QUALI SONO I VERI NUMERI DELLA PANDEMIA IN TRENTINO?

Diretta video a cura di "Trentino In Azione "

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VIDEOINTERVISTA AL SEGRETARIO UIL FPL TRENTINO

MARCELLA TOMASI

Focus su: « Pat ed Enti Locali/ Covid / Contratti Collettivi / Scuola / Centrosinistra e Lega

LA FIGLIA DEL MANAGER DEL MONTE DEI PASCHI, CAROLINA ORLANDI, DICHIARA:
“Le novità più importanti riguardano le indagini fatte a Genova, dalla Procura. Le carte sono piene di testimoni che confermano l’esistenza di questi festini e ce n’è più di uno che conferma la presenza di alcuni magistrati a queste feste”

E ANCORA IL LEGALE DELLA FAMIGLIA L’ON. MICELI AGGIUNGE:
“C’è un soggetto qualificato, è il comandante di una stazione dei Carabinieri toscana ed è uno che racconta non solo dell’esistenza dei festini ma anche del coinvolgimento diretto di uno dei magistrati di Siena che hanno avuto a che fare con le indagini sulla morte di David Rossi e di essere stato invitato da questo magistrato nel corso delle indagini da lui condotte a farsi gli affari propri”

Giovedì 26 novembre, nel corso della puntata de “Le Iene”, Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sono tornati sulla morte del capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena David Rossi, precipitato al suolo dalla finestra del suo ufficio nel 2013. Carolina Orlandi, la figlia di Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi, insieme all’onorevole Carmelo Miceli, legale della famiglia, raccontano quali indagini ha svolto la Procura di Genova in questi anni sui tanto discussi festini hard di Siena e sul perché la famiglia di David Rossi si opponga alla richiesta di archiviazione della Procura riguardo all’ipotesi dei presunti abusi d’ufficio, eventualmente commessi durante le indagini sulla morte del manager senese.

Quella di David Rossi è stata una morte avvenuta nel mezzo di una bufera mediatica, finanziaria e giudiziaria, appena due giorni dopo aver comunicato ai vertici dell’istituto di voler andare a parlare con i magistrati che indagavano sul caso Mps.

Le inchieste dedicate alla vicenda, cercano di far luce sulla vicenda, e la domanda è sempre la stessa: si è trattato di un suicido, come il caso è stato archiviato dai giudici, o di un omicidio?

Nel servizio l’inviato ha raccolto le dichiarazioni di Carolina Orlandi, la figlia della moglie di David Rossi, che racconta le ultime novità sul caso: “Le novità più importanti sicuramente riguardano le indagini fatte a Genova, dalla Procura. Le carte di queste indagini sono piene di testimoni che confermano l’esistenza di questi festini. Ce n’è più di uno che conferma la presenza di alcuni magistrati a queste feste. Alcuni di questi sarebbero gli stessi magistrati che 7 anni fa hanno fatto le indagini, e noi ancora dopo 7 anni non sappiamo come e perché David sia morto. Eppure in questa richiesta di archiviazione si legge che non c’è stato abuso d’ufficio da parte della procura di Siena”.

I tanto discussi festini omosessuali, a cui avrebbero partecipato personaggi di spicco della città, tra cui alcuni magistrati, sono davvero esistiti oppure no?
Risponde Carolina Orlandi: “In questi mesi sono state dette tante cose, i giornali hanno riportato delle notizie che, dopo aver visto gli atti posso dire di essere false, e invece in questa richiesta di archiviazione ci sono una quantità di particolari che meritano di essere approfonditi”.

A due anni di distanza dalla chiusura delle prime indagini, la Procura toscana le ha riaperte grazie ai vari nuovi elementi messi a disposizione dalla famiglia del manager. Il motivo era quello di procedere con quelle attività di inchiesta ancora possibili e che i primi tre magistrati, che si erano occupati del caso, avevano ritenuto di non portare avanti.

“Sono passati più di 7 anni dalla morte di David, e io ne ho viste veramente fare di tutti i colori, ne ho sentite dire di tutti i colori – dichiara la Orlandi -. Ho letto cose negli atti inspiegabili, cose non approfondite, cose sbagliate cose non fatte, cose fatte male. Io ti posso dire che mi sono rotta, mi sono veramente stufata qui mi devono spiegare perché certe cose non sono state fatte e perché invece altre sono state fatte in un momento particolare come la distruzione dei fazzolettini o come tutta una serie di elementi che io tutt’ora non mi spiego”.

La Procura di Genova nella richiesta di archiviazione sostiene che le critiche della famiglia alle indagini appaiono ingiustificate se si fa riferimento alla seconda inchiesta aperta a due anni dalla morte del manager senese, perché questa sarebbe stata ampia e scrupolosa.

Carolina Orlandi: “A me cosa importa che le seconde indagini siano state fatte bene, in maniera approfondita, ma dopo tre anni non avresti mai trovato le stesse cose che potevamo trovare all’inizio. E invece non sono stati messi sotto sequestro i vestiti, non è stata messa sotto sequestro la salma di David, non sono state chieste le celle telefoniche, le telecamere…nonostante siano stati distrutti dei fazzolettini, nonostante tutto quello che noi sappiamo e che è successo, comunque non c’è stato l’abuso d’ufficio”.

E, a proposito della modalità in cui sarebbero state svolte le prime indagini, l’onorevole Carmelo Miceli dichiara: “Il 14 di agosto, a due giorni dal Palio, quando ancora le indagini non sono archiviate, il pm Natalini avverte la necessità di distruggere i fazzolettini e di restituire altri reperti”. Alla Domanda di Monteleone che gli chiede: “Sappiamo di chi era il sangue su quei fazzoletti?” “No, non lo sappiamo e non lo sapremo mai – conclude Miceli – è un atto gravissimo”.
Sono davvero tante le cose che la famiglia non si spiega. Monteleone prova ad elencarle.

Uno: Non sono mai stati chiesti nell’immediato i tabulati e i dati delle celle telefoniche di tutti i gli apparecchi cellulari che sono transitati dentro e vicino la banca nelle ore della morte di David. Se fosse stato fatto, forse, avremmo potuto rintracciare la persona con il telefono all’orecchio che compare nel vicolo alle 20.11.
Due: I vestiti di David non sono mai stati sequestrati e non sono mai stati analizzati.

Tre: Non è mai stato fatto l’esame istologico delle ferite ritrovate sul corpo di David: se fosse stato fatto avremmo saputo con certezza quando David si è procurato quelle ferite, se prima o durante la caduta.

Quattro. Non si è fatto immediatamente l’esame del Dna sul corpo di David, né sull’orologio, né sui suoi telefoni cellulari. Ci avrebbe potuto dire con certezza se c’era stata o no una colluttazione, e chi era venuto a contatto quella sera con David prima che volasse dalla finestra.

Cinque: Il pm Aldo Natalini ha ritenuto di ordinare la distruzione dei fazzoletti sporchi di sangue ritrovati nel cestino dell’ufficio di David, senza disporne un’analisi e prima che fosse decretata l’archiviazione.

Sei. Non sono state identificate tutte le persone che erano presenti in banca nell’ora in cui David è volato dalla finestra.

Sette. Non sono state mai acquisite le immagini delle oltre 10 telecamere interne ed esterne alla banca, tranne quella che ha ripreso la caduta. Avrebbero permesso di vedere tutte le persone che si sono mosse dentro e fuori la banca in quelle ore, compreso il vicolo dove è caduto David.

Otto. L’unico video in cui si vede la caduta di David non è integrale, ma è stato tagliato. Parte un minuto prima della caduta e finisce prima dell’arrivo dei soccorsi.

Nove. La procura non ha aperto nell’immediato un fascicolo per il reato di omissione di soccorso per trovare la persona che entra nel vicolo con il telefono all’orecchio alle 20:11.

Dieci: Dalla prima archiviazione di agosto 2013 la procura di Siena ha aspettato più di due anni prima di riaprire il caso nel novembre 2015. In quei due anni, il tempo trascorso ha reso indecifrabili tutti gli elementi utili a capire davvero se David si è ammazzato con le sue mani oppure no.

Tra due settimane un Giudice a Genova dovrà decidere se accogliere la richiesta dei pubblici ministeri che vogliono archiviare le indagini per l’eventuale abuso di ufficio che sarebbe stato commesso dai loro colleghi di Siena. Tutto è iniziato dalle clamorose dichiarazioni rubate all’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, che, all’inviato aveva dichiarato: “Conoscendo la razionalità di David, non è possibile che sia suicidio. La città è convinta che sia stato ucciso”. Per l’ex sindaco Piccini David non si sarebbe suicidato. E aggiunge una storia difficile da credere se non fosse per la rilevanza del soggetto che la riferisce. “Un avvocato romano mi ha detto… era un’amica mia che il marito era nei servizi ‘devi indagare tra alcune ville tra l’aretino e il mare e i festini che facevano lì perché la magistratura potrebbe aver abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale, non so se mi sono spiegato”.

Ci sarebbero davvero dei collegamenti tra il difficile e criticato decorso delle indagini e la storia dei festini? Dopo questa intervista rubata all’ex sindaco, sette magistrati di Siena sporgono querela per diffamazione e, a seguito di questa, la Procura di Genova – competente ad indagare su tutto ciò che riguarda i magistrati toscani – apre due procedimenti: uno per diffamazione nei confronti della trasmissione di Italia1 e dell’ex sindaco Piccini e uno per abuso d’ufficio. Piccini pochi giorni dopo il servizio andato in onda confermò tutto, ricordando che prima di lui aveva parlato di orge, addirittura pubblicamente, un azionista all’assemblea del Monte dei Paschi.
Dell’esistenza di quel tipo festini hard quindi non sembrerebbe convinto solo l’ex sindaco Piccini, l’inviato aveva anche raccolto la segnalazione di un uomo, che in passato aveva avuto esperienze come gigolò: “ho partecipato a… come escort ad alcune feste private, che si sono svolte nei dintorni di Siena, Monteriggioni, e a volte anche in altre città d’Italia”. Feste, dice ancora, che avrebbero avuto lo scopo “di intrattenere degli ospiti di alto… alto profilo comunque, che avevano una certa importanza… per le persone che organizzavano queste feste”.

E poi aveva aggiunto: “La maggior parte delle volte c’erano delle cene, poi diciamo che avveniva una sorta di selezione poi dopo noi sapevamo che dovevamo andare con una determinata persona… io sapevo che andavo a Siena per tot euro… è capitato anche 10.000 a settimana, cifre del genere…” Alla domanda di Antonino Monteleone se poi, questi rapporti sessuali, si sarebbero consumati in pubblico o in privato, risponde: “La maggior parte delle volte in privato, parecchie volte è capitato che succedessero come… chiamiamole orge. Però più o meno erano magari sul divano chi sul tavolo… Cose del genere…Comunque chi non voleva partecipare a queste cose sapeva che doveva prendere e andarsene. “La maggior parte delle volte è perché dovevano tornare a casa dalla famiglia… Beh non erano gay dichiarati le persone con cui stavamo… La maggior parte avevano famiglia e figli. Io credo di ricordarmi il 99.9% dei clienti con cui sono stato quelli e quelle con cui ho avuto dei rapporti sessuali io me li ricordo perfettamente”.

Testimonianze a cui si aggiungono i racconti di un altro uomo sentito dalla Procura di Genova, come riferisce Carolina Orlandi: “C’è un personaggio, molto noto a Siena, il cui fratello riferisce essere un organizzatore di festini, omosessuale, dice di aver visto di fronte alla sua casa questo via vai di ragazzi giovani, feste, cioè tutta una serie di particolari anche rispetto a questa testimonianza qua”.

“Ma tutti questi testimoni, a partire dal presunto gigolò che ha rilasciato quelle dichiarazioni, sono stati sentiti dalla procura di Genova in questi anni di indagini? E davanti ai magistrati avranno confermato tutto o hanno ritrattato i racconti fatti in tv?” Chiede Monteleone.

Carolina Orlandi: “La procura di Genova dice ammesso che questi festini ci siano stati e ammesso che a questi festini abbiano partecipato tutta una serie di personaggi di spicco del panorama senese, questo non implica che le indagini sulla morte di David siano state fatte male per questo motivo. Le testimonianze sono impressionanti, nel senso che ci sono tutta una serie di testimoni che con dovizia di particolari indicano personaggi del sistema Siena che partecipavano a festini scabrosi. E mi volete dire che questo sistema Siena, non avrebbe potuto influenzare le indagini sulla morte di un manager Monte dei Paschi in un periodo come quello? A noi ha creato un danno enorme, perché tutto quello che non è stato fatto all’inizio vai poi a recuperarlo tre anni dopo… Vai a rigrattare i muri per cercare Dna di terzi tre anni dopo…Vai a richiedere le celle telefoniche che non ci sono più, e chi paga per tutto questo? Io mi devo far bastare che in quella circostanza c’era di turno un magistrato che però ha dato per scontato che quella persona si fosse buttata dalla finestra e quindi non ha fatto tutta una serie di cose che fanno sì che io oggi non sappia perché David è morto… e non è una responsabilità questa? Eh no, invece…viene aperto un fascicolo per abuso d’ufficio e viene richiesta l’archiviazione pure di questo… E come dobbiamo sentirci noi?”

E aggiunge: “In questi mesi i giornali hanno detto tante falsità. Io ho letto che per esempio il gigolò non avrebbe riconosciuto i personaggi che invece aveva detto di aver riconosciuto davanti a noi. Questo è falso, assolutamente falso, questo ragazzo si è presentato spontaneamente a Genova a dire quello che sapeva. Ora, la sua testimonianza è ricca di particolari e tra questi particolari c’è il chiaro riconoscimento di alcuni personaggi di spicco del sistema Siena. Riconosce dei magistrati, come partecipanti ai festini. E forse l’equivoco nasce da qua, perché gli è stata fatta vedere una foto molto diversa rispetto a quella che gli avevamo fatto vedere noi e ha avuto semplicemente dei tentennamenti. Quindi non mi sembra che abbia ritrattato le dichiarazioni che aveva lasciato a noi, anzi, non solo le ha confermate ma ha aggiunto particolari e dettagli che sono tutti nelle carte”.

A proposito di come la procura di Genova possa avere considerato la testimonianza dell’ex escort, Carolina dice: “La Procura lo ritiene non credibile perché nei luoghi che lui ha indicato come i luoghi dei festini non è verificata la presenza nè sua né degli altri gigolò. Ora, tutti sanno che se un albergo ospita un festino, soprattutto di quel tipo, non è che viene registrato il nome della prostituta o l’orario di ingresso o di uscita. Questo mi sembra abbastanza evidente, perché si sono presentati alla porta dell’albergo X e dell’albergo Y dicendo “ma qua ci sono stati festini?? Qua si prostituivano le persone con personaggi di spicco?”. Cosa pensavano di trovare, un registro delle presenze delle varie prostitute o gigolò? Mi sembra evidente che non possa essere questo il tipo di approfondimento che andava fatto, in questi luoghi, se te lo fai bastare è un problema”.

Monteleone le chiede: Nelle indagini della procura di Genova, appaiono altri soggetti che parlano dei festini?
Carolina Orlandi risponde: “È questa la vera grossa novità di queste carte di Genova, perché, appunto, quello che dice il gigolò è supportato e confermato da tutta una serie di altre testimonianze. C’è un personaggio, molto noto a Siena, il cui fratello riferisce essere un organizzatore di festini, omosessuale, dice di aver avuto visto di fronte alla sua casa questo via vai di ragazzi giovani, feste, cioè tutta una serie di particolari anche rispetto a questa testimonianza qua”.
L’avvocato Miceli aggiunge: “Emerge un giro di festini altolocati con la presenza di soggetti graduati, con la presenza di anche soggetti che avevano delle funzioni pubbliche. E la presenza di questi soggetti all’interno di questi festini avrebbe potuto creare da un lato un legame inscindibile tra tutti questi e dall’altro però un interesse a chiudere un’indagine, quella sulla reale causa della morte di David Rossi che poteva far venire fuori l’esistenza di questo giro e di questo legame di perversione tra questi personaggi importanti”.

Di nuovo Carolina Orlandi: “Tutti questi atti di Genova sono stati trasmessi al CSM quindi si è ritenuto importante che il consiglio superiore della magistratura ne venisse a conoscenza. Mi sembra una presa di posizione importante, com’è possibile che si decida di trasmettere gli atti al Csm perché ci sono stati comportamenti inopportuni, però poi si chiede l’archiviazione nei loro confronti…Perché?”

La procura di Genova ha inviato gli atti al consiglio superiore della magistratura che valuterà i comportamenti descritti dai testimoni. Ma torniamo alle indagini: al di là dei festini di cui parlano ormai in tanti, Il gigolò da noi intervistato è l’unico che parla della presenza di magistrati?

Spiega ancora Carolina: “C’è anche un altro fatto strano, che due giorni prima della morte di David a Siena viene uccisa una prostituta, vicino casa nostra tra l’altro, nel proprio appartamento. Di questo omicidio viene accusato e poi condannato un ragazzo brasiliano, Villanova Correa. Questo ragazzo dà una testimonianza dicendo di essere a conoscenza di tutta una serie di informazioni riguardanti i festini e la morte di David. Questa persona a Genova non viene chiamata, la Procura di Genova evidentemente non ritiene necessario approfondire la testimonianza di questo ragazzo. Quindi non viene sentito. “

La vicenda controversa del detenuto Villanova Correa merita di essere trattata in separata sede per quanto è complessa e ricca di spunti e ramificazioni. La posizione della famiglia è chiara: visto che tirerebbe in ballo con le sue nuove dichiarazioni un magistrato di Siena, è a Genova che andrebbe sentito e non nel capoluogo toscano. Ma c’è qualcun’altro che secondo la famiglia di David Rossi sarebbe ancora importante ascoltare prima di chiudere definitivamente le indagini a Genova?
C’è, a quanto viene spiegato dal legale della famiglia, un Carabiniere, comandante di una stazione dei Carabinieri toscana, che racconterebbe non solo dell’esistenza dei festini ma anche del coinvolgimento diretto di uno dei magistrati di Siena che hanno avuto a che fare con le indagini sulla morte di David Rossi: “C’è un soggetto qualificato, è un Carabiniere, è il comandante di una stazione dei Carabinieri toscana ed è uno che racconta non solo dell’esistenza dei festini ma anche del coinvolgimento diretto di uno dei magistrati di Siena che hanno avuto a che fare con le indagini sulla morte di David Rossi e racconta di essere stato invitato da questo magistrato nel corso delle indagini da lui condotte a farsi gli affari propri”.

Carolina Orlandi spiega: “Questa persona non è mai stata chiamata e non è mai stata sentita”. L’ex carabiniere in pensione che secondo la famiglia ha tutta una serie di cose da raccontare su un magistrato di Siena e su storie che riguardano i festini, sarà sentito? La sua testimonianza raccolta durante indagini difensive dalla famiglia è così ricca di spunti e vicende da approfondire che merita anche questa di essere trattata in un prossimo servizio.

“Alla luce di tutto quello che è emerso dalle indagini di Genova, la famiglia di David che cosa chiede al giudice che dovrà decidere tra due settimane?” Chiede Monteleone.

“Proprio per il fatto che tante cose non sono state approfondite, noi abbiamo deciso di opporci a questa richiesta di archiviazione – conclude Carolina Orlandi -. I magistrati di Siena si sono occupati di tutta l’indagine MPS e non ne sono venuti a capo, tant’è che tutti quei personaggi che hanno poi provocato il crack della banca sono stati condannati a Milano. Gli stessi magistrati hanno indagato sulla morte di David e non ne sono venuti a capo… Non vi mette nessun dubbio questa cosa qua? Si è indagato abbastanza? Si è approfondito il nesso che ci poteva essere tra questi rapporti personali di queste persone con quello che era il loro lavoro? Se ci sono dei testimoni che dicono di avere riconosciuto alcuni dei magistrati a dei festini, insieme ad altri esponenti di altri poteri, non si può pensare che questo non abbia comportato tutta una serie di conseguenze, tra cui il fatto che non si sia arrivati in fondo al crack della banca, non si sia arrivati in fondo alle indagini sulla morte di David, non si è arrivati in fondo a niente e mi volete dire che i loro rapporti personali non avrebbero potuto hanno influenzato il loro lavoro? Dai…!”