Prima Commissione: gli interventi di questa mattina nella discussione generale sull’assestamento. Gli otto emendamenti presentati da Fugatti al ddl della Giunta sull’assestamento.

Aprendo stamani in Prima Commissione la discussione sulla manovra di assestamento, il presidente Fugatti ha presentato otto emendamenti da lui firmati al ddl 60 sull’assestamento del bilancio provinciale proposto dalla Giunta.

Dopo il primo definito “tecnico” all’articolo 5, Fugatti ha spiegato l’emendamento all’articolo 6 sulla tutela della salute nelle Rsa, che visti i problemi emersi durante la acuta dell’emergenza Covid-19, integra l’articolo 20 della legge provinciale sulla tutela della salute 2010, prevedendo che “la direzione sanitaria e l’assistenza medica “nell’ambito delle aziende pubbliche di servizi alla persona (Apsp) siano fornite dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari . Con questa misura, ha osservato, “puntiamo ad un maggior impiego di personale dell’Apss con competenza sanitaria specifica per la prevenzione e il controllo del rischio infettivo”.

Il testo specifica che alla copertura degli oneri derivanti da questo emendamento emendamento “provvede l’Apss con il proprio bilancio”.
Un emendamento all’articolo 18 – ha proseguito Fugatti – riguarda l’assegno unico aggiungendo all’articolo 35 della legge sulle politiche sociali del 2007 due requisiti per l’erogazione: quello della residenza in provincia di Trento di entrambi i genitori e che la pronuncia del giudice in merito all’assegno di mantenimento a tutela del minore sia successiva alla data di acquisizione di tale residenza. La modifica dell’articolo 19 stabilisce che i contributi per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente siano destinati a interventi di recupero e di riqualificazione energetica relativi a unità immobiliari a uso abitativo, comprese le relative e le parti comuni.

Dopo un emendamento “tecnico” all’articolo 20, Fugatti ha presentato la modifica all’articolo 38 del ddl sull’assestamento, che introduce una ricognizione che la Pat effettuerà in collaborazione con i Comuni entro il 31 dicembre 2020 sul fabbisogno abitativo primario e sulla consistenza e l’incidenza degli alloggi utilizzati invece per tempo libero e vacanza rispetto al contenimento del consumo del suolo, alla valorizzazione del paesaggio, alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. La ricognizione, precisa l’emendamento, “è effettuata anche sulla base dei dati strutturali riguardanti le tendenze demografiche e la domanda di prima casa, delle dinamiche di trasformazione urbanistica nei Comuni in cui la disposizione trova applicazione nonché dei dati relativi ai settori economici più coinvolti nell’applicazione della disposizione”.

Sempre l’articolo 38 è poi oggetto di altri emendamenti giudicati “tecnici” da Fugatti, riguardanti le recenti impugnative del governo di norme provinciali in materia di contratti e appalti. Infine l’emendamento della Giunta all’articolo 41 aumenta di 504.000 euro per il 2021 e di 2.118.000 di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2031 le risorse destinate alle autonomie locali in base all’accordo raggiunto con il Cal dopo il deposito del ddl sull’assestamento.

 

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Tonini: manca una progettualità strategica.

Giorgio Tonini del Pd ha aperto la discussione generale ricordando che il rischio più grande che corre l’autonomia non è tanto quello di un’aggressione da nemici esterni ma che noi perdiamo la bussola di quel che siamo e vogliamo fare. Il rischio, insomma, per l’ex capogruppo è che noi stessi che con la nostra specialità abbiamo conquistato negli anni una sia pur parziale potestà legislativa sul nostro destino e la possibilità di darci un indirizzo, ci declassiamo ad amministratori dell’esistente e delle risorse che ci vengono benevolmente concesse. La dimensione del progetto e della strategia è fondamentale per la vita dell’autonomia stessa, perché non c’è autonomia senza progettualità strategica, “manca”.

Manca a suo avviso un momento in cui si possa riflettere, ci si possa confrontare e si possa decidere attraverso la discussione sulla politica sociale ed economica del Trentino. Questa riflessione non c’è ancora stata. Siamo passati di rinvio in rinvio nonostante le ben 6 leggi finanziarie approvate fino ad oggi, compreso questo assestamento, che con il bilancio a fine anno diventeranno 7. Tutte queste leggi non sono mai state accompagnate da una riflessione strategica su come allungare l’orizzonte temporale della nostra programmazione economica per non rimanere solo con l’affannosa rincorsa dell’emergenza. Di questo passo saremo sempre vittima degli eventi e non riusciremo ad imprimere alcun impulso. Per Tonina anche per il Defp, nota di aggiornamento che già l’autunno scorso mancava totalmente della parte programmatoria, contenendo solo l’andamento tendenziale, si sostiene che siccome c’è stato il Covid non la possiamo fare neanche ora.

Intanto però il governo nazionale ha presentato un piano nazionale delle riforme, discutibile ma che offre una base con cui confrontarci. La Pat invece non ha nulla da offrire che abbia un respiro strategico. Respiro – ha sottolineato – richiesto proprio dalla gravità della crisi. Per dare il senso della gravità della crisi in corso Tonini ha ricordato che da da marzo a maggio di quest’anno vi sono state 16 milioni di ore di cassa integrazione in Trentino, solo un milione in meno di quelle avute tra il 2009 e il 2011. E il 18% per cento delle imprese ha azzerato il fatturato, mentre per le altre il fatturato è calato moltissimo. Da questa catastrofe si esce, certo, anche con i provvedimenti tampone adottati dalla Giunta con il sostegno delle opposizioni, “ma ora – ha ammonito – è giunto il momento di avere un respiro strategico”.

 

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Questa non è una manovra espansiva ma difensiva.
Tonini ha poi espresso dubbi sul fatto che questa manovra di assestamento abbia – come la Giunta ha annunciato – un carattere espansivo. Il problema su questo punto è che manca un servizio bilancio autonomo all’interno della struttura del Consiglio provinciale. Un servizio che sia in grado di valutare i provvedimenti come questo assestamento, simile al servizio bilancio del Parlamento che, tra l’altro, porta il nome del trentino Beniamino Andreatta. “Non siamo quindi in grado di valutare il carattere espansivo o meno di questa manovra.

Che sarebbe espansiva – secondo l’ex parlamentare – se introducesse un aumento del flusso di risorse pubbliche nell’economia”. Ma questa manovra per Tonini appare più segnata dalla copertura del buco delle entrate di bilancio e dall’emergenza a cui destina la maggior parte delle risorse, 350 milioni di euro. Questa secondo il consigliere è quindi una manovra difensiva, non espansiva. La Giunta sostiene che le risorse messe nell’economia sono destinate a investimenti per circa 250 milioni di euro. Si tratta di risorse derivanti da un avanzo, il che dimostra l’incapacità di spesa, perché questi 250 milioni dovevano essere spesi nel 2019, quando la situazione non era ancora critica ma si era già in fase di rallentamento, se non di frenata brusca dell’economia.

Quindi occorreva stimolare già allora, con queste risorse, l’economia. Invece ci ritroviamo oggi con questo grande avanzo. La relazione al rendiconto 2019 dice che il bilancio della Pat l’anno scorso si è chiuso con 5 miliardi di spesa, 3,5 corrente e 1,5 in conto capitale. Ma solo il 56% di tutte queste risorse arriva davvero a esito, con il 90% della parte corrente e solo il 27% della spesa è in conto capitale. La Pat quindi – osserva Tonini – “spende solo un quarto dei soldi stanziati in conto capitale. Non si riesce a spendere tutti i soldi stanziati per gli investimenti. La performance dell’attuale esecutivo – ha ricordato – è addirittura peggiorata dal 30% al 27% rispetto alla Giunta Rossi. La situazione per il consigliere è allarmante. Da cosa dipende – si è chiesto – questa incapacità della Pat di spendere? “Dal fatto – ha risposto – che c’è una macchina che non funziona o che presenta criticità che vanno affrontare. Ciò dimostra che senza riforme strutturali che sciolgano i nodi più importanti non c’è sviluppo ma solo declino, una decrescita infelice”.

 

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Non c’è un programma di riforme strutturali. Cinque esempi.
Manca per Tonini un programma di riforme sulle quali la Giunta intenda ingaggiare un confronto con le minoranze e la comunità trentina. E ha portato a sostegno di questa affermazione cinque esempi. Il primo. In questa manovra non c’è nulla sulla pubblica amministrazione. Per il consigliere dopo il lock-down la Giunta sta perdendo un’occasione storica rinunciando a una nuova modalità di lavoro come lo smart working, che andrebbe concesso ai dipendenti in cambio di una maggiore produttività del lavoro da misurare ufficio per ufficio. Invece si prescrive il ritorno al lavoro timbrando il cartellino come se la presenza fisica in ufficio tutto il giorno garantisse la produttività. Secondo esempio: il sistema delle amministrazioni locali.

Possibile che la Giunta voglia solo commissariare le Comunità di valle e riorganizzare i Comuni senza le Comunità di valle. Non c’è uno straccio di idea su cosa si vuole. Anche qui si procede di rinvio in rinvio. Non c’è un’idea su dove si vuole andare e allora si commissaria. Anche qui si brancola nel buio. Non si può dire che non si hanno idee perché c’è stata la crisi del Covid. In due anni un’idea sarebbe dovuta venire a galla. Terzo esempio: il commercio e il turismo, settori tra i più colpiti dagli effetti della pandemia.

Al momento si sono viste due riforme, una che punta a chiudere anziché aprire ma, come ha osservato in Aula la consigliera leghista Ambrosi, “non torna il fatto che per rilanciare si chiuda”. Siamo arrivati alla barzelletta del lago di Caldonazzo giudicato turistico nella sponda di San Cristoforo e non turistico sull’altra. E questo mentre la riforma del turismo afferma che tutto il Trentino è turistico. Senonché non pare proprio che l’emergenza numero uno per il turismo sia una riforma della governance delle Apt. Quarto esempio: non c’è nulla in questa manovra che punti sull’innovazione. Quinto: nulla, come hanno evidenziato le sigle sindacali, nemmeno sul versante dell’aiuto ai lavoratori in questa fase di crisi. Latitano politiche del lavoro che accompagnino i lavoratori delle imprese che chiudono verso possibili nuovi sbocchi.
In definitiva per Tonini, questo assestamento era circondato da grandi aspettative ma ora delude e rischia di rivelarsi un’occasione perduta, “anche se – ha concluso – il Pd sarà disponibile a dare un contributo positivo alla manovra”.

 

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Rossi: una manovra frutto del lavoro della ragioneria della Pat.

Ugo Rossi (Patt) ha osservato che questa manovra di assestamento, pur avendo un impatto di brevissimo periodo, aveva alimentato grandi aspettative. Invece mostra di essere frutto del lavoro degli uffici e della ragioneria della Provincia. Peccato che prima il bilancio preventivo 2020 e poi le variazioni di bilancio motivate dal Covid avevano dato alla parola assestamento il significato di un provvedimento da cui sarebbe emersa la definizione del Trentino del futuro e la rimessa in circolo delle risorse che nell’emergenza erano state sottratte ai normali capitoli di spesa. Invece ora emerge che questo assestamento non ha il raggio d’azione di una vera manovra.

Manca ad esempio un ragionamento sulla copertura delle minori entrate previste nei prossimi anni. Invece qui c’è solo prudenza, ma il problema del calo del gettito penalizza, per Rossi, ogni previsione futura. Il capogruppo del Patt ha apprezzato che dopo un anno e mezzo di legislatura la Giunta si sia decisa con questo assestamento ad utilizzare il debito residuo. Forse a suo avviso si sarebbe potuto farlo prima per impostare programmi di ben altra natura in tema di sostegno all’economia e prevedendo investimenti negli ambiti più colpiti dal Covid come la sanità. Invece questa manovra poggia soprattutto su riduzioni di spesa nel 2021 e non c’è nemmeno lo sforzo sufficiente per rimettere risorse in alcuni settori. Non c’è un solo euro ad esempio – ha lamentato Rossi – sul tema acqua e sul tema irrigazione, che impegnano solo imprese locali. “A tutto questo si aggiunge un appesantimento del bilancio tale per cui cala la capacità di spesa: i pagamenti nel 2019 sono stati inferiori rispetto al 2018. Ancora, la misura inserita in questo assestamento è di appena 110.000 euro a sostegno dei progetti scaturiti dagli Stati generali della montagna”.

Rinnovo della concessione all’A22. Ai 4 miliardi da investire si preferisce la distribuzione dei dividendi mentre 100 dipendenti sono in cassa integrazione.
Sugli investimenti in opere pubbliche Rossi ha criticato la mancata battaglia che Fugatti avrebbe dovuto condividere con il presidente della Provincia di Bolzano per ottenere all’A22 il rinnovo della concessione.

“Abbiamo 4 miliardi di investimenti da fare – ha osservato Rossi – e non riusciamo ad avere tutti insieme una norma all’interno del decreto semplificazioni che indichi in maniera chiara che la concessione va ridata alla società attuale, anzi, agli enti pubblici da cui è formata con un prezzo fissato per legge. Questa dovrebbe essere la richiesta corale di tutto il territorio regionale. Invece assistiamo a distribuzione dei dividendi mentre 100 persone sono in cassa integrazione. Pur plaudendo ai 22 milioni previsti nell’assestamento a sostegno delle ristrutturazioni, Rossi ha lamentato che l’intervento per i contributi sulla prima casa ammonta appena a 2 milioni di euro. Dotazione da lui giudicata “piuttosto simbolica”. Per questo ha presentato con Tonini un emendamento che prevede un prelievo dal fondo di riserva. Un altro emendamento da lui condiviso con il consigliere del Pd prevede 15 milioni di euro aggiuntivi per protrarre la cassa integrazione.

 

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Sanità: distinguere l’influenza stagionale dal Covid facendo il tampone ai malati.
Altro punto dolente dell’assestamento: la sanità. Per Rossi dopo l’emergenza ci si aspettava dalla Giunta uno sforzo programmatorio e pianificatorio sul sistema sanitario, mentre ci si limita ad indirizzare le risorse provenienti da Roma solo ad alcuni interventi sul personale delle strutture sanitarie. Positivo, ha osservato, se non fosse che c’è però il buio totale su una pianificazione del sistema sanitario provinciale per affrontare il prossimo autunno e l’inverno. A suo avviso sarebbe giusto dire adesso ai trentini come il sistema sanitario provinciale gestirà l’influenza stagionale con un piano straordinario di vaccinazioni. Influenza che ci sarà di sicuro: questo è il dato certo. La domanda è: come la distingueremo dal Covid? C’è solo un modo: assicurare il tampone per ogni malato. La peggiore influenza dell’anno causa mediamente 6.000 malati. Sarebbe ragionevole pensare che nella settimana critica per l’influenza stagionale il servizio sanitario provinciale assicurasse il tampone ad ogni malato per questa influenza. Il problema è già stato sollevato, non è stato disconosciuto dall’assessora e dall’Apss ma ora occorre una risposta precisa per capire come si intende agire. Rossi ha chiesto di lavorare insieme a questo obiettivo molto poco politico ma di servizio a cittadini e imprese.

 

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Turismo: gli alberghi non avranno più le risorse per innovare l’offerta.
A soffrire a causa del Covid c’è poi il settore del turismo, in particolare alberghiero e ricettivo. Settore che da qualche anno ha garantito un trend di miglioramento dell’offerta di queste strutture. Ora la minore redditività delle stagioni che arrivano rallenterà gli investimenti di queste imprese per il miglioramento della qualità. Questa dell’assestamento era quindi per Rossi l’occasione per istituire un fondo a sostegno di questi investimenti, magari attirando anche qualche capitale dormiente che esiste nella nostra provincia, per garantire alla qualità del turismo del Trentino il flusso normale di risorse di cui ha bisogno per evitare poi ricadute negative anche sul settore delle costruzioni e dell’artigianato. Per il consigliere si tratta di una grande occasione mancata. In compenso la Giunta ha previsto per legge una chiusura dei negozi la domenica e le feste, mentre Bolzano ha fatto l’opposto: ha previsto la chiusura nelle valli lasciando aperti i grandi centri commerciali delle città. Quanto alla riforma del turismo, secondo Rossi questa costringerà le Apt a doversi riorganizzare nei bilanci, nella governance e nei trasferimenti dei dipendenti proprio in un periodo in cui occorreva invece concentrarsi tutti a difesa del sistema e semmai sul contrattacco. Senza tener conto che nel 2021 si prevede un calo del turismo.

 

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Servono risorse per il contratto dei dipendenti pubblici e un piano per la scuola.
Comparto pubblico a servizio dei cittadini. Rossi ha presentato un emendamento per abrogare la norma che aveva fatto sparire 20 milioni di euro destinati ai dipendenti pubblici. Questo permetterebbe di confrontarsi con le sigle sindacali per chiarire quali sono le difficoltà e gli obiettivi, individuando una cifra nel bilancio sulla quale costruire un ragionamento positivo per tutti. Un altro settore colpito dal Covid è stato quello della scuola. Qui Rossi ha rivolto un appello all’assessore Bisesti perché entro l’approvazione dell’assestamento presenti il piano per la ripresa del servizio scolastico da settembre, visto che si prevedono risorse ingenti, 45 milioni di cui la metà per il personale. La Giunta – ha esortato – indichi nel piano come utilizzerà queste risorse, ascoltando le richieste dei genitri e degli insegnanti che hanno raccolto sul tema 7.000 firme”.

Casa. Per Rossi con l’assestamento la Giunta Fugatti ha rispolverato il passato con il richiamo al fondo social housing che le opposizioni avevano demonizzato nella scorsa legislatura e ora rilanciano per rispondere al fabbisogno abitativo. Il capogruppo ha segnalato altri due suoi emendamenti: uno prevede l’istituzione di un osservatorio dedicato alle politiche della casa, che permetta di cogliere l’effettivo fabbisogno abitativo. L’altro sollecita la riforma delle Comunità di valle con un cammino di semplificazione ed evitando i commissari.

 

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Ghezzi: Fugatti, uomo del fare, bocciato dagli imprenditori.

Paolo Ghezzi di Futura ha osservato che il presidente Fugatti è abile “nella narrazione dei numeri mirabolanti”. Ma il numero magico di questa “manovrina di assestamento” è per Ghezzi quello che appare all’inizio delle tabelle sulle variazioni delle entrate. E che indica l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione. Avanzo che non è un titolo di merito ma un tesoretto utilizzato da una manovrina che di espansivo ha abbastanza poco, visto che tra il 2020 e 2021 vi sono ben 306 milioni di rimodulazioni delle spese. Questa manovra – ha denunciato Ghezzi – a detta degli stessi imprenditori non ha prospettiva né respiro. Fugatti – ha proseguito – del resto aveva confessato che la parola “visione” gli fa venire l’orticaria perché lui è un uomo del fare, della concretezza e dei piedi per terra. Ma lo sono anche gli imprenditori che lamentano la difficoltà di vedere una visione prospettica in questo assestamento. Visione – ha ricordato il capogruppo di Futura – rinviata dal bilancio 2020 a questo assestamento ma che neanche qui emerge.

Nell’emergenza Covid era stato coinvolto un comitato di saggi un tink tank che doveva dare sostanza e prospettiva alle leggi sulla ripresa. Ma ci fu detto che l’apporto degli esperti non sarebbe entrato nella leggi di ripresa del Trentino ma nei ragionamenti di prospettiva. Invece è assente anche in questo assestamento. Gli imprenditori si sono chiesti quindi dove sia finito il lavoro degli esperti visto che in quest’assestamento manca un’idea del futuro del Trentino. E sulle opere pubbliche gli stessi operatori economici hanno espresso la negativa sensazione di assistere al riciclaggio mediatico degli stessi interventi previsti in passato. Quindi questa per Ghezzi “è una bella bocciatura dell’uomo del fare da parte degli imprenditori”.

 

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Con l’emendamento sulle Rsa affidate all’Apss cambia il cuore del sistema.
Ma per lui il punto fondamentale di in questa manovra riguarda la gestione del sistema sanitario. Qui a suo avviso “si tocca il punto nevralgico della debolezza strutturale di questa manovrina”. Si tratta dell’emendamento 1 all’articolo 16 proposto da Fugatti per il mondo delle Apsp o Rsa, nel quale si è consumata una tragedia silenziosa con la ferita più grave inferta dalla pandemia in Trentino. Con questo emendamento cambia il cuore del sistema. Perché nelle Apsp direzione sanitaria e assistenza medica ora vengono affidate all’Apss. E questo cambio di paradigma – ha stigmatizzato Ghezzi – lo si fa con un emendamento a un articolo dell’assestamento.

“Questo prova l’incapacità di raccordare i vari temi e fronti del dopo Covid 19”. Grave è a suo avviso la mancanza di una riflessione organica su questo punto in rapporto con altri settori colpiti duramente dalla pandemia come la sanità, che ha bisogno di essere riprogrammata e ri-articolata tra centri specialistici e territorio. Vi sono secondo il consiglieri vari interrogativi che questo cambiamento suscita e ai quali la Giunta dovrebbe rispondere. Perché se le Rsa non sono reparti ospedalieri specialistici dislocati nelle case di riposo, con quali parametri sarà presente il medico? Come tener conto delle diverse patologie con differenti gradi di gravità da cui sono affetti gli ospiti delle case di riposo se la gestione della sanità ora sarà centralizzata in capo all’Apss? E se le risorse per gestire la sanità nelle Apsp dovrà derivare dal bilancio dell’Apss, a quanto dovranno ammontare? Quanto risparmieranno le Rsa se risparmieranno? Con questo emendamento all’assestamento per Ghezzi si è entrati nel cuore tragico della pandemia attraverso l’assestamento in modo svincolato da un ragionamento sia complessivo sia di prospettiva.

Questo emendamento all’articolo 16 è emblematico di come la Giunta Fugatti proceda per adattamenti e correzioni di rotta di breve respiro senza una visione più lunga. Che se non è chiara a nessuno forse è perché non c’è. Insomma, per Ghezzi, anche questa è un’altra occasione mancata. Come per la scuola e il terziario, messi duramente alla prova da questa emergenza. E come nella pubblica amministrazione, dove è difficile dar torto ai sindacalisti incontrati dai consiglieri durante i lavori del Consiglio, che hanno contestato la scelta della Giunta di far tornare tutti al lavoro senza alcuna flessibilità e disponibilità a proseguire con lo smart working e il lavoro a distanza. “Appare incomprensibile – ha aggiunto Ghezzi – tornare a modello rigidi e meccanici nel momento in cui cui vi sarebbe un estremo bisogno di flessibilità”. Anche qui a suo avviso c’è carenza strategica. Sicuramente, ha concluso, Fugatti ci dirà che la programmazione ci sarà nel bilancio di dicembre. Il rinvio della visione è la cifra di Fugatti. “Fino adesso a me pare che questa Giunta non meriti la fiducia dei trentini perché non ci dice dove vuole andare ma propone interventi di corto respiro”.

 

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Job: la Giunta si è trovata a fronteggiare problemi del passato e grandi difficoltà, ma questa è manovra, pur migliorabile, è soddisfacente.

Ivano Job della Lega ha detto di aver apprezzato alcune critiche dei consiglieri di minoranza che hanno espresso anche giusti rilievi, ma ha ricordato le difficoltà che appena insediata la Giunta Fugatti ha dovuto fronteggiare con la tempesta Vaia e quest’anno il Covid. Inoltre a suo avviso è normale che vi sia un avanzo di bilancio al quale la Giunta ora attinge, perché questo esiste in quasi tutte le amministrazioni pubbliche. E a suo avviso non è un fatto negativo, perché ora permette alla Pat di disporre delle risorse con cui fronteggiare l’emergenza. Indebitamento: bene utilizzare oggi questa opportunità. Per Job, insomma, è normale che l’esecutivo incontri delle difficoltà perché spesso si tratta di problemi figli di situazioni storiche consolidate e delle precedenti amministrazioni. Non di questa Giunta, quindi, ma di un sistema Provincia che ne soffre da decenni.

Anche per quanto riguarda il funzionamento della macchina provinciale. Una volta, ha ricordato Job, l’economia trentina era più vivace e in crescita e non si notavano le criticità di cui ci si lamenta adesso. Il consigliere ha citato gli anni ‘90, quando la Lega è stato il primo partito ad evidenziare chiaramente i problemi delle amministrazioni pubbliche del Trentino. Difficoltà non facili da superare in nemmeno due anni di legislatura. Un tempo a suo avviso troppo breve per risolvere nodi strutturali e radicati come questi. “C’è un conflitto – ha aggiunto – fra i trentini che non hanno lavoro e quelli che preferirebbero passare altri 6 mesi sul divano”.

Questa Giunta per il consigliere del carroccio “dovrebbe puntare a recuperare alcune certezze dopo questo periodo di Covid: la passione per il lavoro e per la qualità della vita che la Giunta ha perseguito anche con la legge sulle chiusure festive del commercio”. Turismo: secondo Job l’inverno scorso è stato una stagione record e che per l’estate lo sforzo eccezionale di promozione permetterà di assorbire in parte già in agosto il contraccolpo della crisi. Per lui il tentativo di riportare turisti in Trentino sta dando risultati positivi. Certo in autunno le difficoltà emergeranno con la fine della cassa integrazione. Di sicuro, ha concluso Jop, questa manovra è soddisfacente anche se alcuni miglioramenti si potranno introdurre. E non è tecnica ma politica. A Rossi Job ha infine ricordato che su 5 domande per impianti irrigui, 3 sono state soddisfatte.

 

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Savoi: l’emergenza non ha stravolto solo il bilancio 2020 ma tutto il sistema.

Alessandro Savoi (Lega) ha riconosciuto che le minoranze fanno il loro lavoro non condividendo nulla di questo assestamento. E ha aggiunto che in passato le Giunte provinciali hanno affrontato situazioni molto meno difficili. Per Savoi il Covid non ha stravolto solo il bilancio provinciale 2020 ma l’intero sistema economico. Per cui anche dopo l’emergenza pandemica vi saranno conseguenze economiche gravissime. Quindi le difficoltà ci saranno anche nelle prossime manovre finanziarie. ùPer questo l’assestamento 2020 a suo avviso “non è una manovrina”, potendo disporre di 445 milioni di euro. Giusto anche per lui utilizzare i fondi dell’avanzo nell’attesa che i contributi per il risanamento del debito dello Stato derivanti dal patto di stabilità 2009 e del 2014 ci vengano lasciati. Spiace a Savoi che il primo emendamento presentato da Rossi riguardi la Comunità di valle: a suo avviso questa “è una provocazione” perché prima di pensare alle elezioni questi organismi devono essere riformati. Quindi in questo assestamento le scelte per Savoi ci sono anche se alle opposizioni non piacciono. Saranno i trentini a giudicare nel 2023 se questa Giunta ha lavorato bene. Ci assumiamo la responsabilità di mettere in campo tutte le risorse possibili per sostenere il Trentino – ha concluso – anche se ne occorrerebbe il triplo per affrontare tutti i problemi causati dall’emergenza Covid. Si sta cercando di rilanciare con forza l’economia sperando che da Roma arrivino le risorse che ci spettano.

 

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Dalzocchio: messi in campo altre risorse ingenti oltre ai 150 milioni già stanziati.

Mara Dalzocchio, capogruppo della Lega, ha negato che questa manovra non abbia una visione per il futuro del Trentino. E questo – ha spiegato – sia perché stiamo parlando di un bilancio di assestamento sia perché una visione del Trentino è ben presente nel nostro programma di legislatura. E ha chiesto alle minoranze quale sia stata la visione dello sviluppo portata avanti in Trentino dalle Giunte precedenti. Per Dalzocchio la manovra è apprezzabile soprattutto perché affronta una crisi economica che per gravità è senza precedenti, e poi perché risponde all’incertezza visto che il Covid c’è e occorre confrontarsi con questo problema.

Nel 2008, in tempi di crisi – ha ricordato – il presidente Dellai aveva parlato di emergenza straordinaria che era però niente rispetto a quella attuale. Di fronte a un quadro critico come questo la Giunta ha messo sul piatto 445 milioni di euro, importo senza precedenti che andrà a sostegno di tutte le categorie economiche. Categorie che a suo avviso non hanno criticato al 100% questo assestamento, ma espresso rilievi del tutto normali. La maggior parte degli auditi l’ha apprezzata. Dalzocchio ha ricordato poi che anche la tempesta Vaia aveva assorbito molte risorse dopo la devastazione del territorio subita nel Trentino. La Giunta Fugatti sta continuando a mettere in campo interventi indispensabili a supporto del sistema economico e delle imprese che stanno ancora sopportando la disgrazia del Covid, che ha colto tutti impreparati. Non si può dimenticare, per Dalzocchio, i 150 milioni di euro già stanziati in marzo con la legge provinciale per la ripartenza del Trentino. Certo oggi bisogna guardare all’emergenza che rimane.

Fugatti ha più di una volta riconosciuto che questa grave crisi ha messo in difficoltà la Giunta nel reperire le risorse e nell’individuare le modalità migliori per intervenire tempestivamente fronteggiando un’emergenza economica mai vista negli ultimi 100 anni. Dalzocchio ha criticato chi accusa la Giunta di non avere una visione in materia di turismo. Avvertendo che l’assessore Failoni ha sempre affermato che tutto il Trentino ha una vocazione turistica, non che tutto il Trentino è turistico. Anche le chiusure domenicali del commercio non sono quindi in contrasto con il turismo, viste le 18 deroghe introdotte per le aperture dei negozi. La nuova legge preserva le piccole aziende commerciali che occorre difendere dalla concorrenza dei grandi centri. Piccole aziende per le quali è un costo tenere aperto la domenica.

I numeri delle città di Trento e Rovereto dicono che dal punto di vista del turismo non vi sono ancora i numeri indispensabili per sostenere l’economia e il commercio. In ogni caso la Giunta ha ritenuto di dare a Rovereto e alla Vallagarina un’ulteriore possibilità di diventare turistiche. Ma questo dipenderà anche da come verrà riorganizzata l’Apt di Rovereto per rilanciare di una città come questa, che ha tantissime potenzialità finora mai sviluppate. Infine Dalzocchio ha ribattuto all’accusa rivolta a Fugatti di fare solo annunci. Il maestro degli annunci, ha ribattuto, è il premier Conte. Sappiamo – ha concluso – che i prossimi bilanci provinciali saranno ancora condizionati dall’emergenza economica avuta quest’anno. Potrà sparire il virus ma non la crisi economica con cui dovremo confrontarci nel futuro.

 

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Masè: un disegno c’è.

Vanessa Masè ha osservato che alcune critiche emerse dalle audizioni appaiono fini a se stesse e paradossali visto che “il banco è saltato” a causa del mancato gettito e delle incertezza romane. Quanto poi alla mancanza di visione, Masè ha ricordato che esiste un programma di legislatura che Giunta e maggioranza stanno attuando. “Ci siamo trovati di fronte a scenari mai visti che hanno necessitato di risorse per correre ai ripari in un brevissimo lasso di tempo”, ha ricordato.

“Per questo abbiamo avuto 6 leggi che hanno impattato sulla spesa, tenuto conto della legge post Vaia e delle due leggi già varate per il Covid”. E ha aggiunto che “si sapeva che la crisi si sarebbe dovuta affrontare in modo progressivo perché rispetto al recente passato ora la visione del futuro è completamente azzerata: nessuno avrebbe immaginato che a inizio maggio vi sarebbe stato un allentamento delle misure restrittive”. La critica sulla mancanza di visione e progettualità, se calata nella realtà di questa situazione sembra per Masè un po’ “fuori luogo”. A suo avviso anche dagli Stati generali della montagna ad oggi “è cambiato il mondo e sono cambiate le priorità”. Un esempio? La riforma delle comunità di valle: a inizio di legislatura si era ipotizzato un certo cronoprogramma, ma per quello che è successo poi sono state modificate le priorità legislative anche del Consiglio.

L’assestamento agisce nel brevissimo periodo, ma – ha ribattuto alle obiezioni – non segna passi indietro rispetto al lavoro avviato nei mesi precedenti. Ad esempio grazie agli interventi legislativi di marzo e maggio la Giunta ha messo l’agenzia del lavoro nelle condizioni per intervenire con risorse adeguate. Certo resta il problema della cassa integrazione, ma su questo occorre riconoscere che è l’Inps e non la Provincia il collo di bottiglia. Masè ha detto di concordare con Job sul fatto che il ricorso al debito procrastinato in precedenza oggi è un Jolly di 165 milioni di euro che ci permette di compensare le altre minori entrate. E si è detta preoccupata per il 17 agosto quando scadrà il divieto di licenziamento. Ma ha aggiunto che questa e altre risposte devono arrivare da Roma perché l’interlocutore è il governo nazionale, non la Pat.

Masè ha poi passato gli aspetti a suo avviso positivi della manovra. Come le risorse straordinarie dedicate alla scuola per garantire la qualità e soprattutto il “tempo scuola” in autunno mantenendo sia il personale sia i tempi della scuola. “Abbiamo già visto – ha ricordato – quanto sia stata importante la riapertura dei servizi 0-6 anni: una scommessa vinta dalla Giunta vista l’alta domanda di partecipazione arrivata dalle famiglie”. Ancora: forse grazie al decreto semplificazione saranno ritirate dal governo almeno in parte le impugnative delle leggi provinciali 2 e 3 sull’emergenza in particolare in tema di appalti e lavori pubblici. In tal modo anche la “messa a terra” delle risorse stanziate con l’assestamento potrà a suo avviso avvenire rapidamente. Comunità di valle: la riforma dei questi enti resta per Masè uno dei punti fermi del programma di legislatura. Le critiche su questo punto appaiono quindi strumentali perché il disegno c’è, è chiaro e risale al 2018.

Bene per Masè la previsione inserita nell’assestamento che consentirà di spendere parte dell’assegno unico provinciale per l’acquisto di prodotti del Trentino, l’articolo 20 per il risparmio del suolo pubblico, l’articolo 27 che prevede contributi a favore degli operatori economici dei settori legati al turismo e ai lavoratori del settore in modo da tamponare situazioni emergenziali con misure veloci e immediate.
“Queste – ha concluso – sono tutte parti di un mosaico che dice che un disegno c’è”.

 

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L’assessore Gottardi: la riforma delle Comunità reimpostata con le nuove amministrazioni comunali elette in settembre sarà pronta a fine anno-inizio 2021.

L’assessore agli enti locali Mattia Gottardi, pur lasciando la replica finale al presidente Fugatti nel pomeriggio, ha precisato che il significato dell’articolo 4, concordato anche con il Cal, non è quello di commissariare in senso punitivo le Comunità di valle come insinuato dalle opposizioni. La finalità è invece di evitare il disallinamento tra gli organi politici delle Comunità rispetto a quelli delle amministrazioni comunali dopo il Covid. Il timing – ha ricordato Gottardi – prevedeva la presentazione entro l’autunno di quest’anno di un progetto organico di riforma delle Comunità, ma poi l’epidemia non ha permesso di rispettare la scadenza. La riforma dovrà essere reimpostata con le nuove amministrazioni comunali che usciranno dalle elezioni del 20 settembre, non con quelle in scadenza.

Tutto il resto – ha assicurato – rimane invariato. Il confronto era iniziato tempo fa con gli Stati generali e c’è poi stata un’ampia discussione con il Cal. Così arriveremo entro fine anno o all’inizio del 2021 a presentare un progetto di riforma organico delle Comunità. Il confronto all’interno del Cal è in corso e la bozza di riforma non diventerà definitiva fino a che non sarà approvata in modo unanime dalle amministrazioni locali. Con un emendamento – ha concluso – la Giunta ha apportato una modifica sostanziale all’impatto finanziario a favore delle autonomie locali. L’emendamento si spiega perché a questo risultato siamo arrivati dopo il deposito del ddl. I Comuni hanno riconosciuto la crisi finanziaria della Provincia di cui fanno parte. Il lavoro è stato corale e laico perché si è partiti dal principio di responsabilità.

 

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Rossi: nella manovra vi sono anche elementi condivisibili.

Rossi ha condiviso le ragioni portate sul tema delle Comunità dall’assessore Gottardi anche se a suo avviso l’ostacolo da superare riguarda la competenza sull’urbanistica: se andrà a questi enti allora le elezioni saranno necessarie perché si tratterà di una cessione di poteri da parte dei Comuni. Rossi ha replicato a Savoi ricordando di non aver bocciato in toto la manovra segnalandone anche alcuni aspetti positivi. “Abbiamo detto che per il turismo si potrebbero creare strumenti in grado di aiutare maggiormente il settore”. Infine il capogruppo del Patt ha replicato a Dalzocchio osservando sulle risorse che l’assestamento sembra aver dimenticato il “fondo perduto”.