Di Luca Franceschi
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Dal primo luglio entra in vigore la nuova tassa da tre euro sui pacchi provenienti da Paesi extra Ue con un valore inferiore ai 150 euro. Un provvedimento che secondo la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Industria e Commercio al Senato, Sabrina Licheri, il ministro Urso continua a non comprendere nella sua reale portata.
Il ministro si è mostrato soddisfatto del provvedimento anche nel pomeriggio di oggi, ritenendolo necessario per tutelare i consumatori europei. Ma la senatrice pentastellata si chiede da cosa debbano essere tutelati questi consumatori.
Il problema è che questa non sarà l’unica tassa a gravare sugli acquisti extra europei. Dall’1 novembre, infatti, l’Unione Europea ha già previsto l’introduzione di una tassa di gestione, la cosiddetta handling fee, pari a due euro per ogni pacco.
Nel mezzo, tra luglio e novembre, se il governo non interverrà, scatterà anche un altro obolo da due euro a pacco, voluto da Meloni e Giorgetti nella manovra finanziaria, con decorrenza dal primo ottobre. Si tratta quindi di tasse che si sovrappongono ad altre tasse.
Per i cittadini italiani, che già versano un’Iva al 22% su questi prodotti, diventa difficile individuare quale sia il beneficio concreto di questa stratificazione di imposte. La senatrice Licheri solleva inoltre un’altra questione rilevante.
Se il governo dovesse decidere di annullare la tassa nazionale prevista per ottobre, come si recupererebbe il gettito fiscale già contabilizzato dal ministro dell’Economia Giorgetti nei conti pubblici?
Secondo la rappresentante del Movimento 5 Stelle, l’impressione è che il titolare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy non abbia compreso appieno le implicazioni di questa sovrapposizione di imposte. Il problema principale, conclude Licheri, è che il ministro manifesta anche soddisfazione per una misura che rischia di penalizzare ulteriormente i consumatori italiani.
