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EURISPES * AGENZIA PER IL FUTURO: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE

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09.46 - martedì 05 giugno 2018

Chi opera attualmente in Italia secondo la cultura e la logica degli scenari futuri? È assai raro, in verità, trovare esperienze significative di questo genere nella politica, nell’economia, nel sociale. In effetti, la grande maggioranza degli operatori pubblici e privati compie le proprie scelte facendo riferimento alle tendenze che sono in atto nella società e nei mercati: è la cultura del breve periodo, la risposta alle emergenze, alle novità che giungono spesso inattese. Al massimo, si elaborano prospettive di medio periodo, nelle quali ai dati della realtà si aggiungono i desideri e le aspettative di medio termine.

Ma ben pochi si avventurano nella costruzione di possibili scenari futuri, il solo mezzo per guardare e costruire orientamenti validi per le scelte di oggi.

Tendenze, prospettive, scenari: la complessità del mondo in cui viviamo richiede di operare una scelta che è innanzitutto culturale, scientifica e politica, di valutare esperienze estere significative, di costruire strumenti adeguati. La proposta dell’Eurispes riprende una interessante iniziativa avviata dal governo svedese e propone per l’Italia la costituzione di una Agenzia per il Futuro.

Una ragione, che giustifica questa proposta dell’Eurispes, si trova nella partecipazione attiva dell’Italia alle scelte delle principali Istituzioni internazionali, nelle quali la cultura e la pratica degli scenari sono sempre più diffuse e sviluppate.

Le Nazioni Unite, ad esempio, hanno approvato l’Agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030 (sett. 2015) ed impegnato gli Stati membri alla sua realizzazione; l’Oecd fornisce orientamenti sull’economia e il lavoro al 2030-2050 che sono alla base delle scelte dei vertici internazionali come il G20; la stessa Unione Europea impegna gli Stati membri con strategie in materia di sviluppo e ambiente che guardano al 2020, al 2030, al 2050.

Nella prospettiva di un futuro possibile, diversi Stati hanno già orientato le loro politiche in questa direzione, recuperato una cultura programmatoria di lungo respiro, compiuto azioni specifiche con vantaggi conseguiti anche nel breve termine, come negli Stati Uniti, dove la scoperta e l’utilizzo di una nuova fonte energetica (lo shale gas) sono emersi proprio come conseguenza di politiche ambientali proiettate al 2040.

Ovvero, come gli accordi tra Russia, Cina, Giappone in base ai quali la visione di una nuova riorganizzazione territoriale di tutta l’area euroasiatica sta portando all’avvio di investimenti di lungo periodo destinati a creare nuovi vantaggi competitivi di vasto raggio sulla scena globale.

Come vive l’Italia queste esperienze internazionali? Di quali strumenti si dota per agire secondo visioni di lungo periodo?

Nell’autunno 2015, di fronte alla complessità dei problemi da affrontare, il governo svedese ha deciso di costituire un apposito Ministero per lo Sviluppo Strategico ed ha organizzato un Consiglio per il Futuro, un vero e proprio Consiglio dei Ministri che si riunisce periodicamente per sostenere il Premier nelle sue scelte politiche.

Il Consiglio per il Futuro è composto dal Primo ministro e dai ministri per le infrastrutture, lo sviluppo economico e l’innovazione, le finanze, la pubblica amministrazione, l’ambiente. “Il mio compito – spiega sul sito ufficiale del governo svedese l’attuale Ministro Kristina Perssons – è di elaborare e proporre idee di sviluppo a lungo termine per il governo (…) la politica è di fronte a scelte di grande rilievo ed a grandi opportunità. Un terreno di gioco inedito e complesso pone importanti domande alla politica e chiede di cercare nuove soluzioni ed un lavoro comune”.

Il “Ministero per lo sviluppo strategico” dispone di un segretariato e di tre gruppi di analisi su “il futuro del lavoro”, “la transizione verde”, “la cooperazione globale”, con il compito di elaborare visioni, scenari, idee che sono periodicamente presentati e discussi, appunto, nel Consiglio dei Ministri per il Futuro.

È questo modello che Eurispes propone di replicare anche nella realtà italiana, per il valore positivo di questa esperienza e per il bisogno di recuperare nel nostro Paese una cultura degli scenari che aiuti ed orienti gli operatori, pubblici e privati, ad affrontare meglio la complessità del mondo contemporaneo e le sue sfide globali.

 

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Gian Maria Fara

Presidente Eurispes

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