PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (6 puntata format Tv)

Dieci anni fa, il 25 maggio 2010, un grande della politica altoatesina ci lasciava: Silvius Magnago.

Obman dell’Svp, uomo di Castel Firmiano e del “Los von Trient”, Presidente della Provincia di Bolzano per un trentennio ha portato sulla sua pelle per gran parte della sua vita i segni del secondo conflitto mondiale, cosa che lo convinse della necessità di risolvere i conflitti con il dialogo e non con lo scontro. La sua straordinaria intelligenza e capacità diplomatica gli permisero di dialogare a tutti i livelli, ottenendo riconoscimenti personali (premio Robert Schumann nel 1971 e titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana nel 1991) e nuove prerogative per il suo popolo.

Attraversando anni di difficili trattative tra Roma, Vienna e il Sudtirolo divenne, assieme ad altri, il geometra dell’edificio all’interno del quale muove i suoi passi l’Autonomia delle due Province di Bolzano e di Trento (con il c.d. “Pacchetto” e poi con il secondo Statuto d’Autonomia e le sue norme di attuazione) .

Da questo suo progetto venne scartata però una pietra, che io personalmente ritengo molto importante, ovverosia la Regione, che negli anni successivi – proprio da chi oggi ci dice che non esistono confini, muri e barriere e che siamo tutti uguali – è stata fortemente depotenziata e ha visto ergersi un muro inteso a separare le due Province e le rispettive popolazioni.

In tempi di Governi nemici dell’Autonomia, non bisognerebbe mai parlare di modifiche allo Statuto o di cambiamenti nel suo ordinamento; è tuttavia nel solco dell’esempio di Magnago – che certo non amministrò il suo territorio in un periodo facile – che ritengo si debba iniziare una riflessione, la quale porti l’istituzione Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol a diventare, da pietra scartata, a pietra angolare che sostiene l’intero edificio dell’Autonomia basato su una nuova identità regionale che riunisca finalmente i popoli delle due province valorizzando adeguatamente i gruppi linguistici presenti all’interno di esse, la nostra storia comune e la nostra capacità di amministrazione.

Chissà che questo intervento non serva, come diceva il motto di Magnago, a “raccogliere fiori lungo la strada”.

 

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Cons. Claudio Cia