Di Luca Franceschi
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La medicina di genere rappresenta un approccio fondamentale per garantire alle donne il pieno diritto alla cura nel nostro Paese. Come evidenziato in occasione della celebrazione dell’undicesima Giornata nazionale per la salute della donna, le differenze tra i generi non riguardano solo gli aspetti biologici, ma investono anche la sfera socio-economica e culturale, con effetti significativi sulla salute femminile. Nel corso dell’ultimo decennio sono stati realizzati importanti progressi, particolarmente nel settore oncologico per quanto concerne la prevenzione e il trattamento dei tumori femminili, anche se gli spazi di miglioramento rimangono considerevoli.
Nel 2018, il Partito Democratico ha promosso l’approvazione della Legge sulla medicina di genere, un provvedimento nato dalla sensibilità della ministra dell’epoca e dal lavoro della senatrice Paola Boldrini. Questa norma rappresenta lo strumento vincente per assicurare alle donne una medicina realmente personalizzata sui loro bisogni specifici.
Rimangono tuttavia numerose le carenze nel sistema sanitario italiano. La ricerca farmacologica necessita di maggiori investimenti, così come l’efficacia delle terapie e l’accesso alle cure. Insufficiente è ancora il coinvolgimento delle donne negli studi clinici, una carenza che determina l’immissione in commercio di farmaci potenzialmente inefficaci o addirittura dannosi per l’organismo femminile. Allo stesso modo, la consapevolezza riguardo alla diversa sintomatologia che le donne presentano rispetto agli uomini in patologie gravi, come l’infarto, non è ancora adeguatamente diffusa tra gli operatori sanitari.
L’attuale governo ha registrato risultati deludenti nel campo della medicina di genere. Sono stati azzzerati gli investimenti per il rilancio dei consultori, strutture cruciali per la salute femminile, così come gli stanziamenti destinati alla salute mentale e riproduttiva. La medicina di genere rappresenta lo strumento necessario affinché sesso e genere, fattori determinanti nello stato di salute e malattia, cessino di essere fonte di discriminazione.
Un ulteriore segnale critico emerge dal ritardo di un anno nella presentazione della Relazione al Parlamento sull’applicazione della Legge 194. L’Osservatorio per la medicina di genere e la formazione universitaria specialistica rimangono bloccati a causa dell’immobilismo governativo, confermando un atteggiamento che si rivela ostile agli interessi e ai diritti delle donne.
