Tra i tutti lavoratori e professionisti che in questo momento stanno compiendo sacrifici, gli infermieri e operatori della salute sono quelli più strenuamente impegnati. Questi professionisti oltre a mettere in gioco il loro sapere scientifico, il loro saper agire e il saper essere un professionista sanitario, stanno letteralmente sacrificando loro stessi in nome dell’alto senso civico a favore della salute pubblica, mettendo a repentaglio anche la propria.

I loro volti sono tumefatti dalle intense giornate passate con le mascherine ed occhiali, durante il turno non riescono a bere e ad andare in bagno, perché questo comporterebbe doversi cambiare ed utilizzare nuovi dispositivi di protezione, che scarseggiano sempre di più, ma com’è possibile che il materiale che ti dovrebbe proteggere sia centellinato o addirittura machi? Ma loro non indietreggiano, ci sono, dimostrano ogni giorno di essere persone autentiche, responsabili e generose.

Hanno dovuto sopportare un’enorme sforzo riorganizzativo ed un superlavoro costante, saltando ferie e riposi, con i figli a casa vista la chiusura di scuole, nidi ed asili.
Hanno la necessità di tenere sotto controllo l’ansia che deriva dalla paura di contagiarsi e di contagiare ci propri cari.  L’impatto emotivo determinato dal lavoro quotidiano in corsia è molto forte, devono sistematicamente accompagnare nell’ultimo momento della loro vita pazienti con Covid, che non possono avere vicino i loro parenti,  il loro è l’ultimo sguardo che il paziente incrocia prima di morire.

Questo enorme stress e carico emotivo, se prolungato, rischia di degenerare in burnout, pertanto hanno ora più che mai bisogno di essere sostenuti, appoggiati e riconosciuti per tutto quello che stanno facendo, sarà una battaglia ancora lunga e dura.

Moltissimi non potranno beneficiare dei congedi straordinari previsti dall’ultimo decreto, concessi discrezionalmente dall’amministrazione, in quanto saranno considerati indispensabili per garantire il servizio. Trovano babysitter con difficoltà, nessuna vuol seguire in questo momento i figli di un’ infermiere!

Molti hanno contratto l’infezione, e sono a casa in isolamento con la paura di diffondere il contagio, alcuni più gravi sono stati ricoverati, altri hanno sintomi influenzali e vivono nell’incertezza di essere ammalati da coronavirus, perché il tampone non gli è stato fatto e pertanto non gli viene riconosciuto nemmeno l’infortunio dall’INAIL.

Il personale infermieristico è quello che sta pagando il tributo maggiore in termini di contagiati rispetto ad altre categorie, noi con il nostro paziente siamo costantemente in contatto e lo assistiamo in tutti i suoi bisogni.

E’ per tutto questo che sarebbe necessario dare un importante e forte segnale di attenzione da parte della politica, dell’Azienda sanitaria trentina e delle Apsp nei confronti dei nostri professionisti, la concessione di un adeguato incentivo economico a ristoro degli immani sforzi compitui avrebbe ora più che mai anche un significato anche dal valore morale. A tutt’oggi nonostante le nostre reiterate richieste non abbiamo ancora avuto nessuna risposta istituzionale concreta.

 

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Cesare Hoffer

Coordinatore Nursing up Trento