Gentile direttore,
data la complessità della materia, tornare a riflettere sulla recente proposta governativa di riforma del nostro Statuto di Autonomia, che da giorni sta accendendo le cronache, può forse risultare di qualche utilità. Va detto in via preliminare che il testo presentato dal Governo nazionale non si configura come una proposta di “terzo statuto”, cioè come una revisione organica della nostra “Costituzione Autonoma”, ma come un ampio insieme di modifiche – a parere nostro migliorative – al testo attualmente in vigore. Quindi, non rimodella l’Autonomia del futuro, ma introduce un importante complesso di proposte, sia di ordine generale, istituzionali e funzionali, sia di contenuto, a rinforzo delle nostre competenze di autogoverno.
Limitandoci alle migliorie generali che interessano il Trentino, tre sono le proposte di modifica più significative. La prima è quella che elimina un limite importante che grava sulle nostre competenze primarie, quelle più numerose e statutariamente forti: la cancellazione dell’obbligo di rispettare le norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. Certo, rimangono i limiti indotti dalle materie trasversali e dalle logiche di sussidiarietà affermatisi dopo il 2001 e gli altri limiti già esistenti – il rispetto dei principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica, degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali (tra i quali è compreso quello della tutela delle minoranze linguistiche locali) – ma è fuori dubbio che si tratta di uno spazio aggiuntivo di azione di notevole portata. Per essere precisi, viene introdotto anche un limite aggiuntivo, quello del rispetto dell’ordinamento dell’Unione Europea, ma in realtà si tratta di una specificazione del già esistente riferimento al rispetto degli obblighi internazionali.
In secondo luogo, con la modifica dell’articolo 107 dello Statuto, la Commissione dei 12 potrà esercitare un’azione (attualmente non prevista) volta ad individuare le necessarie “armonizzazioni” in caso di controversie tra le leggi provinciali e statali. Già nella situazione attuale la Commissione dei 12 svolge, una funzione essenziale nel consentire – attraverso la predisposizione delle Norme di Attuazione – che lo Statuto sia “materialmente” dinamico e in grado di corrispondere meglio all’evoluzione dei contesti locali, nazionali e europei. In più, la modifica potrà favorire una più facile conciliazione tra la normativa statale e autonomistica, contribuendo al migliore funzionamento dei rapporti con lo Stato e – indirettamente – alla riduzione dei possibili contenziosi.
La terza miglioria riguarda le modifiche statutarie. Oggi non beneficiamo di tutele forti, in Statuto essendo previsto un mero parere sulle iniziative di riforma centrali: se il Parlamento lo ritiene, con legge costituzionale può modificare il nostro Statuto anche contro il nostro parere. Con la nuova proposta, sul testo approvato dalle Camere dopo la prima delle due deliberazioni previste dalla procedura tipica delle leggi costituzionali, dovrà essere ricercata una “intesa” adottata a maggioranza assoluta dal Consiglio regionale e dai due Consigli provinciali. Se entro 60 giorni l’intesa non venisse raggiunta, le Camere potranno ugualmente approvare il testo in via definitiva, con la maggioranza assoluta dei propri componenti e, questo è innovativo, “fermi restando i livelli di autonomia già riconosciuti”. Non è quello che, con grande tenacia, era stato richiesto, ma rispetto alla situazione attuale è un passo avanti e un presupposto utile per ulteriori auspicabili sviluppi.
Passando alle modifiche relative alle nuove competenze o al rafforzamento di quelle esistenti, le novità introdotte sono essenzialmente quattro.
La prima riguarda l’estensione di alcune importanti competenze statutarie: in particolare in materia di organizzazione della macchina pubblica e del relativo personale, consentendo di disciplinare il rapporto di lavoro e la correlata contrattazione collettiva. È evidente il passo in avanti, laddove la nuova formulazione consente autonomi spazi nella definizione dei modelli organizzativi dell’amministrazione provinciale, oltre all’evoluzione delle dinamiche salariali. A questo si aggiunga la fauna selvatica, dove si rende possibile una gestione maggiormente autonoma di orsi e lupi, tematica di grande delicatezza e complessità, il cui presidio a livello territoriale potrà essere determinante per garantire i necessari equilibri nel rapporto tra popolazione ed esemplari.
La seconda riguarda l’elevazione del rango della competenza sul commercio, che da secondaria passa a primaria. È un passaggio di grado che rende più praticabili scelte autonome per compatibilizzare meglio le esigenze della distribuzione commerciale e gli obiettivi di presidio del territorio nonché gli orari di apertura (pur nel rispetto della disciplina della concorrenza).
La terza modifica riguarda la “specificazione” di alcune competenze già previste, in materia di urbanistica e piani regolatori comunali, di servizi (con riferimento anche alla gestione del ciclo dei rifiuti), nonché – tramite una nuova autonoma previsione – di ambiente (con riferimento alla disciplina di tutela per gli interventi di interesse provinciale).
I chiarimenti aiutano a rendere più praticabile nei fatti ciò che prima era già disciplinato: in particolare la competenza sull’urbanistica e sui piani regolatori viene collocata nella più estesa cornice del “governo del territorio”, una accezione più ampia che consente una maggiore agibilità nella gestione di una materia tanto delicata per lo sviluppo delle diverse funzioni a livello provinciale. Anche la competenza sui servizi pubblici viene meglio qualificata ed espressamente estesa alla “gestione del ciclo dei rifiuti”.
La quarta è la nuova competenza sulle “piccole e medie derivazioni a scopo idroelettrico”.
In conclusione, considerati i risultati ottenuti, il contesto in cui ci troviamo e i rischi da evitare, la proposta di modifica statutaria presentata dal Governo nazionale al Sistema delle Autonomie della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, a nostro avviso è da valutare positivamente. Anzi, se teniamo conto del clima verticistico (che tende ad omologare le regole e mortificare le peculiarità locali) che respiriamo un po’ ovunque, e delle molte criticità che gravano sui livelli nazionale e internazionale, può essere ritenuta un successo.
È quindi una proposta da accogliere, in quanto fornisce non solo nuove competenze, ma anche nuovi strumenti di difesa delle nostre prerogative autonomistiche e, in prospettiva, può essere propedeutica ad un auspicabile terzo Statuto.
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Mauro Marcantoni e Paolo Nicoletti
Trento
