“Pur convinta che l’esercizio di critica sia il sale del confronto democratico, ammetto di aver trovato fuori luogo alcuni accenti dell’intervento con cui, sulla stampa locale, il consigliere del Pd Giorgio Tonini ha ribadito la sua contrarietà alla Legge provinciale sulle chiusure domenicali da poco approvata in Aula. Poco opportuni, nello specifico, mi sono parsi i richiami del collega all’incostituzionalità – a suo dire manifesta, lampante perfino dai comportamenti dalla stessa Giunta provinciale – da cui tale norma sarebbe gravemente viziata. Ecco, tali valutazioni non mi trovano concorde.

Infatti, se da un lato è noto l’esito infausto toccato alle norme per esempio del Friuli Venezia Giulia, con la bocciatura della Consulta, dall’altro, se si vanno a vedere le motivazioni addotte per sancire la loro incostituzionalità – con richiami alla «concorrenza» e all’ «assetto concorrenziale del mercato» – si scopre come esse risultino superate e smentite dalla storia recente, dai dati economici, dalle attestazioni documentali e verbali degli operatori economici e dei consumatori così come emersi a seguito dall’emergenza CoViD-19.

Non serve pertanto essere fini giuristi per constatare come le precedenti bocciature della Consulta a norme sulle chiusure domenicali poggiassero su presupposti che oggi obiettivamente non sono più attuali né sostenibili. Gli equilibri odierni – giuridici, economici e non – si configurano difatti come molto diversi da quelli che erano anche solo di qualche mese fa, con la conseguenza che i principi di concorrenza e liberalizzazione richiedono, ora, una distinta interpretazione.

Detto questo, rilevo come la difesa della Costituzione sia tema impegnativo, da affrontare con cautela e attenzione. Mi sarebbe infatti fin troppo semplice ricordare che il consigliere Tonini che oggi chiama in causa la Costituzione in opposizione alla legge sulle aperture domenicali è lo stesso che, ieri, definiva «assolutamente necessaria ed urgente» (12.8.2016) la riforma costituzionale Boschi-Verdini, bocciata da 17 ex giudici della Consulta (tra i quali 11 presidenti emeriti) prima di essere silurata dal popolo italiano.

Dico questo, si badi, non per gettare discredito sul collega del Pd, al quale anzi riconosco spessore politico, ma solo per evidenziare che ergersi – con giudizi e prese di posizione – a custodi dell’ortodossia costituzionale è cosa delicata, che a mio avviso pochissimi possono coerentemente permettersi. Molto meglio, allora, restare al merito della Legge provinciale sulle aperture domenicali con un’interpretazione costituzionalmente orientata secondo l’attuale e nuovo senso dei principi di concorrenza e liberalizzazione. Una norma, non priva di deroghe, che non deprimerà affatto l’economia, ma, al contrario, restituirà ai lavoratori orari e turni più gestibili e, quindi, anche più motivazione per dare il meglio. Con benefici, ne sono convinta, per tutto il Trentino”.

È quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio.