La sicurezza sul luogo di lavoro è un tema che richiede la massima urgenza: non possiamo più considerare inevitabili gli infortuni sul luogo di lavoro. Non possiamo più accettare come un fatto normale che si muoia facendo il proprio lavoro. L’interrogazione presentata il 2 luglio 2019 dalla consigliera Coppola già sollevava il tema: nessuno ha finora risposto – non è una novità – ma non è a noi che si devono delle risposte. Le risposte sono dovute ai feriti e ai morti, alle famiglie di chi ha perso la vita sul luogo di lavoro, a chi tutti i giorni rischia la propria vita lavorando. E ai sindacati, che richiedono maggiore cultura della sicurezza e maggiore determinazione nella prevenzione e nella formazione. Le morti sul lavoro sono dette “bianche” ma di bianco, di innocente, non hanno proprio nulla. Sono tinte del colore più scuro, quello dell’impotenza e delle richieste inascoltate. Come recita il titolo dell’interrogazione, si può fare di più. Si deve fare di più.

Gruppo Consiliare Provinciale Futura – Partecipazione e Solidarietà

Nel testo sottostante si ripropone l’interrogazione della consigliera Coppola del 2 luglio 2019, alla quale non è ancora stata risposta.

Trento, 2 luglio 2019
Egregio signor
Walter Kaswalder
presidente del Consiglio provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n. 646

SICUREZZA DEI LUOGHI DI LAVORO: SI PUÒ FARE DI PIÙ

Il 26 giugno 2019 è stata presentata a Roma la relazione annuale sui dati relativi all’andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali nel 2018. Lo scorso anno in Trentino le morti sul lavoro sono state 7, alle quali si aggiungono 2 morti a causa dell’amianto. Oltre ai decessi vi sono stati centinaia di menomati: 770 di cui 540 a seguito di infortunio e 230 a seguito di malattia professionale, il 2% in più dell’anno precedente. Nel 2018 le denunce di infortunio sul lavoro in Trentino sono state 8.344 Tra gli infortuni accertati e indennizzati, ci sono i 540 lavoratori e lavoratrici menomati, di cui 11 con un grado di menomazione superiore al 25% e di essi 4 menomati per più del 50%. Ma al conto degli infortuni va aggiunto quello delle malattie professionali. Nel 2018 in Trentino le denunce di malattie professionali sono state 408, in aumento sulle 373 del 2017. Con riferimento alle malattie professionali correlate con l’asbesto (amianto), oltre ai due decessi ci sono anche tre menomati, cioè malati, sempre per l’amianto killer.
Nei primi 5 mesi del 2019 in Trentino 3 persone sono morte sul lavoro. Sempre in questi mesi in Trentino le denunce di infortunio sul lavoro sono state 3.354 contro le 3.449 dello stesso periodo del 2018. Gli incidenti in agricoltura sono stati 239, rispetto ai 274 dei primi cinque mesi dell’anno scorso. Nelle cave si passa da 2 a 7 infortuni. Nell’industria manifatturiera c’è un leggero incremento da 349 a 353, mentre nelle costruzioni gli infortuni scendono da 168 a 160. Le denunce di malattie professionali sono in questi primi cinque mesi dell’anno 188, di cui 135 riguardano il sistema osteomuscolare, vero problema emergente nel mondo del lavoro. Si tratta di disturbi muscolari-tendinei correlati a movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori, e patologie osteoarticolari da sovraccarico del rachide, rilevate soprattutto nell’edilizia e nella sanità.
Nella nostra provincia si muore ancora di amianto. L’eternit, noto come cemento-amianto, è un materiale di copertura che è stato largamente impiegato per la produzione di tetti nella tipica conformazione ondulata, oltre che in numerose altre applicazioni. Nel 1943 la Germania ha riconosciuto che l’inalazione delle sottili fibre di questo materiale provoca il cancro ai polmoni – il cosiddetto mesotelioma – disponendo il risarcimento ai lavoratori che ne avevano subito le conseguenze. In Italia l’estrazione, la produzione e la commercializzazione dell’amianto e dei vari prodotti da esso derivati è vietata dalla legge 257/27 del marzo 1992. Da allora è partita la bonifica delle strutture realizzate con questi materiali. Secondo l’Osservatorio nazionale amianto, il mesotelioma, che “presuppone sempre l’esposizione ad amianto, salvo rari casi”, provoca circa 1.800 morti all’anno, cui vanno aggiunti circa 3.500 decessi causati dai “tumori polmonari per amianto”, per un totale che supera 5mila vittime all’anno nella sola penisola.
In Trentino dal 2012 ad oggi sono stati censiti 1.643 siti con presenza di amianto, di questi 740 sono stati bonificati, per 151 sono in corso i lavori di bonifica, 336 sono i siti da bonificare e 416 sono quelli senza obbligo urgente di modifica.
La Giunta provinciale ha recentemente aggiornato l’elenco dei beni contenenti amianto, distinguendoli a seconda degli interventi necessari: il primo contenente siti con obbligo di bonifica, il secondo con il solo obbligo di rivalutazione.
Dalla stampa si apprende che la Provincia autonoma di Trento dovrebbe essere in procinto di attivare, in ritardo rispetto alle altre Regioni, il Piano nazionale di prevenzione per i lavoratori, previsto dalla L.257/92, per l’individuazione dei posti di lavoro e delle lavorazioni che presentano rischi all’esposizione dell’amianto e quindi per le persone che ne vengano in contatto, alla patologia neoplastica del mesotelioma.
I dati riportati dall’Inail ci dicono che in Trentino molto si deve ancora fare per aumentare la sicurezza dei luoghi di lavoro.
Si conferma la necessità di continuare ad investire nella formazione per la sicurezza, nella prevenzione, da sempre uno dei punti critici, e nei controlli che devono essere frequenti e puntuali.
Mai abbassare la guardia, ma moltiplicare gli sforzi per rendere gli ambienti lavorativi più sicuri. E’ fondamentale quindi l’impegno dei datori di lavoro, dei singoli lavoratori e anche proseguire una sensibilizzazione degli studenti che frequentano le scuole professionali, i futuri lavoratori che devono essere pienamente coscienti delle norme e delle prassi a salvaguardia della loro salute e sicurezza.
Tutto ciò premesso si interroga il presidente della Provincia autonoma di Trento per sapere:
considerato il numero elevato di incidenti mortali, infortuni sul lavoro e malattie professionali quali procedure concrete intenda mettere in atto (oltre a quelle già esistenti) a salvaguardia della salute e della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori;
se ritenga prevedere azioni opportune per l’individuazione dei nuovi ed emergenti rischi sul lavoro, per la messa a disposizione di strumenti e processi che possano fronteggiarli e per l’utilizzazione delle nuove tecnologie nella prevenzione dei rischi,
se intenda aumentare l’attenzione e il monitoraggio del lavoro nelle cave, dove nei primi cinque mesi di quest’anno si sono verificati 7 infortuni rispetto ai due dell’anno precedente;
quante visite ispettive sono state effettuate sui luoghi di lavoro trentini negli ultimi cinque anni, suddivise per settori;
se ritenga opportuno intensificare le visite ispettive anche al di fuori dei canonici giorni o orari di lavoro, ma anche durante l’intera giornata lavorativa, in orario notturno e nei giorni festivi;
se si intenda implementare l’organico degli ispettori preposti alla vigilanza;
quando verrà attivato il Piano nazionale di prevenzione per i lavoratori, misura per l’individuazione dei posti di lavoro e delle lavorazioni che presentano un rischio all’esposizione dell’amianto;
quali corsi sulla sicurezza vengano effettuati presso le scuole professionali e con che frequenza.

LUCIA COPPOLA
consigliera provinciale FUTURA

Gruppo Consiliare Provinciale Futura – Partecipazione e Solidarietà

Vicolo della Sat, 10

I-38122 Trento