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PAT* DALDOSS AL SEMINARIO DI MONTAGNA FUTURO, “DA LUOGO DI DUREZZA DEVE TRASFORMARSI IN OPPORTUNITÀ”

Un nuovo futuro per la montagna: la Lombardia guarda al Trentino. In un seminario a Milano confronto tra il governatore Maroni e l’assessore Carlo Daldoss.

Trentino e Lombardia incrociano le proprie esperienze e buone pratiche per riconsegnare un futuro alla montagna. Il primo passo di una convergenza e di una condivisione di intenti che si amplia all’intero arco alpino nell’ambito della macroregione alpina Eusalp è stato compiuto ieri a Milano in occasione di “Montagna Futuro”, l’evento conclusivo di un percorso avviato con i territori di montagna dalla Regione Lombardia negli scorsi mesi, al quale ha partecipato in rappresentanza del governatore Ugo Rossi l’assessore alla coesione territoriale Carlo Daldoss, e che potrebbe trovare ulteriori convergenze in vista di quello che il governatore lombardo Roberto Maroni ha annunciato per il 2018 come “L’Anno della montagna lombarda”.

Del futuro possibile per la montagna, anzi per “le montagne” si è discusso a Palazzo Lombardia in un affollato seminario al quale, oltre all’assessore Daldoss, sono intervenuti il governatore Maroni, il sottosegretario alle politiche per la montagna di Regione Lombardia Ugo Parolo, il presidente del Cai Vincenzo Torti, l’antropologo Annibale Salsa della Fondazione Unesco Dolomiti e il noto alpinista Simone Moro.

Quale futuro è immaginabile per la montagna, per la vita e lo sviluppo delle attività umane in ambienti che ancora sono definiti “marginali”? Questa la domanda di fondo che ha fatto da filo conduttore al dibattito, sapendo da subito che “il futuro c’è comunque, l’avvenire invece si deve riempire di contenuti” (Annibale Salsa).

E proprio ai contenuti, alle concrete azioni che sostanziano le politiche per la montagna adottate in un territorio interamente montano e privo di pianure quale è la Provincia autonoma di Trento, guarda ora la Regione Lombardia, incrociando – come ha più volte ricordato il governatore Maroni con un riferimento al recente referendum – la questione dello sviluppo delle zone di montagna con quella dell’autonomia.

L’assessore Daldoss, portando il saluto del Presidente Rossi, ha rappresentato l’esperienza positiva del Trentino rispetto al tema della montagna. “La montagna – ha affermato Daldoss – da luogo di ‘durezza’ deve trasformarsi in luogo di opportunità investendo innanzitutto sulle infrastrutture, la montagna ha necessità di raccogliere idee, creare condizioni e politiche per chi in montagna ci vuole vivere.

C’è una felicità del vivere in montagna che non deve prescindere dal fatto che i servizi essenziali devono essere garantiti. Da questo deriva innanzitutto l’argine allo spopolamento. Un tempo vivere in montagna era un segno di inferiorità, oggi invece la montagna offre una grandissima opportunità.

E’ evidente che per attrarre e far restare le persone in montagna è indispensabile, oltre a avere rete e servizi, che vi siano adeguate opportunità di lavoro e condizioni di vita attrattive. Questa è una sorta di circuito virtuoso dove si devono incrociare condizioni e opportunità di sviluppo adeguate.

Il che vuol dire: un ambiente favorevole e una cultura che lo sappia far crescere, coniugando sostenibilità ambientale, economica e dimensione sociale.”

Un approccio condiviso dal governatore Roberto Maroni: “Con Trento e Bolzano abbiamo buoni rapporti e progetti comuni, le montagne non devono essere un ostacolo ai rapporti tra le comunità. Stiamo lavorando perché la montagna diventi appunto una grande possibilità.

Abbiamo la fortuna di confinare con le provincie di Trento e Bolzano dove sono state sviluppate tante iniziative che possiamo importare da noi.

Confiniamo anche con il cantone dei Grigioni, che fa parte della Macroregione delle Alpi, e quindi abbiamo la possibilità di sviluppare dentro Eusalp iniziative comuni. Tre sono i pilastri da prendere a riferimento delle future azioni: le infrastrutture materiali e immateriali, il sostegno alle attività economiche, la fragilità del sistema dal punto di vista ambientale ma anche sociale. La Macroregione è una sfida nuova che ci consente di sviluppare progetti concreti con i finanziamenti europei.”

Un invito a “riposizionare” culturalmente la montagna è venuto da Annibale Salsa: “C’è uno stereotipo che la vede emarginata, ma non è affatto vero che la montagna sia sempre stata marginale.

Smettiamola con la cultura della rassegnazione, che posso capire nel montanaro che si sente cittadino di serie B, ma chi governa deve pensare che la montagna non sia un territorio marginale. C’è una politica da tradurre in chiave di governance.

Gli istituti di ricerca sociale ci dicono che nell’arco alpino italiano le regioni che hanno garantito la tenuta sui territori sono quelle a statuto speciale: senza autonomia e autogoverno la montagna non può vincere la partita, la montagna ha intrinsecamente bisogno di essere autonoma.

Occorre ripensare in termini positivi la montagna, uscire dagli stereotipi, prendere dalla modernità il buono, le tecnologie che rendono possibile mettere in connessione la montagna con la cittá. Senza mettere mano a forme di autonomia partecipate, però, i territori montani sono destinati a diventare periferia dell’impero, non stanno in piedi. Oggi però ci sono le condizioni per innescare una inversione di tendenza, che superi la cultura della resa, ci vuole una sana iniezione di relativismo.”

Il Trentino, che da 70 anni gode di una forma di autonomia e autogoverno, è un esempio di come il connubio autonomia-montagna, se ben governato, porta dei risultati assolutamente virtuosi. L’autonomia è però responsabilità – ha ricordato ancora Daldoss – citando Degasperi che in occasione dell’approvazione in Parlamento della legge istitutiva dell’autonomia della Regione Trentino Alto Adige, ebbe a dire che l’autonomia stessa si sarebbe giustificata nel tempo solo se avesse avuto la capacità di dimostrare di essere più virtuosa dello stato, con meno burocrazia e capacità di fare le cose meglio a costi minori. “E’ quanto abbiamo fatto in Trentino.

Nel 2014 abbiamo approvato una nuova legge sull’ordinamento dei Comuni ispirandoci al principio di sussidiarietá e adeguatezza con l’intento di portare il valore dell’autogoverno al livello territoriale, avendo ben presente che anche in un piccolo territorio c’è il rischio del “centralismo”.

E’ stato creato un fondo strategico territoriale, con 80 milioni di euro, dando ai territori la responsabilità di decidere autonomamente, attraverso un percorso partecipativo dal basso, come spendere le risorse a livello sovracomunale in un’ottica di sviluppo. Bisogna provarci! Un aspetto fondamentale è fare esercizio di buone pratiche che poi si possano implementare su altri territori e a scala più vasta.”

“Il migliore antidoto alla marginalizzazione della montagna è che la montagna diventi protagonista delle proprie scelte, sapendo magari che lo svantaggio dettato dalla arretratezza e dal mancato sviluppo di venti o trenta anni è oggi un vantaggio, un punto di forza di chi in passato non ha dissipato il proprio territorio.

In montagna c’è un punto chiave – ha avvertito Daldoss – sul quale si vince o si perde la partita: non utilizzare gli stessi standard di spesa pubblica per le aree montane e per quelle urbane e di pianura.

In montagna tutto costa di più. In particolare i costi per infrastrutture e servizi sono molto più elevati che nelle aree urbane e in pianura. Se noi non riconosciamo questo differenziale strutturale, condanniamo la montagna alla marginalità, quindi all’assistenza, togliendo al paese una straordinaria opportunità di crescita, visto che in Italia il territorio montano è più della metà del totale.”

Rimarcando la disponibilità del Trentino a forme di collaborazione e di confronto con tutte le regioni alpine e in particolare con quella lombarda, l’assessore Daldoss ha chiuso il proprio intervento sottolineando come la montagna porti con sé dei valori quasi esclusivi: il volontariato, come forza consapevole di mettere a disposizione della propria comunità il proprio patrimonio di esperienze e competenze, e la cooperazione, come modello straordinariamente efficace per affrontare le sfide attuali e future di un mondo sempre più grande e globalizzato.