In data odierna, Fausto Manzana Presidente degli Industriali di Trento ha esternato alcune ricette per favorire la ripartenza dell’economia del Trentino. Non condividendo il suo pensiero in termini di grandi opere, provvedo a lanciare a nome di Transdolomites il comunicato stampa.

Ormai è diventato un tormentone; “nulla sarà più come prima “ a seguito del disastro sociale ed economico che erediteremo dal ciclone “ Covid 19”.

È fuori discussione la necessità di programmare la ripartenza, ma se siamo convinti che nulla sarà più come prima, anche le vecchie ricette dovranno essere rapidamente essere abbandonate.

Anche quelle delle grandi opere. Le grandi opere servono, sono anni che lo diciamo, ma vanno rimodulate, vanno scelte secondo nuovi ordini di priorità e con l’obiettivo di avere una ricaduta ambientale -economico-sociale spalmata su un vasto territorio andando ben oltre l’orizzonte del Trentino.

Un modo innovativo di utilizzare le risorse pubbliche con raggio di programmazione non più dimensionato nel periodo di qualche anno bensì nell’ordine dei 20-30 anche 40 anni. In Svizzera ad es. la programmazione sugli investimenti ferroviari va nell’ordine dei cento anni. Per noi è un atto di coraggio se andiamo oltre il tempo di una legislatura.

Tra le indicazioni sostenute da Fausto Manzana, Presidente di Confindustria Trento, quella di accelerare la progettazione della circonvallazione di Rovereto, alla quale è facile immaginare si andrà a sollecitare anche la realizzazione della Valdastico. E ed è facile immaginare che in nome della difesa dell’occupazione e del diritto al lavoro anche i sindacati saranno pronti a dare man forte alla realizzazione di queste infrastrutture che essi definiranno investimenti ma che in realtà investimenti non si dimostrano.

Sì, è giunta l’ora di chiamare in causa anche i sindacati per ricordare ad es. che sulla questione che riguarda la progettazione e realizzazione della ferrovia Calalzo- Cortina proprio dai grandi sindacati confederali , CIGL, CISL e UIL in compagnia di sigle minori c’è stata la levata di scudi contro la ferrovia in nome della insostenibilità. Questo per dare il loro sostegno al completamento dell’A27. Va riconosciuto invece al sindacato SLM FAST CONFSAL del VENETO, di essersi sempre dichiarato a sostegno del Treno delle dolomiti e Ferrovia Valli dell’Avisio.

Se c’è una cosa che dobbiamo capire, e che per decenni abbiamo fatto finta di non comprendere, è che da qualche mese stiamo vivendo ben due emergenze in contemporanea.

Quella che da decenni si lega all’inquinamento atmosferico che nella sola Unione Europea ha causato la morte di milioni di cittadini. Tanti sono gli studi scientifici a riguardo, Agenzia Europea dell’Ambiente, Corte dei Conti Europea e quelle nazionali, Istituti di Ricerca.

Nessuno ha osato mettere in discussione i loro contenuti. Covid 19, innestandosi in questa situazione di dissesto non ha fatto altro che dare la spallata definitiva ha avuto gioco facile su tanti troppi fisici debilitati dalla quotidiana immersione di aerosol inquinanti.

La Pianura Padana, la valle più inquinata d’Europa è il massimo esempio di cosa significhi respirare a pieni polmoni le esalazioni prodotte da traffico, industrie, allevamenti intensivi agricoltura intensiva, centrali termoelettriche, impianti di riscaldamento.

Perché riteniamo che quella delle infrastrutture stradali è una scelta cotta, decotta e antistorica? Tanti i motivi. Sotto l’aspetto delle capacità di trasporto la strada è la soluzione meno efficiente.

La ferrovia è dimostrato con cifre alla mano sia l’opzione nettamente più produttiva.

Da anni poi l’industria automobilistica è in sofferenza. La gente ha sempre meno soldi per acquistare una veicolo di proprietà. La crisi economica con la quale dovremo fare i conti peserà ancora di più sulla capacità di acquisto di autovetture .

Guardando alla questione ambientale ed in particolare al rilascio delle polveri sottili esse non sono solo date dalla combustione dei motori endotermici. Ma da freni, pneumatici ed altre forme di attrito che sommate sono superiori a quanto emesso dai motori.

Un’auto elettrica ( decantata come la soluzione del futuro) pesa il doppio di un’autovettura tradizionale. Logico immaginare che il rilascio in aria delle polveri sottili subirà un incremento per via della maggiore usura dei pneumatici, dei fondi stradali.

Se da una lato sarà sempre più auspicabile che l’industria automobilista continui ad investire su veicoli sempre meno inquinanti, l’obiettivo nobile della politica dovrà essere di ben altra portata.

Rimodulare gli investimenti dirottandoli dalle strade alla realizzazione di infrastrutture dedicate alla mobilità pubblica e servizi, non avrà lo scopo di stare immobili nel mondo del lavoro e delle aziende ma spendere le risorse pubbliche in altro modo con la priorità di puntare a garantire ai cittadini uno spazio vitale più pulito, più sano con importanti ricadute che solleveranno la sanità da quanto oggi avviene per i danni prodotti sull’uomo dall’inquinamento .

La Provincia Autonoma di Bolzano ha ben compreso che l’investimento in servizi ferroviari sulla ferrovia del Brennero avrà come ricaduta una riduzione di traffico automobilistico privato su A 22.

L’entrata in esercizio del tunnel di base del Brennero dovrà produrlo sul versante del trasporto merci e sulla mobilità dei cittadini sulla lunga percorrenza.

Ci chiediamo quando la Provincia Autonoma di Trento farà propri questi concetti che anche un bambino non avrebbe difficoltà a comprendere?

Concetti che anche lo società civile speriamo sappia metabolizzare e sostenere. Troppo facile scendere nelle piazze a sostenere Greta Thunberg se poi non abbiamo la coerenza di convertire in azione tanti slogan.

 

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Massimo Girardi
Presidente di Transdolomites