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COPPOLA E GHEZZI (FUTURA) * INFEZIONI OSPEDALIERE: « VENGONO ADOTTATE DELLE PROFILASSI SPECIFICHE PER I PAZIENTI RITENUTI PIÙ A RISCHIO? »

Coppola e Ghezzi. Infezioni ospedaliere: un nemico da combattere. Le infezioni ospedaliere sono la complicanza più frequente e grave dell’assistenza sanitaria. Si contraggono durante il ricovero in ospedale, o si manifestano dopo le dimissioni del paziente. Sono infezioni che al momento dell’ingresso non erano rilevabili clinicamente, né erano in incubazione. Sono l’effetto della progressiva introduzione di nuove tecnologie sanitarie, che se da una parte garantiscono la sopravvivenza a pazienti ad alto rischio di infezioni, dall’altra consentono l’ingresso dei microrganismi anche in sedi corporee normalmente sterili. Un altro elemento cruciale da considerare è l’emergenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo profilattico o terapeutico.

Le infezioni correlate all’assistenza si contraggono per contatto diretto tra una persona sana e una infetta, soprattutto tramite le mani; inoltre per contatto tramite le goccioline emesse nell’atto del tossire o starnutire da una persona infetta a una suscettibile che si trovi a meno di 50 cm di distanza; per contatto indiretto attraverso un veicolo contaminato (per esempio endoscopi o strumenti chirurgici); per trasmissione dell’infezione a più persone contemporaneamente, attraverso un veicolo comune contaminato (cibo, sangue, liquidi di infusione, disinfettanti, ecc); per via aerea, attraverso microrganismi che sopravvivono nell’aria e vengono trasmessi a distanza.

Circa l’80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie). Le più frequenti sono le infezioni urinarie, che da sole rappresentano il 35-40% di tutte le infezioni ospedaliere. Tuttavia, negli ultimi quindici anni si sta assistendo a un calo di questo tipo di infezioni (insieme a quelle della ferita chirurgica) e a un aumento delle batteriemie e delle polmoniti.

Secondo i dati riportati dal “Rapporto Osservasalute2018” in Italia, negli ultimi tredici anni, dal 2003 al 2016, il tasso di mortalità per infezioni contratte in ospedale è raddoppiato sia per gli uomini che per le donne, si è passati dai 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016. L’Italia conta il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue. L’aumento del fenomeno è stato osservato in tutte le fasce d’età, ma in particolar modo per gli individui dai 75 anni in su. I tassi regionali, spiega il rapporto Osservasalute, presentano un’alta variabilità geografica, con valori più elevati nel centro e nel nord Italia e più bassi nel mezzogiorno.

L’incidenza delle infezioni ospedaliere fa lievitare i costi sanitari. Infatti ritardano le dimissioni ospedaliere, determinando un aumento dei costi di ospedalizzazione, dei costi indiretti a carico del paziente correlati ai giorni di assenza dal lavoro e quello a carico dei familiari per gli spostamenti per le visite in ospedale. Comportano inoltre un aumento dei costi di trattamento, come terapie farmacologiche e procedure, inclusi possibili interventi chirurgici e un aumento dei numeri delle indagini diagnostiche, di laboratorio, epidemiologiche e del tempo di assistenza medica, infermieristica e di gestione. Sono inoltre spesso causa di contenzioso.

Lo studio di prevalenza ECDC a cui ha partecipato anche il Trentino, con i dati 2013, mostra una prevalenza di infezioni sul totale dei ricoveri intorno al 6%, che ci pone all’interno del range nazionale ma resta comunque alto e che ci deve far riflettere.

Da qui la necessità di arginare l’incidenza delle infezioni ospedaliere, a tutela dei malati, degli operatori e per contenere la spesa sanitaria.

Il Consiglio della provincia autonoma di Trento il 17 gennaio 2018 ha approvato una mozione con la quale la Giunta si è impegnata a verificare la possibilità di migliorare le misure di prevenzione adottate dai presidi ospedalieri al fine di ridurre al minimo il livello di rischio delle infezioni ospedaliere.

Tutto ciò premesso si interroga il presidente della Provincia e l’assessora competente per conoscere:

1. i dati più recenti di incidenza delle infezioni ospedaliere in provincia di Trento suddivisi per ospedale, per disciplina di ricovero, per classe di età, per gravità delle condizioni cliniche di base e per esposizione a dispositivi invasivi;

2. i costi sostenuti dall’Azienda sanitaria per far fronte alle infezioni ospedaliere divisi per costi di ospedalizzazione, costi assistenziali e costi ambulatoriali e domiciliari;

3. cosa sia stato fatto finora in merito alla prevenzione e contenimento delle infezioni ospedaliere;

4. se vengono adottate delle profilassi specifiche per i pazienti ritenuti più a rischio;

5. se sia nelle intenzioni dell’attuale Giunta provinciale far proprio l’impegno preso dalla precedente Giunta con la mozione n. 183 del 2018, allora approvata all’unanimità, al fine di migliorare le misure di prevenzione adottate per ridurre al minimo il livello di rischio di contrarre le infezioni ospedaliere, e in che modo.

 

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LUCIA COPPOLA
consigliera provinciale FUTURA 2018
PAOLO GHEZZI
consigliere provinciale FUTURA 2018