Scuole musicali, Fp Cgil lancia l’allarme: 350 lavoratori rischiano il posto. Nel vasto campo degli effetti collaterali dell’epidemia di Covid-19, entrano anche le scuole musicali, che non sono al momento in grado di proseguire la propria attività. «Non si tratta certo e solo di perdere ore di lezione – spiega Stefano Galvagni della Fp Cgil – il problema è ben più grave.

Qui parliamo di 350 persone che lavorano per enti che sono cooperative o associazioni. Molte famiglie saranno indotte a chiedere il rimborso delle rette se le lezioni non verranno erogate e, altrettanto grave, le scuole sono in gran parte finanziate dalla Provincia, secondo un parametro che tiene ovviamente conto delle ore di lezione. In assenza di indicazioni chiare, ogni scuola si muove per sé e qualcuna inizia a tutelarsi mettendo lavoratori in cassa integrazione. Noi avremmo preferito che si proseguisse con le lezioni online, ma la scelta è comprensibile perché sono grandi i rischi di buchi finanziari irrecuperabili, venendo meno rette e contributi».

Qualche scuola, magari su iniziativa di docenti intraprendenti e talvolta col supporto dei vari cda, si è attivata coi corsi online, per dare continuità alla didattica. Spiega ancora Galvagni: «Già coi primi divieti sono state bloccate le lezioni collettive, poco dopo sono state fermate anche quelle individuali. Alcune si sono attivate, al pari delle scuole pubbliche, per corsi in videoconferenza, anche acquisendo le liberatorie per la privacy; in molti altri casi c’è stato il fermo totale.

Noi abbiamo messo sul tavolo alcune ipotesi: tenere aperto fino al 30 giugno per recuperare le ore, sfruttare il tempo delle vacanze di Pasqua durante le quali nessuno viaggerà per ferie, tentare un recupero da organizzare sul prossimo anno scolastico oppure, ancora, avere la certezza che le ore erogate online saranno considerate valide ai fini dei contributi e del pagamento delle rette.

Però serve un’indicazione dalla Provincia: quale che sia la proposta che verrà da Trento, qualcosa va detto, anche per dare uniformità di azione alle numerose scuole del territorio. Senza finanziamenti e senza rette, il rischio è quello del tracollo finanziario degli istituti e, conseguentemente, di riduzione delle ore di lavoro – per un settore dove la gran parte dei lavoratori sono già part time – e probabilmente di licenziamenti. È chiaro a tutti che l’emergenza attuale è quella sanitaria, ma ben presto dovremo affrontare quella economica e questo piccolo esercito di lavoratori rischia una crisi tremenda».