Imprese, serve coraggio per rafforzare le politiche industriali. Cgil Cisl Uil: no a provvedimenti di corto respiro che accontentano solo i desiderata della aziende.

Sulla riforma della legge 6 si avvii subito un percorso condiviso con il sindacato, fino a oggi escluso.

“L’economia trentina non ha bisogno di riformette, ma di politiche industriali coraggiose con l’ambizione di sostenere l’innovazione e la rigenerazione del tessuto produttivo concentrando le risorse pubbliche dove è più produttivo. E’ in questo quadro che deve inserirsi qualsiasi modifica della legge 6 sugli incentivi alle imprese e degli sgravi fiscali. Per quanto apprendiamo dalla stampa anche in questa partita sembra che la Provincia si stia accontentando di qualche aggiustamento. Ma confidiamo di poter dare un giudizio di merito quanto la Giunta si deciderà a coinvolgere anche le organizzazioni sindacali”.

Cgil Cisl Uil ne fanno una questione di merito, ma anche di metodo. “Fino a questo momento non abbiamo avuto nessun confronto con la Giunta Fugatti su questo tema, al contrario delle associazioni delle imprese che hanno avuto un dialogo costante – incalzano Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Alotti -. La nostra richiesta di avviare un confronto è caduta nel vuoto e dopo una lettera del 27 dicembre scorso non abbiamo avuto alcuna risposta. Chiediamo all’assessore Spinelli e alle associazioni imprenditoriali di aprire subito un dialogo costruttivo e finalmente trasparente tra tutte le parti coinvolte, sindacati compresi”.

La posizione delle tre confederazioni è netta: riforma della legge 6 e revisione dei sussidi fiscali tramite Irap e Imis sono dei tasselli, anche importanti, della più ampia politica industriale provinciale. Ma non sono gli unici. “L’obiettivo della Provincia deve essere in primo luogo quello di qualificare l’occupazione e rendere più innovative e competitive le nostre imprese – insistono i segretari -. Al contrario i dati ci descrivono un tessuto imprenditoriale che investe ancora troppo poco in innovazione. Nella nostra provincia il 59% degli investimenti in ricerca e sviluppo è realizzato dal pubblico. A livello nazionale la percentuale è invertita. Bisogna che le imprese, che pure hanno recuperato terreno, facciano uno sforzo in più”.

Anche per questa ragione Piazza Dante deve smetterla di tergiversare e osi con una riforma di più ampio respiro che, partendo da quanto stabilito dalla Carta di Rovereto sull’innovazione, punti a spingere ampi settori dell’economia provinciale ad investire di più su processi e prodotti e renda sempre più attrattivo il territorio locale per nuove imprese ad alto valore aggiunto. “Il cambiamento tecnologico, la trasformazione digitale impongono a tutti sfide di fronte alle quali bisogna attrezzarsi sul piano del lavoro, della formazione, della ricerca, dell’innovazione. La riforma deve essere uno strumento per costruire risposte in questo senso. Tassi di crescita non soddisfacenti, instabilità internazionale e forte competitività in un quadro di riduzione delle risorse pubbliche provinciali impongono di agire con determinazione e condivisione. Chiediamo all’assessore di non prendere altro tempo e di costruire da subito un percorso allargato da qui all’autunno”, concludono Cgil Cisl e Uil.