Le forti criticità delle modalità di lavoro appena disposte con circolare per le migliaia di dipendenti della Provincia Autonoma, è stata portata oggi dai sindacati al tavolo dei consiglieri provinciali. Il presidente Walter Kaswalder ha accolto gli ospiti e al termine dell’incontro s’è fatto carico di portare tutti i rilievi al governo provinciale.

In sala Rosa è stato per primo Giuseppe Pallanch (Cisl) a criticare duramente il doppio turno giornaliero con quota di smart working residua da svolgere a casa.
“Il presidente della Provincia dapprima ha riconosciuto pubblicamente che nel periodo emergenziale il lavoro agile ha dato ottimi risultati e garantito interamente i servizi, poi ha deciso di punire tutti i dipendenti pubblici, sottoponendoli a un assetto che penalizza duramente le loro famiglie (e al proposito mi chiedo dove sia l’assessore alla famiglia). Non c’è nulla di ideologico nella nostra protesta, noi chiediamo laicamente che si riveda una disposizione che demotiva i lavoratori, danneggia i servizi al cittadino, aumenta la mobilità sul territorio. Sarebbe sufficiente copiare quanto disposto più saggiamente a Bolzano dal presidente Kompatscher”.

Maurizio Valentinotti (Fenalt) è stato altrettanto tranchant: “L’assetto che è stato scelto danneggia tutti, è assurdo. Ricordiamo che fino al 31 luglio lo smart working era stato indicato dalla stessa Provincia come modalità ordinaria di svolgimento del lavoro, ora – proprio mentre tra l’altro le ferie estive già producono da sole una utile rarefazione di presenze fisiche in ufficio – la si demonizza e la si sconfessa”.

Marcella Tomasi (Uil): “I dipendenti provinciali sono profondamente amareggiati per l’atteggiamento del governo provinciale nei loro confronti, non dimentichiamo che prima di questa circolare c’è stata anche la scelta di congelare gli aumenti contrattuali”.

Luigi Diaspro (Cgil): “Si è deciso tutto senza confronto e con enormi violazioni delle procedure previste. Il governo provinciale così ci costringe ad adire il giudice del lavoro, coltivando un’idea retriva di pubblica amministrazione e minando anche la coesione sociale. Noi confidiamo che si voglia sterzare, risolvendo la vicenda in autotutela e quindi sospendendo la circolare in questione, con ritorno al tavolo. I dipendenti provinciali sono comunque determinatissimi a proseguire nella loro protesta”.

Rispondendo a Ugo Rossi (Patt), i sindacalisti hanno spiegato che i passi dell’ordinaria concertazione non sono stati seguiti e che il verbale d’incontro con la Giunta non porta infatti le loro firme. Paolo Ghezzi (Futura) ha parlato di “rigidità un po’ stupida” e di metodo coerente con quello adottato dalla Giunta nei rapporti con il Consiglio provinciale. Sara Ferrari (Pd) ha evidenziato che le scelte fatte colpiscono il benessere delle famiglie e contraddicono clamorosamente le certificazioni Family Audit ottenute dalla Pat.

Lucia Coppola (Futura) ha definito la circolare sui dipendenti Pat “un disastro incomprensibile, visto che lo smart working stava funzionando molto bene”, e ha esortato la Giunta a riaprire il confronto. Filippo Degasperi (Onda civica) ha chiesto se la circolare è stata preceduta da una verifica dei bisogni dell’utenza (la risposta è stata negativa) e ha detto che appena in aprile si era approvata una promettente legge provinciale in tema di digitalizzazione della pubblica amministrazione. Rispondendo a Paola Demagri (Patt), i sindacalisti hanno spiegato che la Pat non ha dato strumentazione adeguata ai dipendenti per il lavoro da casa, tant’è che molti si sono comprati il pc in proprio. Alex Marini (Gruppo Misto) ha ricordato il problema nel problema costituito dai lavoratori fragili e ha lamentato l’assenza di un minimo confronto nelle sedi consiliari.

All’incontro erano presenti anche i consiglieri Katia Rossato (Lega) e Michele Dallapiccola (Patt).