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Intervista al Presidente Massimo Girardi

“Lo stop al segreto di Stato sui cibi stranieri rappresenta un importante passo avanti per la tutela del Made in Italy e Made in Trentino e per le nostre imprese agricole”. Lo afferma Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige a commento del Decreto Semplificazioni del Governo Conte.

La norma sostenuta da Coldiretti prevede che il Ministero della Salute renda disponibili, ogni sei mesi, attraverso la pubblicazione sul sito internet nella sezione “Amministrazione trasparente” tutti i dati relativi ad alimenti, mangimi e animali destinati al consumo in arrivo dalla Unione e dai Paesi extracomunitari. Inoltre saranno resi noti anche i dati identificativi “degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito dei suddetti prodotti”. Basterà dunque un click e il consumatore potrà ottenere tutte le informazioni sull’import e sulle destinazioni dei prodotti agricoli.

La trasparenza sui flussi commerciali dei prodotti agricoli rappresenta una pietra miliare per la strategia della trasparenza nel campo agroalimentare. Cade infatti il “segreto di Stato” sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero dai quali dipende ben l’84% degli allarmi sanitari scattati in Italia nel 2019.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy – ha commentato il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini – e il superamento del “segreto di Stato” sulle informazioni che attengono alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini realizza una condizione di piena legalità diretta a consentire lo sviluppo di filiere agricole tutte italiane che sono ostacolate dalla concorrenza sleale di imprese straniere e nazionali, che, attraverso marchi, segni distintivi e pubblicità, si appropriano illegittimamente dell’identità italiana dei prodotti agroalimentari”.

Restando sempre nel campo delle indicazioni al consumatore nel pacchetto agricolo c’è una norma che prevede per i prodotti agricoli e agroalimentari e per gli alimenti o per il loro ingrediente primario che vengono somministrati negli agriturismi che possa essere evidenziato il luogo di produzione con informazioni facilmente leggibili da parte del consumatore. Le liste delle vivande somministrate nell’ambito delle attività indicate dall’articolo 3 comma 6 della legge 287/1991 (dalle prestazioni agli alloggiati in esercizi annessi ad alberghi, pensioni, ecc, agli esercizi nelle aree di servizio n elle autostrade o nelle stazioni ferroviarie, marittime, aeroportuali, dalle mense aziendali e spacci alle scuole, ospedali, comunità) possono riportare: Paese, regione o località di origine e di produzione delle materie prime utilizzate per la preparazione di ogni vivanda, nome, ragione sociale o marchio e sede legale del produttore o importatore nel caso di tratti di un alimento proveniente dall’estero, caratteristiche organolettiche e merceologiche delle materie prime impiegate.

Un’altra norma inserisce una deroga alle indicazioni sull’impiego di fitosanitari riportati in etichetta per chi aderisce al Sistema di qualità nazionale di produzione integrata.
Scattano poi alcune modifiche al Testo unico della vite e del vino (legge 238/2016). Tra l’altro il divieto di abbinare la menzione “superiore” a novello a eccezione delle denominazioni preesistenti, il riconoscimento della Docg riservato a vini riconosciuti Doc da almeno 7 anni e ritenuti di particolare pregio oltre ad alcune precisazioni sui controlli dei Consorzi di tutela. Abrogata anche la norma che obbliga a indicare in modo indelebile sul sistema di chiusura dei contenitori nome, ragione sociale e marchio dell’imbottigliatore o del produttore. Via poi alla modifica del periodo della vendemmia con l’inizio anticipato al 15 luglio (dal 1° agosto) .

In prima linea i giovani ai quali saranno concessi mutui agevolati per gli investimenti a tasso zero della durata di massimo 10 anni, per un importo che non può superare il 60% della spesa. Previsto anche un contributo a fondo perduto pari al 35% della spesa. Si tratta di un’agevolazione riservata in questa formula finora agli under 41 delle Regioni del Sud e che ora viene estesa su tutto il territorio nazionale.

E infine una deroga per le coltivazione arboree sui terreni di origine vulcanica: non perdono il marchio bio in caso di superamento dei limiti dell’acido fosforoso se l’organismo di controllo verifica che la contaminazione è dovuta alla natura del suolo.