di saturazione, da cui non siamo oggi molto distanti. Tanatosi istituzionale in grado però di ruminare, per esempio, bari elettorali per silenziose ipotesi di riforme elettorali con unica logica auto rigenerativa.

Abbiamo dunque i due estremi: quello della premier che è orgogliosa di non rispondere alla stampa liquidata come comunista e complottista, e dall’altro il latrato dei Donzelli, dello svasticato Bignami o del Capitano dal rosario profanato, Si tratta di “eccelsi democratici” che trovano anche all’ombra delle Dolomiti generici epigoni di originali già scadenti, disturbati dal reato di “inginocchiata islamica manifesta”. La forza di queste narrazioni è quella di spararla grossa, falsa, blasfema, volgare o razzista che sia, in virtù della logica “Caligola” che trasforma gli eletti, da zotici a sapienti.

La loro argomentazione non è richiesta, basta l’insulto. Mentre l’argomentazione altrui non è ammessa, perchè lo stabiliscono loro. Le offese trumpiane di questi giorni sarebbero state inammissibili sempre. Oggi appaiono sdoganate dal fatto che sono talmente numerose che fanno normalità. E’ insomma una piccola destra in una voluminosa destra, quella senza classe dirigente ma con tanti voti. La stessa che da noi vince le elezioni ma perde consiglieri perchè il dissenso sì, ma fino ad un certo punto. Essa destra che si contrappone alla destra sociale, storica, che certo non poteva immaginare oggi simili derive minimaliste.

Il modello “Kammerdiener”, il cameriere servile, di cui riporta la Süddeutsche Zeitung nel descrivere il rapporto Vespa Berlusconi, è oggi la vera fiction, plastica evidenza di un rapporto del potere che è virtuoso con gli amici, silenzioso con gli altri. Questo a rimorchio di un sostegno indefesso, confuso ed asfissiante al populismo dell’Internazionale “trumpiana”. Secondo questo populismo, il giudizio di qualunque massa di persone avrebbe un valore superiore a quello delle competenze e sapienza del singolo. Il tutto all’interno di una strumentale fruizione di quello che è un’ insuperabile fragilità della democrazia, che per definizione premia la quantità rispetto alla qualità.

Su questa riva, quella nera del nazionalismo populista antieuropeista, xenofobo, negazionista, qualche sedicente forza dell’autonomismo trentino ha deciso di collocarsi, anche se in chiaro regime di abuso geopolitico. Trasferendo le proprie basi su quei terreni sismici, dall’alto bradisismo valoriale, il conto che essa forza pagherà è e sara alto: quello attuale della irrilevanza è solo il primo, e nemmeno il più salato.

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Walter Pruner

Trento

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