Gentile direttore Franceschi,
il nuovo Codice della Strada, nella parte dedicata alla guida ed alle sostanze stupefacenti, non ha in realtà nulla a che fare con la sicurezza stradale: è semplicemente un nuovo provvedimento punitivo ed autoritario su base ideologica.
Abolire la necessità di accertare uno stato di alterazione attuale significa punire chiunque risulti positivo a un test, indipendentemente dal fatto che sia perfettamente lucido al momento del controllo.
Non importa se la sostanza è stata assunta molto giorni prima, se è stata inalata passivamente o addirittura se è prescritta per scopi terapeutici. Questo non è diritto, è repressione, persino per l’assuntore legittimo.
Il ministro Salvini per tentare di giustificare l’ingiustificabile ha dichiarato che i malati in cura con farmaci a base di cannabis o oppiacei o in cura con benzodiazepine, non sarebbero colpiti dalla norma. Ma questa è una bugia: il testo di legge come voluto ed approvato dalla maggioranza non prevede eccezioni. Un tweet o una dichiarazione su TikTok, ma anche determinazioni di un tavolo tecnico, non cambiano nulla se non viene cambiata la legge, e fino a quel momento le forze dell’ordine sono obbligate a procedere in caso di positività. I malati cronici e oncologici, che dipendono da queste cure, si trovano di fronte ad una scelta drammatica, un vero e proprio ricatto: curarsi o vivere una vita normale, che include la possibilità di guidare.
La stortura è però evidente anche per chi non è malato. Una persona sottoposta ad anestesia totale o a cure con certi antidolorifici è soggetta automaticamente al ritiro della patente anche giorni dopo il trattamento.
La norma in definitiva punisce chi guida perfettamente lucido. Ciò è in totale contrasto con il principio di offensività, pilastro del diritto penale: un’azione può essere punita solo se causa un’offesa concreta, non per una mera possibilità teorica. Eludere il principio di offensività significa eludere uno strumento di garanzia per evitare che il diritto penale intervenga su condotte prive di lesività effettiva, preservando così la libertà individuale e prevenendo per l’appunto abusi legislativi o repressivi.
È. sbagliato anche che norme del genere vengano fatte passare come strumenti di sicurezza stradale. Per le lesioni e l’omicidio stradale, ad esempio, è ancora richiesta la prova dello stato di alterazione: la norma richiede infatti che il fatto sia compiuto in stato di “alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Questo dimostra che l’intento non è prevenire incidenti, ma colpire comportamenti specifici in modo indiscriminato per movente ideologico.
L’incostituzionalità della norma è evidente e sarà auspicabilmente dichiarata dalla Corte costituzionale. Ma nel frattempo, registriamo una ulteriore sterzata repressiva che si giustifica solo per motivi ideologici e viene spiegata con delle bugie.
E fino ad un intervento normativo o da parte del giudice costituzionale molte persone verranno fermate, processate per anni e subiranno gravi conseguenze personali. Con patenti revocate per sempre e obbligo di rinnovo da zero, e le conseguenti difficoltà. Un intervento ideologico che costa caro.
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Avv Nicola Canestrini
Rovereto (Tn)
