Gentile Direttore,
nell’articolo pubblicato domenica da Fabrizio Franchi su L’Adige, riguardo al dibattito in corso sulla governance della Cooperazione Trentina, abbiamo colto un passaggio che ci ha particolarmente colpiti: l’affermazione che questa iniziativa nascerebbe dopo un percorso di consultazione con i soci.
Se davvero si apre una fase di ascolto della base sociale, riteniamo che questo possa essere un fatto positivo.
Come Associazione Libertà Agricola Trentina, composta da contadini e quasi tutti soci della cooperazione, non abbiamo l’ambizione né l’intenzione di intervenire nel dibattito su chi dovrà guidare la cooperazione nei prossimi anni. Crediamo però che questo momento possa essere utile per riportare al centro alcune riflessioni sul futuro del modello cooperativo.
Per questo motivo desideriamo mettere a disposizione del dibattito il “Manifesto della cooperazione che vorremmo”, elaborato nel corso della nostra assemblea del 6 febbraio scorso. Si tratta di alcune proposte che nascono dal confronto tra soci e agricoltori e che vogliono essere un contributo costruttivo per rafforzare il ruolo della cooperazione nel nostro territorio.
Le sottoponiamo all’attenzione dei dirigenti cooperativi con uno spirito semplice: invitarli a riflettere su queste indicazioni che emergono dalla base sociale, nella convinzione che ascoltare chi lavora quotidianamente nei campi possa aiutare a dare alla cooperazione quella capacità di rinnovarsi che molti soci oggi sentono urgente e necessaria.
Con spirito costruttivo e nel rispetto della storia e del valore della cooperazione trentina.
Associazione Libertà Agricola Trentina La Cooperazione che vorremmo.
Un manifesto per rimettere i soci al centro.
Immaginiamo una Cooperazione agricola che torni a essere comunità prima che struttura, strumento prima che fine, servizio prima che potere.
1. Il socio proprietario, non fornitore
•Il socio deve tornare a essere padrone della propria cooperativa, non semplice fornitore di materia prima.
•Nessuna decisione strategica può essere presa senza coinvolgimento diretto della base sociale.
•”Niente su di noi senza di noi” deve diventare un principio operativo, non uno slogan da assemblea.
2. Vicinanza reale alle famiglie agricole
•La cooperazione deve riconoscere il ruolo vitale che svolge per il sostentamento delle famiglie che da essa dipendono.
•Senza soci valorizzati, la cooperativa è un castello di carta.
•Con soci realmente ascoltati e rispettati, diventa una struttura solida, capace di resistere anche alle crisi più dure.
3. Pagamenti equi e tempestivi
•I saldi delle cooperative agricole devono essere più ravvicinati, con l’obiettivo di arrivare al massimo entro 12 mesi dal conferimento.
•Visto che i bilanci sono chiusi a fine maggio, non si capisce perché non si possa pagare prima del conferimento successivo.
•La liquidità dei soci non può essere sacrificata per equilibri finanziari interni decisi senza confronto.
•Accordi strutturati con le Casse Rurali Trentine per garantire liquidità e possibilità di investimento a condizioni vantaggiose.
•Proposta concreta: un accordo tra Cassa Centrale Banca e Consorzi di secondo grado per sostenere in modo condiviso le filiere agricole trentine.
4. Trasparenza come obbligo, non come concessione
•Obbligo di rendicontare in modo chiaro le scelte strategiche e i risultati economici.
•Report periodici per informare costantemente i soci sull’andamento del mercato, sulle prospettive del settore e sulle decisioni assunte.
•Accesso semplice e comprensibile ai dati principali della cooperativa: bilanci, costi, margini, strategie commerciali.
5. Governance sana e democratica
•Limite ai mandati per evitare la cristallizzazione del potere.
•Abolizione delle deleghe in assemblea.
Il diritto di voto deve essere esercitato da chi partecipa, ascolta e si assume la responsabilità
La delega sistematica svuota la democrazia cooperativa e concentra il potere in poche mani. Vota chi c’è.
La partecipazione non può essere sostituita.
• Voto segreto per l’approvazione del bilancio.
La modalità di voto deve garantire l’autonomia di giudizio dei soci e prevenire condizionamenti diretti o indiretti.
•La critica costruttiva da parte dei soci deve essere accolta da CDA, presidente e direzione come elemento di crescita, non come minaccia.
•I dirigenti sono rappresentanti e tutori degli interessi della base sociale, non gestori di carriere personali o politiche.
•Creazione di una consulta dei soci presso i consorzi di secondo grado, composta da agricoltori professionisti attivi, che affianchi i consiglieri spesso lontani dal lavoro quotidiano nei campi.
6. Partecipazione prima delle decisioni
•Maggior coinvolgimento della base sociale nelle decisioni strategiche, non solo nelle ratifiche formali.
•No a scelte imposte o calate dall’alto senza confronto reale.
•Uso di strumenti digitali per facilitare consultazioni rapide, trasparenti e vincolanti.
7. Economia al servizio dei soci
•Riduzione delle spese superflue e maggiore attenzione all’efficienza reale.
•Investimenti mirati su ciò che genera valore per i soci, non su ciò che alimenta l’apparato.
•Condivisione dei benefici economici con chi produce, non solo con chi gestisce.
8. Innovazione consapevole e partecipata
•Accesso alle nuove tecnologie per i soci che lo richiedono, senza imposizioni dall’alto.
•Informazione corretta, pluralista e scientificamente fondata su OGM, TEA e altre innovazioni, per permettere scelte consapevoli.
•Nessuna innovazione può essere imposta senza un percorso di conoscenza, confronto e adesione volontaria.
•Coinvolgimento dei soci nelle decisioni su digitalizzazione e gestione dei dati agricoli.
9. Tutela del territorio e del sapere contadino
•Salvaguardia della biodiversità e del sapere agricolo tradizionale.
•Valorizzazione degli antichi mestieri e delle pratiche che i soci vogliono mantenere vive.
•Il futuro non può cancellare le radici. Innovazione e tradizione devono coesistere, non escludersi.
10. Formazione al servizio dei soci, non dell’apparato
•La cooperativa deve investire in formazione tecnica, economica e gestionale che rafforzi davvero le competenze degli agricoltori.
•La formazione non può essere ridotta a adempimento burocratico funzionale a preservare strutture interne o a giustificare costi fissi.
•Serve formazione che aiuti i soci a decidere meglio: in campo, nei mercati, nella partecipazione alla vita cooperativa.
•I corsi obbligatori sulla sicurezza, quando necessari, non devono diventare la scusa per perpetuare un sistema autoreferenziale.
