(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“La situazione in Sicilia dimostra in modo drammatico ciò che denunciamo da tempo: i Comuni sono lasciati soli, privi del personale e delle risorse necessarie per prevenire e gestire disastri sempre più frequenti, aggravati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Non è più tollerabile che amministrazioni già fragili debbano affrontare da sole danni di questa portata”. Lo dichiara Stefania Bonaldi, Responsabile Pubblica Amministrazione del Partito Democratico.
“Di fronte a frane, allagamenti e territori devastati, il governo continua a rispondere con stanziamenti del tutto inadeguati rispetto ai bisogni reali della Sicilia. Ma il problema non è solo la quantità delle risorse: è la capacità di spenderle. E senza tecnici, senza ingegneri, senza geologi, senza funzionari formati, i Comuni siciliani non possono mettere a terra né gli interventi urgenti né quelli strutturali”.
“È una condizione impossibile che nei piccoli centri dell’isola – spiega Bonaldi – un unico tecnico debba seguire contemporaneamente Pnrr, dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, protezione civile e progettazione europea. E mentre i sindaci fanno l’impossibile, il governo taglia fondi, non finanzia il piano di adattamento climatico e continua a inseguire opere risibili che nulla hanno a che fare con la sicurezza dei cittadini”.
“Serve un piano straordinario di rafforzamento della Pubblica Amministrazione locale, con assunzioni dedicate ai Comuni sotto i 15mila abitanti, che in Sicilia – come nel resto del Paese – rappresentano la maggioranza. Servono task force tecniche permanenti, non interventi spot dopo ogni tragedia. E servono risorse certe, non promesse. Chiediamo inoltre una cabina di regia nazionale che affianchi i Comuni siciliani nella ricostruzione. Ma soprattutto serve una visione: senza investire nella capacità amministrativa dei territori, continueremo a rincorrere l’emergenza invece di prevenirla. I cittadini siciliani meritano sicurezza, non rassegnazione”.
