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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

BANKITALIA * TRENTO E BOLZANO – RAPPORTO ECONOMIA 2020: « PIL TRENTINO, CONTRAZIONE DEL 10% (FONTI: FBK E ISPAT) / PIL ALTO ADIGE, IN CALO DELL’11% (FONTE: ASTAT) / -8,9% MEDIA ITALIANA » (REPORT ALLEGATO + LINK DIRETTA VIDEO ORE 16)

L’economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano. La presentazione del rapporto L’economia delle Province autonome di Trento e di Bolzano si terrà alle ore 16.00. Sarà possibile seguire l’evento in diretta oggi alle ore 16.00 sul canale YouTube della Banca d’Italia LINK:

La pandemia di Covid-19 ha avuto gravi ripercussioni sull’economia delle province autonome di Trento e di Bolzano. Le stime formulate da FBK (Fondazione Bruno Kessler) e ISPAT (Istituto di statistica della Provincia autonoma di Trento) indicano che nel 2020 il PIL trentino ha segnato una contrazione prossima al 10 per cento; secondo l’Astat (Istituto provinciale di statistica della Provincia autonoma di Bolzano) la flessione del PIL altoatesino è risultata superiore all’11 per cento (-8,9 per cento nella media italiana). Le previsioni per l’anno in corso sono di una moderata espansione che permetterebbe di recuperare meno della metà del calo registrato a causa della pandemia.

Le imprese. – La crisi ha colpito in misura differenziata i diversi comparti dell’economia. In entrambe le province il settore delle costruzioni ha beneficiato della ripresa dell’attività osservata nella parte finale dell’anno anche per quanto riguarda le transazioni immobiliari. Le imprese manifatturiere del Trentino hanno osservato una forte diminuzione delle vendite sia sul mercato nazionale sia su quello estero; le esportazioni sono diminuite del 13,7 per cento, in misura superiore alla media nazionale (-9,7 per cento). L’attività manifatturiera altoatesina ha beneficiato della maggiore tenuta dei fatturati esteri, diminuiti solo del 3,5 per cento nel complesso dell’anno grazie al ritorno alla crescita osservato già nel quarto trimestre.

Il terziario ha risentito pesantemente della pandemia e delle misure di contenimento adottate; i fatturati delle imprese sono diminuiti soprattutto nei servizi di alloggio e ristorazione, nonché in quelli commerciali e di trasporto. Il comparto turistico, che riveste un ruolo molto importante in entrambe le province, è stato tra i più colpiti: nel 2020 i pernottamenti turistici sono calati di oltre un terzo in entrambe le province soprattutto a causa della chiusura anticipata della stagione invernale 2019-2020 e del mancato avvio di quella 2020-21. Alla diminuzione hanno contribuito in particolare i turisti dall’estero che si caratterizzano per una spesa giornaliera più elevata e che negli anni passati avevano sostenuto in misura rilevante il comparto turistico locale.
Le imprese hanno notevolmente ridotto l’attività di investimento in tutti i settori per effetto del sensibile aumento dell’incertezza dovuta sia alla durata della pandemia sia all’intensità delle misure restrittive adottate per contrastarla.

Le prospettive per il 2021, seppure complessivamente negative, sono lievemente più favorevoli, soprattutto per le aziende di maggiori dimensioni; la ripresa potrebbe essere sostenuta dalle aziende più produttive (cfr. riquadro a pag. 14), particolarmente numerose soprattutto in Alto Adige, e dalle numerose start up innovative che sono nate nel territorio con il sostegno delle politiche provinciali (cfr. riquadro a pag. 15).
La redditività delle imprese, che nel 2019 si collocava su livelli storicamente elevati, si è ridimensionata sensibilmente nel 2020 in entrambe le province, soprattutto nei servizi (in particolare quelli legati al turismo).
Il calo dei flussi di cassa e l’incertezza macroeconomica hanno comportato un crescente fabbisogno di liquidità da parte delle imprese che è stato in larga parte soddisfatto con l’aumento dell’indebitamento bancario.

A fine 2020 il credito bancario alle imprese cresceva del 3,9 per cento in provincia di Trento (dal 3,4 di dicembre 2019) e del 2,9 in quella di Bolzano (dal 2,2 per cento di dodici mesi prima). Tale dinamica è stata sostenuta dalle misure pubbliche di sostegno alle imprese (moratorie e nuovi crediti erogati con garanzia pubblica) che hanno coinvolto maggiormente le imprese dei servizi più colpiti dalla pandemia (turismo e commercio) e, in generale, quelle di minore dimensione: il ricorso agli strumenti di sostegno è quindi stato superiore per le aziende che si trovavano in maggiori difficoltà finanziarie (cfr. riquadro a pag. 19). Alle misure nazionali si sono accompagnati provvedimenti provinciali che, diversamente da quanto osservato nel resto del Paese, hanno comportato un forte incremento dell’operatività dei Confidi locali.
La marcata espansione del credito non ha intaccato la sostenibilità del debito detenuto dal sistema produttivo trentino e altoatesino. Tra il 2019 e il 2020 il rapporto tra debiti bancari delle imprese e PIL è aumentato di circa 8 punti percentuali in entrambe le province, al 63 per cento in Trentino e al 70 per cento in Alto Adige (68 per cento nella media italiana) ma si mantiene su valori limitati nel confronto internazionale.

Il mercato del lavoro e le famiglie. – Le ricadute occupazionali dell’emergenza sanitaria sono state considerevoli. Nel 2020 il numero di occupati è diminuito dell’1,4 per cento in provincia di Trento e del 2,6 per cento in quella di Bolzano (-2 in Italia1; fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat). Il calo delle ore lavorate è stato più intenso, pari a circa l’8 per cento in entrambe le province (-11 in Italia). La riduzione degli occupati è stata contenuta in larga misura dal blocco dei licenziamenti per motivi economici e dal potenziamento degli ammortizzatori sociali. Di tali misure hanno beneficiato principalmente i lavoratori con contratto a tempo indeterminato mentre gli occupati a termine hanno visto un intenso deterioramento delle loro prospettive occupazionali.
1 Dal 1° gennaio 2021 è stata avviata la nuova Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat che recepisce le indicazioni del Regolamento UE/2019/1700 introducendo cambiamenti nella definizione di occupato e nei principali aggregati di mercato del lavoro. Attualmente l’Istat ha diffuso le serie storiche degli aggregati ricostruite in modalità provvisoria secondo le nuove definizioni solo per l’Italia nel suo complesso. Al fine di assicurare la comparabilità tra il dato nazionale e quello regionale, i dati riportati in questa pubblicazione fanno pertanto riferimento alle definizioni in vigore fino al 31 dicembre 2020.

I dati sulle comunicazioni obbligatorie indicano che nel settore privato non agricolo, per il complesso del 2020, le posizioni lavorative si sono ridotte di 14.000 unità in Trentino e di 21.000 in Alto Adige, la maggior parte dei quali nei servizi di alloggio e ristorazione. Tali comparti impiegano principalmente donne, giovani, dipendenti con contratti a termine di natura stagionale e quindi a maggiore rischio occupazionale. Fino al termine dell’emergenza sanitaria, gli occupati in questi settori si troveranno quindi ad affrontare un difficile periodo di transizione che potrebbe comportare la necessità di ricollocarsi verso comparti meno esposti all’emergenza in corso (cfr. riquadro a pag. 24).
I provvedimenti del Governo hanno notevolmente ampliato la possibilità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Nel 2020 le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni (CIG) sono state 16,1 milioni in Trentino e 19,8 milioni in Alto Adige, valori oltre 10 volte superiori a quelli del 2019. A tali interventi si aggiungono 42,8 milioni di ore di integrazione salariale autorizzate in regione attraverso i Fondi di solidarietà (pressoché inesistenti nel 2019).

L’emergenza sanitaria ha scoraggiato la partecipazione al mercato del lavoro: nella media del 2020 il tasso di attività si è ridotto di 1,1 punti percentuali in Trentino e di 1,3 punti in Alto Adige; in entrambe le province il calo ha interessato principalmente la classe di età tra i 15 e i 34 anni. Il peggioramento delle condizioni dei giovani nel mercato del lavoro è confermato dall’incremento dell’incidenza, tra i 15- 34enni, di coloro che rimangono al di fuori del circuito lavorativo e formativo (not in education, employment or training, NEET).
Nella media del 2020 il tasso di disoccupazione è aumentato di 0,2 punti percentuali in provincia di Trento (al 5,3 per cento) e di 0,9 punti in provincia di Bolzano (al 3,8 per cento).
Le condizioni finanziarie delle famiglie trentine e altoatesine rimangono solide. In base a stime recenti, aggiornate al 2019, la ricchezza delle famiglie risultava pari a circa 10 volte il reddito disponibile. Nella componente finanziaria vi è stata una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate, che si è intensificata nel 2020, anche per effetto della crisi pandemica sui mercati finanziari.

Le conseguenze della pandemia sui redditi sono state tuttavia intense. Il reddito disponibile delle famiglie trentine e altoatesine si è ridotto del 2,9 per cento in provincia di Trento e del 3,7 in quella di Bolzano nel 2020 rispetto all’anno precedente (secondo nostre elaborazioni su stime di Prometeia; -2,7 per cento in Italia). La flessione è stata mitigata dalle misure pubbliche di sostegno ai lavoratori e alle famiglie che hanno determinato una forte crescita dei trasferimenti alle famiglie (reddito e pensione di cittadinanza, reddito di emergenza, etc.).
I consumi delle famiglie hanno registrato un brusco calo risentendo non solo della riduzione del reddito ma anche delle minori opportunità di consumo dovute alla pandemia. Ne è conseguito un forte aumento dei risparmi, soprattutto dei depositi in conto corrente.

I prestiti alle famiglie sono cresciuti a ritmi inferiori rispetto al 2019: a dicembre del 2020 erano aumentati dell’1,7 per cento in Trentino (2,6 per cento alla fine del 2019) e del 3,6 in Alto Adige (dal 6,3 per cento). I mutui per l’acquisto delle abitazioni hanno continuato a crescere, a ritmi più elevati nella parte finale dell’anno in connessione con una forte espansione delle transazioni immobiliari e favoriti dal costo del credito in ulteriore calo. Alla marcata riduzione delle spese e al deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro, si è associato il sensibile rallentamento del credito al consumo dopo un quinquennio di pronunciata espansione; gli altri prestiti (aperture in conto corrente, altri mutui non finalizzati all’acquisto di abitazioni) hanno contribuito negativamente alla variazione complessiva dei finanziamenti alle famiglie.

Il mercato del credito. – Nel 2020 i prestiti al settore privato non finanziario hanno accelerato in Trentino (al 3,3 per cento dal 3,0 di dicembre 2019) mentre si sono confermati sui livelli positivi dei 12 mesi precedenti in Alto Adige (3,2 per cento). In entrambe le province, la dinamica è stata sostenuta dalle banche con sede in regione, maggiormente esposte verso i settori più colpiti dalla crisi economica.
L’impatto della crisi sugli indicatori di qualità del credito è stato finora piuttosto limitato, anche per effetto delle moratorie e degli interventi pubblici a supporto delle famiglie e delle imprese. Si osservano tuttavia alcuni segnali (relativi allo staging dei crediti in bonis e ai tassi di copertura) che suggeriscono un possibile aumento dei tassi di deterioramento nei prossimi trimestri.

Nel corso del 2020 la raccolta delle famiglie e delle imprese delle province autonome è cresciuta a ritmi elevati: da parte di famiglie e imprese vi è stato un forte incremento del risparmio precauzionale determinato dall’incertezza sulla situazione economica e dal calo dell’attività di investimento delle imprese e dei consumi delle famiglie. In entrambe le province, la liquidità detenuta dalle imprese in conto corrente è aumentata di oltre il 20 per cento. I depositi delle famiglie sono aumentati dell’8,2 per cento in Trentino e del 6,5 per cento in Alto Adige.

La finanza pubblica decentrata. – In risposta al perdurare dell’emergenza pandemica e alle connesse ripercussioni economiche e sociali, le Province di Trento e di Bolzano hanno adottato alcune misure di emergenza a sostegno del tessuto produttivo locale per circa 350 e 570 milioni di euro, rispettivamente, che si aggiungono ai 150 e ai 235 milioni già stanziati nella fase iniziale della crisi. Le politiche di bilancio espansive messe in atto dai due Enti provinciali nell’esercizio 2020, si sono riflesse in rilevanti incrementi di trasferimenti e contributi verso famiglie, imprese e altri enti locali, trainando in Trentino la spesa in conto capitale (3,7 per cento) e in Alto Adige quella corrente (8,3 per cento).
A tali risorse si sono aggiunte quelle provenienti dalla rimodulazione dei fondi strutturali europei (51 milioni di euro in Trentino e 40 in Alto Adige). I trasferimenti da parte dello Stato hanno permesso di mitigare gli effetti negativi sui bilanci degli enti territoriali che, pur non presentando in Trentino-Alto Adige disavanzi a inizio 2020, hanno risentito delle perdite di gettito legate alla pandemia. In particolare, i Comuni trentini hanno registrato minori entrate per circa 25 milioni di euro a fronte dei 70 milioni di euro di quelli altoatesini.
La digitalizzazione dell’economia. – La pandemia di Covid-19 ha evidenziato il ruolo delle tecnologie digitali nel garantire la continuità operativa delle attività
economiche, comportando inoltre un forte incremento della domanda di beni e servizi prodotti dai settori delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Il livello di digitalizzazione delle province autonome di Trento e di Bolzano presenta punti di forza e di debolezza. Gli indicatori a disposizione mostrano che la dotazione tecnologica complessiva risulta superiore alla media nazionale ma inferiore nel confronto europeo. Entrambe le province registrano tuttavia un ritardo per le connessioni a banda larga veloce e ultra veloce; più elevati rispetto alla media del paese risultano invece il livello di competenze della forza lavoro in Trentino e la diffusione di tecnologie digitali tra le imprese dell’Alto Adige. Il lavoro da remoto, che nel 2020 ha permesso di garantire la continuità operativa a numerose imprese e Pubbliche amministrazioni, è risultato invece relativamente poco diffuso nel settore privato, soprattutto per le imprese altoatesine di maggiore dimensione. La pandemia ha dato, inoltre, un ulteriore incentivo alla diffusione delle tecnologie digitali nell’intermediazione finanziaria che, nelle province autonome, presenta rilevanti ritardi nell’utilizzo da parte della clientela locale.

Nel medio periodo questo nuovo impulso alla digitalizzazione potrebbe costituire
un’opportunità per innalzare l’efficienza, la competitività e il potenziale di crescita del sistema economico, con effetti rilevanti non solo sull’organizzazione del lavoro delle imprese ma anche sulle modalità di offerta dei servizi pubblici e privati.

 

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