Il Museo etnografico trentino San Michele presenta una nuova esposizione immersiva che unisce arte contemporanea e patrimonio etnografico. Inaugurata venerdì 17 aprile, la mostra “Un lavoro a regola d’Arte. Dignità, Salute e Sicurezza per un mondo del lavoro migliore” rimarrà aperta fino al 30 novembre 2026, affrontando in modo innovativo e coinvolgente i temi della dignità, della salute e della sicurezza sul lavoro, con l’obiettivo di contribuire a costruire un mondo del lavoro più sicuro, dignitoso e umano.
L’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità della Provincia autonoma di Trento Francesca Gerosa ha sottolineato come il museo prosegua nel suo percorso di riflessione sulle collezioni, evidenziando la capacità del patrimonio etnografico di dialogare con le sfide più urgenti della contemporaneità. La mostra offre uno sguardo profondo e sfaccettato su come le pratiche, gli strumenti e le narrazioni storiche del lavoro possano illuminare le criticità e le opportunità del presente, confermando il METS come laboratorio di pensiero capace di offrire chiavi di lettura inedite per comprendere il nostro tempo.
La novità principale consiste nel cambio di prospettiva comunicativa: il focus passa dall’oggetto etnografico in sé al significato sociale che veicola e alla riflessione etica che stimola. Gli oggetti della tradizione contadina diventano così sfondo ai grandi temi della salute, della dignità e della sicurezza sui luoghi di lavoro, comunicati attraverso il linguaggio immediato e potente della musica e della danza, come spiega il presidente del METS Ezio Amistadi.
Ideata dagli artisti Paola Samoggia e Carlo Magrì, l’esposizione si configura come un’esperienza emozionale e multisensoriale che si sviluppa attraverso sette sale, ciascuna dedicata a un cortometraggio. Il percorso accompagna il visitatore in un racconto immersivo fatto di immagini, musica, danza e videoarte, affrontando temi centrali come la dignità del lavoro, la salute e la sicurezza, con uno sguardo attento al fenomeno delle “morti bianche” e alla necessità di promuovere una cultura diffusa della prevenzione.
Le opere esplorate, ispirate agli obiettivi dell’Agenda 2030, investigano il rapporto tra lavoro, persona e ambiente in un dialogo tra passato e presente. Il percorso espositivo affronta le molteplici dimensioni del lavoro: il legame tra uomo e natura, l’interazione con le macchine, fino al lavoro come strumento di emancipazione sociale. A conclusione dell’esperienza, un’installazione ispirata all’opera del premio Nobel Muhammad Yunus, ideatore del microcredito, invita a riflettere sul lavoro come leva per il superamento della povertà e per la costruzione di modelli economici più equi e sostenibili.
La mostra rappresenta un progetto inedito capace di intrecciare cultura, creatività e impegno sociale, confermando il METS come spazio vivo di interpretazione del contemporaneo dove il patrimonio demoetnoantropologico incontra forme espressive innovative, capaci di attivare nuove prospettive sul mondo del lavoro.

